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I Vinci lasciati soli in Tribunale. «Ma Libera ha fatto la sua parte»

Il difensore dei familiari della vittima dell’autobomba di Limbadi attacca la Regione e l’associazione antimafia. Che replica: «Profonda amarezza»

Pubblicato il: 24/09/2019 – 7:41
I Vinci lasciati soli in Tribunale. «Ma Libera ha fatto la sua parte»

Rosaria Scarpulla e Giuseppe De Pace

La solitudine dei coniugi Vinci, le polemiche del loro avvocato contro istituzioni e associazioni antimafia, la «profonda amarezza» di Libera. Continua a far discutere la mancata costituzione di parte civile da parte della Regione Calabria e dell’associazione antimafia, così come di altri enti pubblici e associazioni, nel processo per l’omicidio di Matteo Vinci, figlio di Francesco e Rosaria Scarpulla, ucciso da un’autobomba a Limbadi, nel Vibonese, nell’aprile del 2018. Imputati per l’omicidio sono Rosaria Mancuso (sorella di alcuni boss del noto casato mafioso vibonese) e il genero Vito Barbara; assieme a loro il marito di Rosaria Mancuso, Domenico Di Grillo, è accusato del tentato omicidio di Francesco Vinci, colpito ripetutamente con un’ascia e un forcone, mentre la figlia Lucia Di Grillo risponde soltanto di un’imputazione relativa alle armi.
Il coordinamento regionale di Libera Calabria, riunitosi in questi giorni a Vibo Valentia, esprime dunque «profonda amarezza» per le parole del difensore dei genitori della vittima, l’avvocato Giuseppe De Pace, che ha sostenuto che l’associazione antimafia abbia offeso «la sensibilità dei familiari colpiti dalla tragedia e quella della generalità dei cittadini schierati nella lotta alla mafia». Alla Regione Calabria, invece, il legale contesta di «mentire, quando afferma che non era a conoscenza dell’apertura del dibattimento fissato per il 17 settembre 2019, laddove innumerevoli articoli di stampa l’avevano preannunciata in ogni fascia oraria negli ultimi 3 mesi».
La stessa madre di Matteo ha dichiarato nei giorni scorsi a margine della prima udienza in Corte d’Assise: «Questa aula vuota è il segno di quello che abbiamo dovuto combattere fino adesso, l’omertà anche delle istituzioni. Davanti a questi comportamenti come si pretende che i cittadini si espongano alla violenza dei clan?».
«Al di là del dato tecnico statutario – si legge in un comunicato dell’associazione guidata da don Luigi Ciotti – in Calabria Libera si è costituita parte civile in importantissimi processi contro la ‘ndrangheta come Meta, Gotha, Kyterion e Jonny. Non si è costituita, nonostante le richieste, in altri processi pure importanti come Stige e Frontiera perché risulta materialmente impossibile la costituzione parte civile su tutti i processi contro la ‘ndrangheta, che meritano per loro stessa natura una costante attenzione da parte dell’Ufficio legale».
Libera «ricorda, infine, che non “lasciare soli” i coniugi non significa soltanto essere presenti nel processo e che Libera ha fatto la sua parte, organizzando manifestazioni pubbliche, visite nel domicilio Vinci e in ultimo, ma non per ultimo, prelevare il sig. Francesco Vinci da diversi mesi ricoverato nel reparto grandi ustionati nell’Ospedale di Palermo». Auspicando che «al termine delle fasi del giudizio si possa ottenere verità e giustizia sull’atroce ed assurdo omicidio di Matteo».

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