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Strongoli, Gabriele scomparso da sette anni e la “guagliunama” che comanda il paese – VIDEO

Vittima di lupara bianca a soli 19 anni. Il corpo del giovane De Tursi non è stato mai ritrovato. Sua madre Anna Dattoli non ha mai smesso di chiedere giustizia: «Mi hanno fatto ritrovare solo la m…

Pubblicato il: 05/06/2020 – 18:06
Strongoli, Gabriele scomparso da sette anni e la “guagliunama” che comanda il paese – VIDEO

di Alessia Truzzolillo
STRONGOLI «Era una giornata grigia e fredda com’è oggi. Io ricordo un gran freddo quella notte, mentre cercavamo Gabriele». Sono trascorsi in fretta sette anni da quella uggiosa notte. Gabriele De Tursi, 19 anni, non è mai stato ritrovato. Sua madre, Anna Dattoli, lo cerca ancora. La sua vita, dal 5 giugno 2013, è legata alla speranza di riavere almeno il corpo di suo figlio, un luogo sul quale andare a piangerlo. Anna si aggrappa anche alla giustizia: le indagini sulla scomparsa di suo figlio sono in corso, sono in mano alla Dda di Catanzaro perché la pista è fortemente legata alla matrice mafiosa di questa lupara bianca. A Strongoli comanda la cosca Giglio. E, come emerso anche da alcuni stralci dell’indagine “Stige”, a Strongoli tutti sembrano sapere tutto. Ma nessuno parla.
Il sospetto che serpeggia è che Gabriele sia venuto in contrasto con i giovani della consorteria pagandone un prezzo altissimo. Uscito di casa dopo pranzo in sella alla sua moto Honda – «per un caffè» aveva detto a sua madre – non ha fatto più rientro. Il contrasto, il forte litigio che probabilmente ne ha decretato la fine pare sia avvenuto 2 o 3 giorni prima della sua scomparsa. Sua madre Anna non si dà pace: «Lo vedo ancora sulla soglia della mia cucina che mi diceva che se voleva andare “da questo paese brutto”. Mi diceva “mamma, qui ogni cosa che fai sbagli”».
Anna piange di disperazione ogni volta che pensa di non avere fatto in tempo a mandarlo su a Nord da suo fratello Oreste. «Questo tempo non l’ho avuto», dice tra le lacrime con la frustrazione di non essere riuscita ad afferrare la mano di suo figlio per tirarlo via dal baratro nel quale è precipitato.


LA MOTO Oggi Anna andrà a portare dei fiori nell’unico luogo sul quale può piangere suo figlio, quello in cui le hanno fatto ritrovare la moto. È accaduto un anno dopo la scomparsa di Gabriele. Il 26 aprile 2014 una mano anonima ha spinto una lettera sotto la porta della chiesa di Strongoli con le indicazioni per trovare la moto Honda del 19enne. Il prete ha consegnato la lettera alla madre del ragazzo che si è rivolta ai carabinieri. La moto è stata trovata nel punto indicato dalla lettera anche se quel luogo, nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa, era stato già battuto in lungo e in largo anche con l’aiuto di un elicottero. «Solo quando mi hanno fatto ritrovare la moto ho pensato: allora Gabriele non torna più», racconta Anna Dattoli. La moto era in perfette condizioni, come se fino a quel momento fosse stata custodita in un luogo al chiuso, al riparo da un anno di intemperie.
“A GUAGLIUNAMA” CHE COMANDA STRONGOLI Nel corso di una intercettazione dell’indagine “Stige” tra Vincenzo Mancuso, padre della vicesindaco Simona Mancuso, e tale Tommaso Pingitore, i due parlano dell’episodio «che vedeva vittima del danneggiamento dell’autovettura la figlia di Vincenzo, Simona Mancuso, del quale erano responsabili principalmente i figli del capo cosca (Salvatore Giglio, ndr)». I due, che non risultano indagati in questo procedimento, fanno dei commenti riguardo al fatto che «la gestione ‘ndranghetistica del territorio è in mano a “guagliunama” (ragazzini; chiaro il riferimento ai figli del capo cosca), che forti dell’appartenenza alla cosca Giglio, del nome che portano e dell’assenza forzata di Salvatore Giglio, si impongono con protervia senza rispettare nessuno».
Oggi Anna, avvolta dallo stesso freddo di sette anni fa, andrà a una messa organizzata dall’associazione Libera e poi porterà dei fiori sul luogo in cui venne trovata la moto. «La speranza non l’ho persa ci dice. Gabriele muore quando muoio io». (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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