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«No alla fusione di Corigliano Rossano: è una bestia difficile da gestire»

Intervista a Mario Gallina, referente del Comitato per il Ritorno all’Autonomia di Corigliano. «Siamo convinti di essere nel giusto e poi l’amministrazione comunale sta deludendo»

Pubblicato il: 15/12/2019 – 9:34
«No alla fusione di Corigliano Rossano: è una bestia difficile da gestire»

CORIGLIANO ROSSANO Un probabile e (in alcune aree) diffuso malcontento verso l’amministrazione Stasi sta facendo spirare venti contrari alla fusione di Corigliano Rossano, sancita dal referendum il 22 ottobre 2018. In questo humus, da qualche settimana è sorto il CRA, il Comitato per il ritorno all’autonomia di Corigliano.
Fra i promotori c’è Mario Gallina, professione architetto, con un passato da ex amministratore ausonico e già candidato al consiglio regionale nel 2014 con Potere al popolo. Lunga militanza nelle sinistre radicali, enuncia i motivi per i quali la città dovrebbe «spaccarsi», nonostante la strada giuridica per un referendum separatista sia più che difficile.
«Insieme per dire sì all’autonomia da una fusione che per sua natura, prevedendo minor spese e tagli, porterà più problemi che soluzioni». Questo,’incipit con il quale il CRA, si presenta su un volantino.
Sul documento distribuito sono riportate tutta una serie di motivazioni che puntano all’autonomia (per dire no alla fusione) con lo stratagemma del “sì”  ad un referendum abrogativo della legge del 2 febbraio 2018.
«Sì, perché dentro di te – si legge testualmente sul volantino – senti che solo il ritorno all’autonomia di Corigliano è il bene per il nostro territorio; sì perché da cittadino sei stufo di vedere i tuoi diritti dispersi a vantaggio di un sistema sempre più in mano ai burocrati e creato per consolidare i loro privilegi; sì – proseguono le motivazioni affidate al manifestino – per non perdere le nostre tradizioni, che devono essere centro dell’attività politica e dello sviluppo del territorio, né la nostra identità calata in un nuovo che nessuno conosce; sì per non vedere il nostro territorio diviso in aree privilegiate ed aree storicamente centrali declassate a periferie per legittimare centri sorti dal nulla».
Lei è stato un amministratore, ha sostenuto il “no” in campagna referendaria per la fusione di Corigliano Rossano insieme al M5S e al sindaco Geraci. Il popolo ha scelto, eppure di accettare l’esercizio democratico non se ne parla.
«Perdere la battaglia non significa che non valga la pena di combattere la guerra. Riteniamo che le motivazioni che ci hanno spinto a dire no alla fusione siano tutt’ora attuali e devono essere difese ad oltranza. L’anno di commissariamento, poi, sarebbe dovuto servire a dipanare i problemi ed invece è servito a confermare che avevamo ragione. Anche i cittadini più disincantati hanno iniziato a percepire quanto sta accadendo, ovvero che la fusione è una bestia difficile da gestire, perché dall’oggi al domani ci siamo ritrovati non solo col doppio dei problemi: gli uni sommati agli altri fra Corigliano e Rossano, si sono moltiplicati. E poi non è che il sindaco stia facendo del suo meglio, forse ci volevano altri interpreti».
Le motivazioni del “no” alla fusione in campagna referendaria, sono state ampiamente enunciate ma forse non sono state sufficienti a convincere i coriglianesi e i rossanesi. Quali gli argomenti salienti per il ritorno all’autonomia?
«Siamo un comitato civico orizzontale e senza partiti alle spalle. Stiamo studiando come colmare il vulnus legislativo e spingendo una proposta di legge che prevede il referendum confermativo nell’arco di un certo periodo che valuta il progetto. Nel frattempo, però, abbiamo voglia di farci sentire e di sostenere le nostre ragioni, offrendo la possibilità a quei cittadini che non si sentono salvaguardati di poter tornare indietro. E poi stiamo raccogliendo le firme perché secondo noi si può fare dietrofront».
Il no alla fusione si è riacutizzato per il malessere che alcune aree della città, come a Corigliano, qualcuno percepisce rispetto all’azione amministrativa a guida Stasi?
«Noi perseguiamo l’autonomia ed abbiamo deciso di farlo, chiunque fosse stato il sindaco. Se non fosse stato Stasi l’approccio forse sarebbe stato diverso. Il sindaco in campagna referendaria ha tenuto un profilo basso, interessandosi della fusione in un secondo momento, forse quando ha pensato di candidarsi. Di certo, molti problemi che l’amministrazione è costretta ad affrontare sono frutto di difficoltà che insieme si moltiplicano. Prendiamo l’esempio della tassazione cittadina. La gente è sfinita e le due aliquote esasperano ancora di più. Corigliano per cinque anni è stata spremuta come un limone perché in predissesto finanziario, con Geraci che non spendeva un euro per la manutenzione. Il commissario a sua volta, non ha avviato nulla, le cose sono addirittura peggiorate e le buche si sono trasformate in crateri. Insomma, la gente si è resa conto che l’errore è stato commesso da chi ha votato sì al referendum e chi è rimasto a casa. Forse è ancora presto per giudicare l’operato di questa amministrazione comunale, anche se i segnali sembrano chiari e non appaiono positivi. E poi manca la partecipazione civile: il sindaco avrebbe dovuto ascoltare i cittadini e far capire cosa vuole fare, come nel caso degli uffici comunali». (lu.la)

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