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«Basta diatribe tra sanità pubblica e privata»
di Pileria Pellegrino
Pubblicato il: 13/12/2020 – 19:34
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Ancora aria di burrasca sulla sanità calabrese. Stavolta è il riaccendersi delle polemiche, per la verità mai sopite, tra il sistema sanitario pubblico e quello privato. Senza assolutamente entrare nel merito di tirare la fune a favore dell’uno o dell’altro, che in questo preciso frangente a poco servirebbe se non ad alimentare ulteriori diatribe, si rende tuttavia d’obbligo una considerazione a monte: il sistema sanitario pubblico non riesce a soddisfare le esigenze della popolazione calabrese. Da questa incapacità di soddisfare le richieste si è resa necessaria la presenza di strutture private convenzionate capaci di rispondere e di sostenere a fianco alle strutture pubbliche, e non contro, la domanda sanitaria. È solo grazie alle strutture private che non si è arrivato al tracollo ed al collasso per quello che riguarda settori quali la chirurgia oncologica, la ginecologia e l’ostetricia, la senologia, la riabilitazione cardiaca, la medicina fisica e riabilitativa; solo per citare alcuni esempi.
La proprietà, la gestione di tali strutture private convenzionate è argomento a sé.
Ci sono inchieste in corso e sarà la magistratura a definire eventuali responsabilità, collusioni, corruzioni e quant’altro.
Non lasciamoci cadere nel sistema vorticoso e semplicistico di fare di tutta l’erba un fascio e di demolire o offuscare le tante eccellenze che, nel privato, per anni hanno reso possibile arginare la migrazione sanitaria.
Se anche esistono dei poli sanitari privati amministrati da “poteri forti”, esistono tuttavia delle realtà dirette da professionisti onesti che da anni fanno i conti con i Drg (i meglio noti budget) sempre più ridotti e che a proprie spese – per quanto possa risultare inusuale ed inconsueto – elargiscono prestazioni extra-budget pur consapevoli che queste non saranno mai riconosciute quindi non rimborsate da parte della Regione.
Liquidare la questione presentando nella nostra regione un sistema sanitario pubblico come evanescente ed un ricco settore privato a pagamento, che quindi svolge il suo ruolo con i soldi della sanità pubblica, ma senza assolutamente gravare sulle tasche dei pazienti, appare riduttivo e si rischia di buttar via l’acqua sporca con il bambino dentro.
Risulta strano che proprio chi combatte in prima linea l’emergenza sanitaria a capo di una Ong onlus privata, che compie un lavoro eccellente, che proprio a Polistena ha organizzato un ambulatorio di emergenza si esprima in questi termini.
Ciò detto risulta chiaro che la sanità calabrese ma anche quella italiana abbia bisogno di una ristrutturazione e riprogettazione totale, tenendo il buono che essa offre, tanto nel pubblico quanto nel privato.
Intanto sono state istituite per Catanzaro e Cosenza le Breast Unit per la cura dei tumori della mammella, per assicurare gli standard adeguati ai volumi, la multidisciplinarietà e la presa in carico completa ed integrata della paziente oncologica affetta da tumore della mammella.
Le Breast Unit già istituite sono: nell’Area Centro, presso Hub A.O. Pugliese-Ciaccio di Catanzaro che come coordinatore clinico il dr. Francesco Abbonante, e presso l’AOU Mater Domini guidata dalla dr.ssa Maria Renne (chirurga senologa); nell’Area Nord presso Hub A.O. Annunziata di CS; di cui è coordinatore responsabile la dr.ssa Simona Loizzo già responsabile dell’Unità operativa di odontostomatologia presso l’ospedale dell’Annunziata; e nell’Area Sud presso Hub A.O. Bianchi Malacrino -Morelli di RC.
Pur condividendo con soddisfazione l’apertura delle tre Breast Unit calabresi, quello che resta non condivisibile è la rimodulazione al ribasso dell’offerta sanitaria sul territorio, trasformando i servizi di Senologia in una sorta di ambulatorio, dove è più possibile effettuare interventi chirurgici complessi alla mammella. Una scelta che appare contraria a ogni logica da un punto di vista dell’offerta sanitaria.
Ci sono, infatti, pazienti in lista di attesa di poter essere operate che, in base al decreto DCA n. 100 del 15 luglio 2020, sono state “dirottate” presso le strutture stabilite, non poche di esse hanno deciso di recarsi oltre regione per sottoporsi ad intervento chirurgico. Perciò negare a tutte le altre strutture non rientranti nella rete di erogare prestazioni chirurgiche per il trattamento del tumore della mammella sta rappresentando una gravissima perdita per il nostro territorio.
Vale la pena ricordare e sottolineare che il tumore alla mammella per le peculiarità della popolazione di riferimento è quello in cui l’impatto di una diagnosi precoce ha una elevata ricaduta sul risparmio delle risorse economiche.
Si può pensare a percorsi individualizzati di cura completa della persona quando per eseguire un esame di controllo le prenotazioni prevedono mesi di lista d’attesa?
Non era forse più fattibile, incisivo ed efficace per le pazienti continuare ad essere operate nelle strutture dove avevano effettuato lo screening con il chirurgo che dal primo momento aveva identificato il problema e accompagnato la donna nel percorso verso l’intervento?
Non era forse meglio prevedere l’entrata di alcune strutture private che negli anni hanno dimostrato serietà e sensibilità nella gestione di tali pazienti permettendo loro un percorso di fidelizzazione nei confronti di medici e di strutture organizzate nel discorso Breast Unit territoriale?
E le donne che sono in fase di follow-up, presso strutture non pubbliche, come si inseriranno nel discorso Breast Unit territoriale?
Anche perché le Breast Unit non necessariamente devono essere in un’ unica struttura, ma potrebbero essere messe in rete con più realtà chirurgiche inserite, comunque, in unico percorso diagnostico terapeutico.
Lo abbiamo chiesto a Francesca Fuoco paziente oncologica seguita dal dr. Francesco Mollo, presso il polo “La Madonnina” di Cosenza, che ha dovuto varcare i confini regionali per sottoporsi ad intervento chirurgico presso il policlinico Gemelli di Roma, dove è tuttora in cura per il trattamento radioterapico; lo abbiamo chiesto alle altre numerose pazienti del dr. Mollo ed anche alle altrettanto numerose pazienti seguite dal dr. Sergio Abonante, presso la clinica “Villa del Sole” di Cosenza, più di venticinque che sono state indirizzate verso l’ospedale dell’Annunziata di Cosenza; del Marrelli Hospital di Crotone del Policlinico di Reggio Calabria, tutte strutture che hanno la potenzialità di riprendere ad intervenire sui tumori della mammella.
Tutte loro sostengono a gran voce di non aver mai dovuto spendere un solo euro per le consulenze, le visite, gli esami, gli interventi svolti nelle suddette strutture; che la sanità privata – nel loro caso – è stata una risposta immediata ed efficace ai loro problemi che molte hanno avuto salva la vita grazie ad una diagnosi precoce e ad un tempestivo intervento chirurgico. Che non è vero che hanno dovuto pagare per ricevere prestazioni e, soprattutto, che non sono strumentalizzate ma che semplicemente raccontano la loro storia.
Siamo in tante, tantissime a vivere questa fase tra mille dubbi e incertezze. Chissà che a qualcuno interessi!
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