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La mozione del centrosinistra: «Colpe di Cotticelli e Regione». La politica resta divisa

Otto consiglieri di opposizione firmano una mozione: la giunta e la maggioranza diano risposte immediate rendendo operative le Usca. «No alla costruzione di una campagna elettorale sull’istituzione…

Pubblicato il: 07/11/2020 – 16:27
La mozione del centrosinistra: «Colpe di Cotticelli e Regione». La politica resta divisa

REGGIO CALABRIA Otto consiglieri regionale di opposizione «fanno appello affinché si mettano da parte le polemiche e l’inizio della campagna elettorale, se si vuole effettivamente uscire da questa “zona rossa”». La mozione è firmata da Giuseppe Aieta, Marcello Anastasi, Graziano Di Natale, Carlo Guccione, Nicola Irto, Libero Notarangelo, Flora Sculco e Luigi Tassone che, nelle intenzioni dell’atto, «impegnano la giunta regionale e la maggioranza a dare risposte immediate nei prossimi giorni assumendo, ad esempio, gli infermieri di comunità, rendendo le Usca operative così come prevede la legge, attivando i posti letto aggiuntivi di terapia intensiva, sub intensiva, di pneumologia e malattie infettive dei nostri ospedali». Solo così, concludono, «saremo in grado di poter uscire dalla zona rossa e di ridurre il numero dei contagi. Ma ognuno deve fare la propria parte, quello che non è stato fatto in questi mesi né dall’ufficio del Commissario, né dalla Regione».
La mozione è, insieme, un invito all’unità ma anche un riepilogo di quelle che, per l’opposizione, sono responsabilità del centrodestra. Difficile che, su queste basi, il Consiglio trovi l’unità.
I consiglieri sottolineano che «la scelta di dichiarare “zona rossa” la Calabria è frutto di criteri ben precisi, condivisi anche dalla stessa Regione Calabria, che ha inviato i dati al Ministero della Salute e all’Istituto Superiore di Sanità. Quindi, non è stata una decisione politica bensì una scelta tecnica». Dati e criteri «sono stati condivisi e inviati dal Dipartimento della Salute della Regione Calabria e dall’Ufficio del Commissario. Anche l’ammissione del Presidente facente funzioni che, nel corso di una trasmissione sul La7, alla domanda sulle terapie intensive, ha dovuto confessare di essere “ignorante sulla situazione”, la dice lunga sul lavoro che la Regione ha fatto in questi mesi per prepararsi in tempo a questa nuova seconda ondata».
Per gli otto consiglieri, «se qualcuno pensa oggi di utilizzare questa situazione per iniziare una campagna elettorale in vista delle prossime elezioni regionali, si sbaglia di grosso e rischia di far pagare un caro prezzo ai calabresi» e «il Presidente ff Spirlì deve oggi rispondere dell’operato dei rappresentanti della Lega alla guida di importanti strutture sanitarie calabresi e dei danni che hanno provocato non mettendo in atto tutto quello che era necessario per contrastare la pandemia e la sua diffusione».
La mozione evidenzia le carenze nella messa in opera del Piano di riordino della rete ospedaliera in emergenza Covid-19, previsto con decreto n. 91 del giugno 2020. «Nel piano – si legge nell’atto – venivano specificati quanti posti letto aggiuntivi erano stati previsti per le terapie intensive, sub intensive, per i reparti di Malattie intensive e Pneumologia, e venivano indicati i requisiti da rispettare per la riorganizzazione dei Pronto soccorso della Rete Covid. E ancora, perché non sono stati assunti i 320 infermieri di comunità, previsti per la Calabria dal Decreto Rilancio? Queste figure professionali dovevano servire a implementare e aiutare l’assistenza sanitaria territoriale. Che fine hanno fatto i 332 milioni e 640 mila euro stanziati dal governo per l’assunzione di queste figure professionali? Inoltre, come mai ancora non sono operative le 37 Unità speciali di continuità assistenziali (Usca) regionali? Ogni Usca necessita di 4 medici e 4 infermieri e deve essere operativa sette giorni su sette, dalle 8 alle 20. Ma anche qui poco o nulla è stato fatto. Così come per gli hotel Covid, perché nessuno li ha previsti? Perché non sono strati rafforzati e potenziati i laboratori regionali in grado di processare i tamponi molecolari? È inconcepibile, infatti, che ancora oggi non sia entrato in funzione ad esempio il laboratorio dell’ospedale Spoke di Corigliano Rossano visto che quello di Cosenza non è più in grado di gestire e processare da solo centinaia di tamponi al giorno. Bisognerà autorizzare altri laboratori per evitare che il sistema in tilt e che vengano trasferiti fuori Regione. Questa lunga sequela di inadempienze della Regione e dell’Ufficio del Commissario ha provocato la nostra entrata nella “zona rossa”».

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