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Denaro a un giudice per scarcerare i Bellocco, fissata l’udienza preliminare per l’avvocato Veneto

Gli imputati sono accusati di corruzione in atti giudiziari e concorso esterno. Avrebbero pagato un giudice perché annullasse l’ordinanza di carcerazione nei confronti di alcuni componenti della co…

Pubblicato il: 17/11/2020 – 14:20
Denaro a un giudice per scarcerare i Bellocco, fissata l’udienza preliminare per l’avvocato Veneto

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO Il gip Matteo Ferrante ha fissato per il 20 gennaio l’udienza preliminare a carico dell’avvocato Armando Veneto (ex deputato ed ex parlamentare europeo dell’Udeur, già sindaco di Palmi con il Partito popolare), Vincenzo Albanese, Domenico Bellocco, alias “Micu u longu”, Giuseppe Consiglio, Vincenzo Puntoriero e Gregorio Puntoriero.
L’ACCUSA  Sono accusati, a vario titolo, di corruzione in atti giudiziari aggravata dal metodo mafioso e concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo l’accusa i fatti risalgono al 2009 e nelle indagini compare la figura del giudice Giancarlo Giusti (morto suicida a marzo del 2015) che, stando alla ricostruzione dei fatti, in qualità di magistrato componente del collegio del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, nell’udienza del 27 agosto 2009, annullò l’ordinanza di carcerazione emessa dal gip nei confronti dei componenti della cosca Bellocco (arrestati nel corso dell’operazione “Rosarno è nostra 2”) dai quali riceveva in cambio del provvedimento favorevole emesso nei loro confronti, 120 mila euro (40mila euro ciascuno) dai tre indagati favoriti, indagati specificamente individuati in Rocco Bellocco, Rocco Gaetano Gallo e Domenico Bellocco classe 77 (giudicati separatamente). A fare da intermediari sarebbero stati l’avvocato Armando Veneto, Gregorio Puntoriero, Vincenzo Puntoriero.
I FAVORI ALLA COSCA Secondo l’accusa di concorso esterno gli indagati Armando Veneto, Vincenzo Puntoriero, Gregorio Puntoriero, Vincenzo Albanese, Giuseppe Consiglio, Rosario Marcellino avrebbero favorito la cosca Bellocco di Reggio Calabria ponendosi quale trait d’union tra la cosca e il giudice del Riesame con conseguente scarcerazione di tre di essi, collocati ai vertici del sodalizio, contribuendo «a garantire la prosecuzione della vita dell’associazione di ‘ndrangheta ed in particolare della cosca Bellocco, per poter riaffermare e rafforzare il potere della stessa attraverso la ripresa operativa sul territorio dei ruoli che ciascuno dei tre soggetti posti in libertà vi ricopriva, con inevitabile vantaggio della associazione mafiosa, peraltro in un frangente di particolare fibrillazione interna al sodalizio criminale, determinato dall’intervento repressivo dell’autorità giudiziaria, volto ad arrestare l’agire contra legem dei sodali della cosca, funzionale al raggiungimento degli scopi associativi della cosca stessa». Gli imputati saranno difesi dagli avvocati Vincenzo Cicino, Salvatore Staiano, Clara Veneto, Giuseppe Milicia, Gianfranco Giunta, Antonio Cavo, Letterio Rositano.

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