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Calabria "zona rossa", Speranza: «Non è una scelta punitiva». Critiche dal centrodestra

Il ministro della Salute alla Camera: «Misure che comportano sacrifici ma non abbiamo alternative se vogliamo superare questa fase». Attaccano Ferro e Occhiuto: «Responsabilità in capo al Governo. …

Pubblicato il: 06/11/2020 – 13:48
Calabria "zona rossa", Speranza: «Non è una scelta punitiva». Critiche dal centrodestra

ROMA Dopo la conferenza stampa di ieri pomeriggio convocata dal direttore di Prevenzione del dicastero della Salute, Gianni Rezza, è stato il ministro della Salute, Roberto Speranza, ad illustrare il quadro attuale sulle misure adottate dal Governo per contrastare il dilagare della diffusione del Covid-19 nel nostro Paese, con una informativa urgente alla Camera. «Il virus – ha detto il ministro – circola in tutto il paese ed essere in zona gialla non significa essere in un porto sicuro. Se continua ad alzarsi il numero di contagiati, inevitabilmente aumenteranno le terapie intensive e i decessi».
Poi l’analisi dei dati: «Si tratta di un lavoro complesso – ha spiegato Speranza – e ciascuna Regione viene classificata sulla base dell’incrocio di due parametri: indice di rischio prodotto dai 21 indicatori e i 4 scenari definiti attraverso gli Rt. Con lo “scenario 4” e Rt sopra 1,50 indice di rischio alto, la regione viene collocata in zona rossa. Dopo 14 giorni con scenario e indice più basso avviene una nuova classificazione della cabina di regia». «Si tratta di un lavoro di una raccolta dati imponente, per questo le valutazioni hanno bisogno di almeno una settimana per essere attendibili, perché i dati possano stabilizzarsi». «Lo spirito con cui ci muoviamo – ha riferito il ministro – è l’esatto opposto rispetto ad uno spirito punitivo verso le Regioni. Sappiamo che le misure comportano sacrifici ma non abbiamo alternative se vogliamo superare questa fase. È vero che sono tanti i casi asintomatici ma questa volta sono colpite tutte le Regioni».

RISCHI PER LA SANITA’ «Se non pieghiamo la curva il personale sanitario non reggerà l’onda d’urto. Il personale è la questione più importante. Non dobbiamo perdere tempo in polemiche ma dobbiamo lavorare insieme». Poi i numeri del contagio: «Nel mondo siamo arrivati ad un contagiato ogni 164 persone, sono 47.596.852 i casi confermati da inizio pandemia e 1.216.357 i decessi. Sono cifre che parlano da sole. Senza consistenti limitazioni dei movimenti e senza un cambio sostanziale delle nostre abitudini di vita, la convivenza con il virus fino al vaccino è destinata ad un clamoroso fallimento». «In Europa – ha aggiunto – sono 294.622 le persone che non sono riuscite a sconfiggere il virus, i casi confermati sono 11.863.793 e c’è un contagiato ogni 37 persone, un dato impressionante».
LE POLEMICHE POLITICHE «Non sono utili ma terribilmente dannose» ha detto poi il ministro, esortando i colleghi a lasciare fuori dalla battaglia politica le questioni scientifiche. Ma non sono affatto mancate le critiche, a cominciare da Forza Italia. «Il governo deve ancora spiegare perché ha creato degli italiani di serie A, B e C. Sì, esistono dei criteri. Ben 21. Ma più sono i parametri da valutare, maggiore è il potere discrezionale in capo a chi li valuta e giudica, colorando le regioni di giallo, arancione e rosso. E comunque, oltre alla quantità, è suscettibile di critica anche la qualità di questi criteri. Qual è il peso specifico di ognuno di essi? Valgono in egual modo o qualcuno è più importante e dirimente degli altri? Manca la chiarezza. E questo comporta anche una difficoltà, da parte di tutti, nello spiegare ai cittadini le scelte compiute». Lo ha detto Roberto Occhiuto, vice presidente vicario dei deputati di Forza Italia, intervenendo nell’Aula di Montecitorio al termine dell’informativa urgente del ministro della salute Speranza sui dati e criteri per la collocazione delle regioni nelle aree rossa, arancione e gialla previste dal DPCM del 3 novembre 2020. Ricordando il caso specifico della Calabria, Occhiuto ha sottolineato che le responsabilità «sono tutte in capo al governo. Lì la sanità è commissariata da 10 anni. La politica regionale calabrese, che oggi è sul banco degli imputati, su questo specifico settore non tocca palla da un decennio. I commissari che si sono succeduti, tutti di nomina governativa, non hanno compiuto il loro dovere, la responsabilità politica pertanto è di Palazzo Chigi, non di altri». «La soluzione – ha continuato – esiste, andate sotto casa di Guido Bertolaso, così come suggerito dal senatore di Forza Italia Marco Siclari, e pregatelo di occuparsi della sanità calabra». «Il governo – ha concluso l’esponente azzurro – ha dato le ‘pagelle’ alle regioni, dimenticando di darla anche a sé stesso e al commissario Arcuri. La pagella vera la danno solo gli italiani e per quanto ci riguarda quella dell’esecutivo è una piena bocciatura».
«GOVERNO CECCHINO, ROSSE SOLO REGIONI DI CENTRODESTRA» Dure le critiche anche da Wanda Ferro, deputato calabrese di Fratelli d’Italia: «Eravamo convinti che questo governo avesse delegato i suoi poteri ad un comitato di esperti ma dopo aver ascoltato il ministro Speranza capiamo che siamo governati da un algoritmo, da fogli di calcolo e numeri e che la politica non vuole assumersi le sue responsabilità. Comprimete la libertà dei cittadini limitando le libertà senza pensare a soluzioni alternative alle chiusure. Non avete voluto ascoltare le tante proposte fatte da Fdi. Avete dimostrato di essere cinici e inadeguati e di non capire quali siano i problemi del paese e le necessità della gente. Avete dimostrato la precisione di un cecchino: le zone rosse sono tutte governate dal Centrodestra. La Sicilia è zona arancione. I vostri governatori, invece, sono stati miracolosamente risparmiati: Lazio, Campania e la stessa Toscana che nella relazione del 4 novembre era una regione ad alto rischio non è stata inserita tra le zone rosse».
«SCELTE CONDIVISE CON REGIONI, BASTA PROPAGANDA» A difendere l’operato del Governo e del ministro Speranza, ci ha pensato invece Dalila Nesci, deputata del MoVimento 5 Stelle, durante il suo intervento in Aula a Montecitorio: «Il nostro Paese – ha detto – a marzo si è trovato ad affrontare un evento travolgente come la pandemia da Covid-19. Fino a quando non ci sarà un vaccino per debellare il Coronavirus, la politica è chiamata a combattere una crisi sanitaria che si presenta, innanzitutto, come una crisi ospedaliera. Una crisi che è anche il frutto di anni di tagli e definanziamenti a discapito della nostra sanità e della rete di assistenza territoriale». «Una malagestione degli ultimi vent’anni perpetrata in molti sistemi sanitari regionali, allo scopo di arricchire la sanità privata a discapito del pubblico». «Governo e Parlamento – ha detto ancora – hanno fatto ciò che era importante, potenziare il sistema sanitario, stanziando 9,5 miliardi di euro per l’intero comparto e 1,4 miliardi per l’aumento dei posti in terapia intensiva, passati da 5.179 prima dell’emergenza agli attuali 7596. E altri se ne aggiungeranno per un totale potenziale di 11307. Abbiamo più che raddoppiato la capacità di intervento sui pazienti più gravi, e con un unico scopo: governare il fenomeno. Ma ora dobbiamo tutti collaborare ed accogliere il sistema messo a punto dalla Cabina di Regia, dove partecipano anche le Regioni, basato non solo sull’ormai famoso valore Rt ma su ben 21 indicatori individuati dal D.M. 30 aprile 2020 – i cui dati sono forniti proprio dalle singole Regioni». «Alla luce di questi dati, le restrizioni imposte per territori hanno – ha concluso Dalila Nesci – l’unico scopo di contenere i contagi ed evitare un lockdown nazionale, più duro e penalizzante per tutti. Consapevoli della separazione e della gestione concorrente tra Stato e Regioni di alcune competenze garantite dalla Costituzione, il nostro auspicio è che si mettano da parte gli eccessi propagandistici, e che si collabori uniti per affrontare questa pandemia».

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