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Ospedale di Cosenza sporco e truffato. L'appalto delle pulizie una gallina dalle uova d'oro

Sono 177mila le ore “extra” fatturate nel corso degli anni e pagate dall’Ao di Cosenza per una frode che supera i 3 milioni di euro. Spagnuolo: «Il personale sanitario e i pazienti sono i più danne…

Pubblicato il: 21/12/2020 – 13:17
Ospedale di Cosenza sporco e truffato. L'appalto delle pulizie una gallina dalle uova d'oro

di Michele Presta
COSENZA
La Procura della repubblica di Cosenza non ha dubbi nel ritenere l’appalto per la pulizia dell’ospedale cittadino una vera e propria gallina dalle uova d’oro per l’associazione temporanea di imprese nella quale ha un ruolo di primo rilievo la Coopservice, aggiudicataria dell’appalto nel 2014 che ancora oggi opera in regime di proroga. Nell’ultima inchiesta coordinata dal procuratore Mario Spagnuolo e dal sostituto Margherita Saccà sono finiti una serie di dati, tabulati e intercettazioni sulle quali poggia la solida accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato e frode in pubbliche forniture e per le quali sono stati destinatari di una ordinanza cautelare degli arresti domiciliari Massimilano Cozza, Fabrizio Marchetti, Salvatore Pellegrino, Gianluca Scorcelletti.
È solo l’inizio di una indagine destinata ad allargarsi già nelle prossime settimane quando il giudice delle indagini preliminari procederà all’interrogatorio di altre cinque persone, tutte riconducibili al management dell’azienda ospedaliera, nei cui confronti la Procura di Cosenza ha chiesto la misura dell’interdizione dai pubblici uffici per i reati di abuso in atti di ufficio e falso in atto pubblico. Su quest’ultimo aspetto, bocche cucite da parte degli inquirenti.
L’interrogativo principale al quale si dovrà dare risposta è molto semplice: quale è stato, se c’è stato, il vantaggio in termini economici da parte dei pubblici impiegati della proroga del contratto e soprattutto del monte (fittizio) fatturato dalla società e regolarmente pagato? Non sono emersi nei controlli effettuati dagli investigatori coinvolgimenti di esponenti politici regionali o nazionali. «L’inchiesta è iniziata nel 2018 – spiega il procuratore capo Mario Spagnuolo –. Abbiamo ricevuto segnalazione da parte dei sanitari, delle organizzazioni sindacali e di altri professionisti attivi nel settore ospedaliero di irregolarità e criticità dal punto di vista igienico-sanitario all’interno dell’ospedale civile di Cosenza». La Procura ha disposto i primi accertamenti e i risultati non sono tardati ad arrivare. «Abbiamo in una prima fase sottoposto a sequestro con facoltà d’uso alcune aree dell’ospedale – prosegue Spagnuolo – ma a confermare che eravamo sulla strada giusta sono stati anche i risultati delle ispezioni ministeriali disposte dopo il decesso di una donna e del suo nascituro in sala parto lo scorso luglio».
Corsie sporche, carenze igieniche, possibilità di contrarre infezioni e il tutto però a fronte di un lauto compenso per le casse della società. «L’azienda (Ati di cui fa parte Coopservice, ndr) fatturava un monte di ore lavorative all’azienda ospedaliera ottenendo un surplus di lavoro – continua il capo della procura di Cosenza – senza nessun tipo di controllo. L’appalto prevedeva l’utilizzo di un software per gestire le ore lavorative dei dipendenti che non è mai stato utilizzato. È chiaro che tutto questo non poteva realizzarsi senza il coinvolgimento di funzionari pubblici. Le responsabilità venivano scaricate tutte ai direttori delle unità operative complesse che non solo dovevano accertarsi di svolgere il proprio lavoro da un punto di vista medico ma dovevano certificare anche il lavoro svolto dai dipendenti dell’azienda. A questo c’è da aggiungere che è capitato che gli impiegati utilizzati nelle pulizie spesso prestassero anche i propri servizi all’interno del reparto. Una cosa che già il buon senso imporrebbe di non fare in tempi normali e che può diventare drammatico in un periodo come questo in cui l’igiene è l’unico strumento che abbiamo a disposizione per combattere il Covid».

LE “RUBERIE” AI DANNI DELL’AO Le intercettazioni captate dagli uomini della Guardia di Finanza così come dei Carabinieri lascerebbero intendere come gli indagati fossero a conoscenza del sistema fraudolento posto in essere. «La nostra è stata una manovra investigativa complessa – spiega il Colonnello Piero Sutera –. Ci siamo accertati come ci fossero 177mila ore mai rese e comunque contabilizzate. L’azienda così come il management sanitario non tenevano conto dei report negativi non solo del personale medico ma anche dei sindacati». A fronte di tutte queste ore l’indebito arricchimento supererebbe i 3 milioni di euro. Stessa cifra per la quale è stato disposto un sequestro per equivalente. «Abbiamo estrapolato dai contabili e amministrativi grazie al nostro nucleo di polizia economico e tributaria diretta dal colonnello Michele Merulli – ha spiegato il comandante provinciale delle fiamme gialle Danilo Nastasi –. Il danno prodotto, da quelle che sono le evidenze investigative, è enorme. Ma in questi casi non bisogna solo soffermarsi sull’aspetto economico ma anche su quello sociale. Le carenze igieniche ospedaliere riguardano tutta la collettività oltre che direttamente pazienti e operatori sanitari».
I dati incrociati dagli inquirenti, il divario tra ore prestate e fatturato, l’impiego di dipendenti per un numero tale da non poter giustificare tutto il lavoro svolto. L’indagine copre diversi aspetti. «Dai dati matematici – aggiunge il sostituto procuratore Margherita Saccà – siamo arrivati ad elementi ben più gravi. Mi riferisco allo scorretto utilizzo di personale nei servizi integrati aggiudicati dalla società, ma anche di come non disponessero di dispositivi di protezione individuali che in questo periodo sono obbligatori. Il mancato utilizzo del software per il controllo delle ore lavorative così come della qualità del lavoro rappresenta l’apice di questo sistema fraudolento».

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