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La via crucis di Porto Kaleo, stretto tra le cosche e l’ostilità di Comune e Asl


I racconti dell’imprenditore Notarianni sono stati inseriti nell’inchiesta Farmabusiness. I tentativi di controllare l’asta per l’aggiudicazione del villaggio turistico. La villa «già assegnata a …

Pubblicato il: 02/01/2021 – 13:01
La via crucis di Porto Kaleo, stretto tra le cosche e l’ostilità di Comune e Asl

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO Vessato dalle consorterie Grande Aracri-Manolo, che dominano sul territorio di Cutro, attraverso richieste di denaro, l’imposizione di assunzioni e di prodotti da acquistare, danneggiamenti, minacce. Non solo. Notarianni racconta anche i tanti problemi che arrivavano dall’Asl di Crotone e dal Comune di Cutro (oggi amministrato dai commissari dopo lo scioglimento per infiltrazione mafiosa, ndr).
La storia di Giovanni Notarianni, testimone di giustizia e proprietario del villaggio turistico Porto Kaleo, si dipana tra i faldoni dell’inchiesta “Malapianta” che ha portato a processo i vertici delle cosche Mannolo-Trapasso-Zoffreo-Falcone. Ma la vicenda va oltre e si incastra con l’inchiesta “Farmabusiness” che vede la cosca dei Grande Aracri spendere i propri introiti illeciti nella creazione di un consorzio per la distribuzione dei farmaci. Nelle due inchieste della Dda di Catanzaro tornano in ballo nomi, fatti, particolari. 
Indagato in Farmabusiness è Pasquale Barberio considerato dagli inquirenti il «terminale economico della locale di ‘ndrangheta di Cutro», dedito in particolare ad assicurare il controllo sui villaggi turistici – come nel caso di Porto Kaleo – utilizzando società costituite ad hoc. Secondo l’accusa lavorava a stretto contatto con Domenico Grande Aracri, fratello del boss Nicolino Grande Aracri, tramite società come la Camelia srl. 
Il 4 maggio 2020 Notarianni continua a raccontare la sua storia ai pm della Dda di Catanzaro. Parla di Barberio, un costruttore che è stato compagno di sua madre, e che a Marinella di Cutro aveva edificato Porto Kaleo e un residence, con lo stesso nome, che si trova a qualche centinaio di metri di distanza. La gestione di Porto Kaleo Barberio l’aveva affidata alla madre di Notarianni – racconta il testimone di giustizia – «in qualità di procuratrice della società di gestione Divemar a cui era stata affidata la gestione del compendio fallimentare della società fallita “Le Castella Residence”. Tale società era originariamente di proprietà di Pasquale Barberio cui mia madre era all’epoca legata sentimentalmente. Successivamente, intorno al 1990, subentrai con delle quote nella Divemar».

Giovanni Notarianni

L’ASTA A marzo 2001 Porto Kaleo viene messo all’asta. Barberio intima a Notarianni e a sua madre di non partecipare all’asta. Per rendere chiaro il concetto «estrasse un’arma – ricordo bene che trattavasi di una pistola – e mi minacciò apertamente intimandomi di astenermi dal prendere parte all’asta e aggiungendo che era “appoggiato”, ossia supportato, da gente importante che non accettava intromissioni in attività di loro interesse», racconta l’imprenditore.
Per inibire ulteriormente ogni partecipazione due mesi prima dell’asta si presenta anche Alfonso Mannolo – «noi sapevamo benissimo chi era Alfonso Mannolo, ovvero sapevamo che Alfonso Mannolo era il capobastone della zona» – il quale “consiglia” «di non partecipare in quanto l’asta deserta avrebbe determinato un’ulteriore riduzione del prezzo all’incanto». 
Mannolo vanta di essere «in grado di monitorare l’asta e conoscere anticipatamente chi avesse partecipato in quanto diceva che lui controllava l’intera procedura». Per assicurarsi che i Notarianni stessero in disparte Mannolo li raggiunge successivamente anche a Roma per informarli che «c’era una società di Pescara che, tramite il Barberio, voleva acquistare l’albergo». 
Notarianni decide di partecipare, nonostante tutto, e il giorno dell’udienza, in aula si scatena «una bagarre» per fare riaprire i termini della gara. Erano presenti Barberio e – come riferisce anche l’avvocato a Notarianni – «alcuni rappresentanti della nota famiglia Ciampà». Notarianni riesce ad aggiudicarsi il villaggio turistico. «Dopo essermi aggiudicato il bene immobile Porto Kaleo fui intimidito e sottoposto a pesanti e gravi richieste estorsive da parte della criminalità organizzata», racconta il testimone di giustizia, ovvero il pagamento di 2000 euro al mese e 250mila euro come estorsione per essersi aggiudicato l’asta.



OSTACOLARE LA GESTIONE DEL VILLAGGIO Barberio, racconta Notarianni, mette in atto una serie di strategie per svuotare la Divemar del suo patrimonio immobiliare «attraverso vendite successive di immobili». «Lo scopo era quello di privare Divemar delle sue proprietà immobiliari, necessarie laddove occorresse ad esempio, dimostrare il possesso di immobili per richiedere finanziamenti bancari o di altro tipo». Da quel momento Barberio, attraverso le società Turchese srl, vende gli immobili ad una società terza, la As Calabria Vacanze, il cui amministratore era un soggetto romano, che a sua volta vende gli appartamenti «a famiglie originarie di Cutro», tra le quali c’è quella di Domenico Grande Aracri, fratello del boss Nicolino. «L’avvocato Domenico Grande Aracri aveva una frequentazione assidua con Barberio, era sempre presente a Costa del Turchese per prendere il controllo dell’amministrazione del condominio», spiega Notarianni il quale, dopo l’acquisto di Porto Kaleo deve vedersela con i componenti della famiglia Mannolo già assunti in precedenza da Barberio, ovvero Remo Mannolo, Francesco Falcone, Bruno Colosimo. Per rendere ancora più difficoltosa la gestione di Porto Kaleo, nel 2014 la Camelia srl (società legata al gruppo Barberio-Grande Aracri) compra appezzamenti di terreno che si trovano in posizione strategica rispetto al villaggio turistico «in cui risultavano ubicati vani tecnici nevralgici per la gestione di Porto Kaleo, appartamenti per l’alloggio del personale oltre che aree estese di diversa tipologia». Notarianni aveva offerto alla curatela fallimentare un milione e 100mila euro per l’acquisto di quegli stessi appezzamenti. «Il tribunale rifiutò l’offerta e l’anno successivo bandisce una gara, a cui non potei più partecipare in quanto privo di fondi La gara se la aggiudica Camelia una società che so essere riconducibile ai Grande Aracri».

Comune di Cutro

SE I PROBLEMI ARRIVANO DAL COMUNE E DALL’ASL I bastoni fra le ruote, secondo Notarianni, sono stati opera di attacchi diretti – da parte dei Mannolo e di Barberio – e anche di attività indirette da parte del Comune di Cutro e dell’Asl di Crotone «che in quello stesso anno iniziò un’attività di controllo con una determinazione abnorme provando a farmi chiudere la struttura per carenze igienico sanitarie. Uno di questi soggetti immancabilmente portava sempre con se un foglio di appunti dove erano evidenziate le criticità della struttura appena acquistata e la sua idoneità. Questi attacchi erano mirati e furono avviati subito dopo l’acquisizione del villaggio Porto Kaleo al fine di mettermi in difficoltà ed indebolire la gestione del villaggio Porto Kaleo». Le ostilità arrivavano anche da parte dell’amministrazione comunale a causa dell’erogazione e del pagamento dell’acqua. «Le tubature che veicolano l’acqua servono l’albergo servono anche le villette dei residence. Interloquivo infatti con il Comune perché pagavo l’acqua per l’albergo ma anche per le 130 villette. Tale problema persiste ancora oggi. Ero per questo motivo in conflitto con l’amministrazione comunale che mi minacciava di chiudermi l’acqua», racconta l’imprenditore. «Nonostante l’apposizione del contatore, il Comune non ha mai conteggiato i consumi di acqua da parte del condominio ed ha continuato a ritenermi unico responsabile dei tributi derivanti dall’uso dell’acqua».

«LA VILLA È GIÀ ASSEGNATA» Secondo Notarianni l’avvocato Domenico Grande Aracri è sempre stato «ostile» alla sua attività imprenditoriale. «Ha sempre lavorato per mettermi nelle condizioni di andare via». L’imprenditore si rende conto del peso di Domenico Grande Aracri quando vengono messe in vendita le villette del residence vicino a Porto Kaleo. Alfonso Mannolo «mi redarguì e mi intimò di rinunciare ad avanzare offerte su una specifica villa, che effettivamente a noi interessava, specificando che tale immobile interessava all’avvocato Domenico Grande Aracri e, pertanto, dovevo ritenere quella villa “già assegnata”. Mi fu imposto, in pratica, di non acquistare quella villa. In pratica mi impose di non presentare offerte su quella villa perché era dei Grande Aracri. L’asta ancora doveva tenersi ma “quella villa” era già stata assegnata. Questo lo disse, rivolto a me, in presenza di mia madre. Io e i miei familiari ci guardammo bene dal presentare offerte sapendo che le ripercussioni potevano essere gravissime e pericolose». Alla fine la villa se la aggiudica Domenico Grande Aracri e di lì a poco sua moglie diviene responsabile condominiale del residence. Così quando, con la stagione estiva sopraggiungono problemi con l’erogazione dell’acqua il manutentore di Porto Kaleo, Falcone, si interessava di più agli interessi di Grande Aracri e delle 130 villette del condominio che a quelli di Porto Kaleo. «Se io gli chiedevo di chiudere o ridurre il flusso d’acqua verso il condominio, cosa che avveniva in particolari circostanze, ossia quando il comune non erogava acqua e di conseguenza ero costretto ad utilizzare le risorse delle vasche di Porto Kaleo, Falcone anziché ottemperare a quanto richiesto, continuava a fornire acqua alle villette cagionandomi un danno evidente nell’erogazione del servizio ricettivo. Cioè, preferiva agevolare il condominio di Grande Aracri a scapito dei clienti del mio villaggio». (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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