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Denaro a un giudice per scarcerare 'ndranghetisti: indagato l'avvocato Armando Veneto

Avviso di conclusione indagini notificato dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Sette indagati per i soldi promessi al defunto giudice Giancarlo Giusti. Lo scopo, per l’accusa, era q…

Pubblicato il: 01/06/2020 – 15:32
Denaro a un giudice per scarcerare 'ndranghetisti: indagato l'avvocato Armando Veneto

CATANZARO Corruzione in atti giudiziari aggravata dal metodo mafioso e concorso esterno in associazione mafiosa. Sono queste le accuse che vengono contestate all’avvocato Armando Veneto (ex deputato ed ex parlamentare europeo dell’Udeur, già sindaco di Palmi con il Partito popolare) e, a vario titolo, a Domenico Bellocco, alias “Micu u longu”; Vincenzo Puntoriero, Gregorio Puntoriero, Vincenzo Albanese, Giuseppe Consiglio, Rosario Marcellino ai quali è stata notificata la chiusura delle indagini preliminari a loro carico da parte della Dda di Catanzaro.
I fatti risalgono al 2009 e nelle indagini compare la figura del giudice Giancarlo Giusti (morto suicida a marzo del 2015) che, stando alla ricostruzione dei fatti, in qualità di magistrato componente del collegio del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, nell’udienza del 27 agosto 2009, annullò l’ordinanza di carcerazione emessa dal gip nei confronti dei componenti della cosca Bellocco (arrestati nel corso dell’operazione “Rosarno è nostra 2”) dai quali riceveva in cambio del provvedimento favorevole emesso nei loro confronti, 120 mila euro (40mila euro ciascuno) dai tre indagati favoriti, indagati specificamente individuati in Rocco Bellocco, Rocco Gaetano Gallo e Domenico Bellocco classe 77 (giudicati separatamente).
A fare da intermediari sarebbero stati l’avvocato Armando Veneto, Gregorio Puntoriero, Vincenzo Puntoriero.
Secondo l’accusa di concorso esterno gli indagati Armando Veneto, Vincenzo Puntoriero, Gregorio Puntoriero, Vincenzo Albanese, Giuseppe Consiglio, Rosario Marcellino avrebbero favorito la cosca Bellocco di Reggio Calabria ponendosi quale trait d’union tra la cosca e il giudice del Riesame con conseguente scarcerazione di tre di essi, collocati ai vertici del sodalizio, contribuendo «a garantire la prosecuzione della vita dell’associazione di ‘ndrangheta ed in particolare della cosca Bellocco, per poter riaffermare e rafforzare il potere della stessa attraverso la ripresa operativa sul territorio dei ruoli che ciascuno dei tre soggetti posti in libertà vi ricopriva, con inevitabile vantaggio della associazione mafiosa, peraltro in un frangente di particolare fibrillazione interna al sodalizio criminale, determinato dall’intervento repressivo dell’autorità giudiziaria, volto ad arrestare l’agire contra legem dei sodali della cosca, funzionale al raggiungimento degli scopi associativi della cosca stessa». (ale. tru.)

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