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RINASCITA | Il colonnello che svelava alla cosca i segreti delle inchieste

Giorgio Naselli è accusato di rivelazione del segreto d’ufficio e abuso d’ufficio. Avrebbe dato informazioni riservate all’avvocato Pittelli in merito a questioni riguardanti i suoi clienti. Tra qu…

Pubblicato il: 20/12/2019 – 8:44
RINASCITA | Il colonnello che svelava alla cosca i segreti delle inchieste

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO Ad accompagnare in carcere il comandante provinciale di Teramo, Giorgio Naselli, 52 anni, sono stati coloro che indossano la sua stessa divisa. L’operazione “Scott-Rinascita” è stata condotta, fin dalle prima indagini, dai militari del Ros e del comando provinciale di Vibo, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Oltre 300 le misure cautelari, 416 gli indagati. Colpo al cuore delle cosche vibonesi gravitanti intorno alla clan Mancuso ma l’inchiesta va oltre e disvela la permeabilità della criminalità organizzata, che rivela la propria unitarietà e crea addentellati negli ambienti politici, tra i colletti bianchi, nella pubblica amministrazione. E così facendo avrebbe macchiato anche una divisa. Stando agli brogliacci dell’inchiesta, Naselli – che è stato comandante del Reparto Operativo di Catanzaro nel 2007 – avrebbe rivelato notizie d’ufficio che dovevano rimanere segrete rivelandone la conoscenza a terzi, nello specifico all’avvocato catanzarese Giancarlo Pittelli anch’egli tratto in arresto con la pesante accusa di associazione mafiosa. Secondo l’accusa, il colonnello avrebbe rivelato a Pittelli il contenuto di indagini che riguardavano un cliente dell’avvocato, l’imprenditore edile Giuseppe Mazzei (non indagato in questo procedimento, ndr). Dopo avere contattato i colleghi di Monza, Naselli avrebbe riferito a Pittelli che vi era un procedimento penale avente ad oggetto un assegno di 400mila euro versato da un soggetto in corso di identificazione a Mazzei, rivelando, inoltre che «oggetto del procedimento era un giro di assegni nell’ambito del quale tale Cattaneo, non meglio identificato, aveva contraffatto anche l’assegno in parola; che i Carabinieri di Pioltello (Comune della città metropolitana di Milano, ndr) erano stati interessati “in seconda battuta per sentire il Mazzei”, ma “l’indagine è a Legnano” (dunque presso altro reparto territoriale); che l’assegno oggetto di indagine era stato emesso in bianco, poi girato ed infine contraffatto». In alcuni casi la rivelazione del segreto d’ufficio sarebbe avvenuta anche senza specifica richiesta. Così il 3 agosto 2019 nel corso di una intercettazione ambientale, i militari ascoltano il colonnello che prima di accomiatarsi dall’avvocato rivela: «Ah, ti devo dire una cosa io! Attenzione a Roberto! Pare che ha la finanza addosso». Si tratta dell’imprenditore Roberto Guzzo (anch’egli non indagato in questo procedimento) che era monitorato o comunque oggetto di investigazione da parte della Guardia di Finanza. «Non lo voglio vedere neanche», dice Pittelli.
IL CASO M.C. METALLI Tra settembre e ottobre 2018 Naselli, su richiesta di Pittelli, sa sarebbe interessato della vicenda della M.C. Metalli srl di effettiva proprietà di Rocco Delfino detto “U Rizzu”, considerato esponente della ‘ndrangheta ed in particolare legato alle cosche Piromalli e Molè di Gioia Tauro, storiche alleate dei Mancuso. La società era fittiziamente amministrata da Giuseppe Calabretta, anch’egli finito nella rete della maxi-operazione. La M.C. Metalli aveva una pratica pendente alla Prefettura di Teramo della quale Naselli si sarebbe interessato rivelando quali erano le criticità, oggetto delle verifiche in corso coperte dal segreto istruttorio. Il colonnello avrebbe rivelato a Pittelli che la Prefettura riteneva un elemento di criticità per la società il trasferimento della sede sociale dalla provincia di Reggio Calabria alla provincia di Teramo alla luce del fatto che Calabretta «aveva ammesso apertamente di non sapere nulla di tale trasferimento». «Lascia intendere, caspita che lui fosse una testa di cartone, hai capito? non era stato…ah…giustamente», è il commento di Naselli. Inoltre, altra informazione rivelata, è la presenza nella compagine sociale della fidanzata del figlio di Delfino che lascia traccia della effettiva gestione sociale della M.C. Metalli da parte di Delfino. «…e poi c’è l’altro problema che anche quello che riguarda la compagna… cioè uno è uscito dalla società però è rimasta la fidanzata, la convivente di quello nella società pure… hai capito? quindi la continuità nella gestione è palese…». 
Così facendo, recita l’accusa, si concedeva a Rocco Delfino la possibilità «di sottrarsi a nuove misure di prevenzione e di evitare provvedimenti ablatori nei confronti della società M.C. Metalli srl a lui di fatto riconducibile». Questa vicenda ricomprende i capi di imputazione di rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio e abuso d’ufficio aggravati dal metodo mafioso. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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