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Anziano ucciso e bruciato nel Vibonese, la pista bulgara e la fuga del venditore di auto

Le indagini hanno portato all’arresto del presunto responsabile dell’omicidio di Mastrandrea. Un connazionale è indagato, ma è ancora caccia ai complici

Pubblicato il: 08/07/2019 – 15:40
Anziano ucciso e bruciato nel Vibonese, la pista bulgara e la fuga del venditore di auto

di Alessia Truzzolillo
VIBO VALENTIA Uno dei presunti assassini di Andrea Mastrandrea, agricoltore assassinato il 20 giugno 2013 all’età di 69 anni a Filadefia, è stato assicurato alla giustizia (qui la notizia). Si tratta del bulgaro 29enne Ivanov Vasil Naidenov, detto “Vasco” che in Italia faceva il venditore di automobili e in Bulgaria aveva già dei precedenti per rapina e altri delitti contro il patrimonio. Un altro bulgaro, Tihomir Antov Krasimirov, 40 anni, ritenuto dagli inquirenti complice e coautore dell’omicidio è indagato a piede libero. Ma ancora per la ricostruzione piena del caso nelle sue dinamiche e per quanto riguarda il ruolo di tutti i protagonisti, noti e non noti, manca qualche tassello. È quanto è emerso, tra le altre cose, nel corso della conferenza che è seguita all’arresto di Naidenov. Non a caso il procuratore di Lamezia Terme, Salvatore Curcio, parla di una «prima fase» delle indagini. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa il 23 aprile dal gip di Lamezia Terme ed eseguita con contestuale emissione di mandato di arresto europeo dall’autorità giudiziaria bulgara. Tra le accuse che vengono contestate agli indagati c’è, oltre all’omicidio, il tentativo di rapina. La rapina, al momento, è solo tentata perché non è chiaro e non è quantificabile quanto gli indagati abbiano portato via dalla casa di Mastrandrea. L’uomo viveva da solo, assistito da una badante della quale “Vasco” è il nipote. La figlia di Mastrandrea ha raccontato agli inquirenti che il padre aveva l’abitudine di tenere del contante in alcuni barattoli. Barattoli che non sono stati, però, rinvenuti. Alcuni mozziconi di sigaretta rinvenuti in casa hanno rivelato la presenza di persone di sesso maschile. Sarà, ora, l’esame del Dna a portare nuove risposte. Così come nuove risposte arriveranno dalla comparazione di impronte trovate su un termosifone.
«Le indagini si sono subito concentrate sulle frequentazioni della vittima», hanno spiegato il procuratore capo di Lamezia Terme (competente territorialmente sul comune di Filadelfia) e il pm Corrado Caputo, applicato da Vibo a Lamezia Terme per questo procedimento. «Ringrazio la Procura generale di Catanzaro che ha disposto l’applicazione del pm Caputo a Lamezia – ha detto Salvatore Curcio – voi sapete che purtroppo l’organico della Procura di Lamezia è sempre in costante criticità, è un continuo inseguire la normalità che purtroppo non si raggiunge quasi mai, e se si raggiunge la si mantiene per un periodo assolutamente effimero».

Andrea Mastrandrea

LA PISTA BULGARA Quello che, fin dal 2013, ha portato gli investigatori sulla pista bulgara è stata anche la repentina partenza di Naidenov dall’Italia. Per varcare la frontiera e darsi alla fuga ha usato come cavallo di Troia il suo lavoro di commerciante di autovetture. La cessione di una queste macchine sarebbe stata l’alibi per vacare la frontiera, ha spiegato il comandante del Norm di Vibo, Luca Domizi. Ma “Vasco” avrebbe lasciato molte tracce di una partenza fatta in fretta e non pianificata. Un ritorno in patria non previsto e avvenuto via mare, passando dalla Grecia, che ha messo subito sulle sue tracce gli investigatori. Ma le indagini per ricostruire un quadro accusatorio solido per omicidio volontario non sono state semplici soprattutto quando si è reso necessario mettere a sistema i vecchi elementi raccolti nell’immediatezza dell’assassinio con quelli nuovi, come le geolocalizzazioni effettuate sul cellulare.
Come sia nata e perché la colluttazione che ha portato alla morte di Andrea Mastrandrea è altro elemento da stabilire. Gli investigatori – hanno spiegato in conferenza stampa il comandante del Norm e il comandante della Compagnia di Vibo Valentia, Gianfranco Pino – stanno cercando anche di stabilire se in tempi precedenti all’omicidio Mastrandrea avesse già elargito somme di denaro o “regalie” agli indagati. Nelle prossime ore Naidenov, che ora si trova in carcere a Rebibbia, sarà sottoposto a interrogatorio. Se deciderà di parlare potrà raccontare la sua versione di quanto accaduto il 20 giugno 2013. (a.truzzolillo@corrierecal.it)
https://www.youtube.com/watch?v=l0bR6LC-N-g

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