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«Calabresi di fuori, la politica non vi vuole»

Lo scrittore Gioacchino Criaco affida a Facebook il proprio pensieri sui cittadini rimasti al Nord, ora in difficoltà economiche. «Io non sarei sceso perché ho una casa comoda e mia moglie lavora q…

Pubblicato il: 22/04/2020 – 12:46
«Calabresi di fuori, la politica non vi vuole»

CATANZARO «Calabresi di fuori la Calabria non vi vuole». A parlare è un calabrese che vive a Milano, Gioacchino Criaco, scrittore. Affida a Facebook la sua amarezza, dopo i tanti appelli giunti in questi giorni, attraverso i social e la stampa, da tanti suoi corregionali che, come lui, non possono rientrare nella loro terra perché la crisi sanitaria e le norme restrittive a essa conseguenti non lo consentono. Da settimane l’autore di “Anime Nere” batte su questo tasto. Qualche voce istituzionale ha chiesto un «corridoio umanitario» che consenta a lavoratori e studenti o a chiunque si trovasse fuori dai confini regionali al momento dell’emanazione dei divieti da parte del Governo, della Regione e di molti sindaci di fare rientro. «No, io non sarei sceso comunque – risponde all’Agi – perché ho una situazione tranquilla, una casa comoda e mia moglie è infermiera in ospedale». Il pensiero, dunque, va ai tanti calabresi che in questi giorni lamentano di essere in difficoltà economiche.

Gioacchino Criaco

Il dito dello scrittore è puntato contro le istituzioni. «La politica non vi vuole – incalza Criaco – perché ora sareste un problema, ma in essa è insito un cinismo, non condivisibile ma comprensibile. Chi non vi vuole davvero è la bella gente calabrese, mettetevelo, mettiamocelo, in testa, per loro rappresentate il pericolo in un frangente che per la prima volta negli ultimi secoli ha messo i calabresi dal lato del vantaggio rispetto al Nord. E secoli passati a criticare quanto gli altri fossero cattivi e razzisti sono stati spazzati via dalla realtà, forse, molti, con gli ospiti non erano accoglienti, semplicemente servili, e con i nostri che vivono un periodo di fragilità lontano da casa sono spietati. La politica vi vuole offrire dei soldi per tenervi buoni e lontani, ma è la Calabria della gente che non vi vuole, che vi punta il dito addosso. Ora è chiaro che il vostro sia un diritto a tornare a casa, non una concessione, che la politica dovrebbe prendersi la responsabilità della scelta, non giocare col vostro destino. Non vi dico cosa farei al vostro posto, non mi piace consigliare sulla pelle degli altri. C’ho provato per tanto tempo a convincermi che forse sbagliavo. Ma se sperate nel buon cuore dei calabresi – conclude – avrete una sorpresa amara».

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