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'Ndrangheta e narcotraffico, la "strada della coca" dall'Ecuador all'Europa

Sempre più cruciale il traffico tra il “parallelo 10” e i porti del nord Europa per gli ingenti traffici di cocaina della ‘ndrangheta. Un giro d’affari di 40 miliardi di euro

Pubblicato il: 08/03/2020 – 10:23
'Ndrangheta e narcotraffico, la "strada della coca" dall'Ecuador all'Europa

di Giorgio Curcio
LAMEZIA TERME Droga (per lo più cocaina) collocata all’interno dei container che trasportano merce deperibile, diretti nei principali porti europei come Rotterdam, Anversa e Amburgo. È la tecnica del “gancho ciego” e che consente di far partire dal Sud America tonnellate di droga nelle spedizioni che, nel gergo della polizia, vengono chiamate “contaminate”. Ingenti spedizioni di droga organizzate dalla ‘ndrangheta calabrese che, proprio in Sud America, vanta contatti diretti con i produttori della coca. Solo qualche giorno fa, lo scorso 10 febbraio, è stato sequestrato un carico di 3,2 tonnellate di cocaina, individuato dai cani della polizia antidroga, in una delle navi destinate in Europa, in partenza dal porto di Guayaquil in Ecuador. La città della provincia di Guayas e che si affaccia sull’Oceano Pacifico rappresenta uno degli snodi cruciali per il traffico di droga dal Sud America.

LA PERLA DEL PACIFICO Tra il 2016 e il settembre del 2019, sono state individuate e sequestrate oltre 62 tonnellate di cocaina nei porti marittimi dell’Ecuador. Quaranta di queste tonnellate hanno lasciato il porto principale della Perla del Pacifico. Risale proprio al 2016 il sequestro più ingente di coca in Ecuador individuato in un carico di 3.200 sacchi di sale di grano. Il test sul campo ha determinato che 474 sacchi erano sono stati miscelati con la cocaina, ciascuno con un peso approssimativo di 25 chili, per un totale di 11,85 tonnellate di coca purissima e diretta proprio in Europa.
I CONTAINER È proprio il trasporto via container quello preferito dalla ‘ndrangheta per portare in Europa la coca dal Sud America. Secondo l’Organized Crime and Corruption Reporting Project, infatti, il 70% del traffico è dato da container che “legalmente” lasciano porti come quelli in Ecuador e altri in America Latina che, sulla carta, trasportano prodotti deperibili come frutta, fiori e prodotti ittici per avere una rapida uscita delle merci nei porti di arrivo attraverso anche 20 o 30 rotte aperte contemporaneamente.
IL PARALLELO 10 Il mare (e l’oceano) è l’elemento principale per il traffico intercontinentale di droga per la ‘ndrangheta. La “strada della droga” che si trova all’altezza del “parallelo 10” a nord dell’equatore. «Considerando che il Sud America è la zona zero della cocaina – dice la giornalista messicana Ana Lilia Pérez nel suo libro Mares de cocaína – se fosse percorsa verso est come un’autostrada diritta, questa rotta attraverserebbe 25 paesi dal Costa Rica alle Isole Marshal. Copre tre oceani, numerosi mari e baie ed è un favorito dei trafficanti di droga perché questa rotta marittima offre una vasta gamma di possibilità di viaggiare in qualsiasi parte del mondo, da acque con poca vigilanza e possibilità minime di detenzione». 

VADALA’ Un’altra prova dei forti interessi della ‘ndrangheta in Ecuador è stata la ricerca “The Cowboys of Cocaine”. L’inchiesta ha seguito Antonino Vadalà, membro della ‘ndrangheta. Lo stesso Vadalà, arrestato nel marzo del 2018, e localizzato dagli investigatori durante un incontro in un centro commerciale a Venezia (insieme ad un altro boss) il porto in cui proprio Vadalà aveva pianificato di importare spedizioni di cocaina dall’Ecuador e dal Perù con due vantaggi. Quello veneziano, infatti, era uno scalo meno sorvegliato rispetto alla Calabria, non era dominato da nessun clan ed era la base operativa di Francesco Giraldi, l’importatore locale con cui Vadalà voleva associarsi.
IL BUSINESS DELLA COCA Il business della ‘ndrangheta legato al narcotraffico nasce da un’organizzazione ben strutturata, utilizzando gli stessi schemi in tutto il mondo. Ha broker e intermediari nei principali porti, generando profitti stimati tra i 30 e i 40 miliardi di dollari l’anno. Soldi che vengono reinvestiti in attività come ristoranti, acquisto di immobili, gioco d’azzardo, lo scambio di criptovalute e società di importazione ed esportazione, per continuare ad alimentare i vertici della ‘ndrangheta.

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