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«Scontri e dibattiti continui non aiutano. L’istruzione è un diritto costituzionale»

Il “Comitato chiedo per i bambini” apprende positivamente la decisione del sindaco di Vibo Valentia di avviare una campagna di screening di massa di tutta la popolazione scolastica, ma chiede il ri…

Pubblicato il: 12/01/2021 – 8:20

VIBO VALENTIA «La pandemia avrebbe dovuto unire. Avrebbe dovuto unire le forze buone della società civile, per affrontare insieme il virus, imparare a convivere con la pandemia che ci accompagnerà per prossimi mesi, ad essere fortunati. E, invece, scontri e dibattiti continui. Come nel caso del rientro a scuola in sicurezza, diventata una battaglia portata nelle aule dei tribunali». Così in una nota il comitato “Chiedo per i bambini”, che
«Dal Tar al Consiglio di Stato – continua la nota – all’unanimità, i decreti cautelari invitano l’intera comunità educante a svolgere ciò che era indicato nel piano scuola 2020/2021 che prefigurava come obiettivo finale quello di fornire unitarietà di visione ad un progetto organizzativo, pedagogico e didattico, legato anche alle specificità e alle opportunità territoriali. Già al rientro a scuola a settembre si erano raggiunti gli standard richiesti: distanziamento, igiene delle mani, aerazione dei locali, organizzazione in ingresso e in uscita. A ciò si doveva aggiungere il raccordo tra istituti scolastici e dipartimenti di prevenzione delle Asp locali, per assicurare la presenza di un referente medico nei plessi. Resta inteso che la capacità di controllo e risposta dei servizi sanitari della sanità pubblica territoriale e ospedaliera diventa indispensabile per il monitoraggio del territorio e il contrasto alla diffusione dell’epidemia, nel contesto di una responsabilità condivisa e collettiva.
Questo è il principio che fissa inequivocabilmente il decreto cautelare del Consiglio di Stato che ha bocciato il ricorso presentato dalla Regione Calabria la cui “ordinanza più restrittiva avrebbe dovuto tenere conto di dati scientifici che avrebbero dovuto evidenziare il collegamento tra focolai attivi sul territorio e l’impatto sull’attività scolastica in presenza”».
«Intanto, – prosegue il Comitato – continua la diaspora di decisioni tra Governo e Regione e le partite politiche giocate su un territorio così delicato che sicuramente non fanno bene alla Scuola e al tessuto sociale sempre più lacerato. Il comitato “Chiedo per i bambini” rinnova l’impegno assunto con la scuola scritto nel patto di corresponsabilità e accoglie con grande soddisfazione la convenzione tra il comune, le scuole e i laboratori privati per lo screening di 4mila studenti, poiché riprende una delle iniziative già avviate dal comitato per il rientro in sicurezza. Seguiranno altre iniziative attraverso i nostri staff di legali, educatori e psicologi, finalizzate a perseguire l’esigenza sociale di riapertura delle scuole in presenza e a non dimenticare mai di applicare e garantire i diritti costituzionalmente garantiti dall’art 34 della nostra Costituzione, anche di fronte ad un rischio alto, allo stato non completamente azzerrabile, ma che si può e si deve affrontare insieme».
«RIENTRO, MA GARANTENDO LA SICUREZZA» In collegamento negli studi Rai, Antonio Pagano, portavoce del Comitato dei genitori di Vibo Valentia che chiedono invece di continuare con la Dad finché non si riterrà la scuola «un ambiente sicuro», spiega: «I numeri reali e in numeri ufficiali non corrispondono, è diventato difficilissimo tracciare i contagi. Per questo pensiamo che il rientro a scuola sia necessario, ma il contesto non è sicuro e non è sicura la scuola: il virus non conosce muri e se entra a scuola si diffonde».
Il rischio è però che i bambini stiano in giro anziché a scuola, magari ritrovandosi in assembramenti. «Io sono per un rientro, ma dev’essere sicuro, in un contesto sicuro. Chiediamo almeno dei cronoprogrammi con degli screening settimanali».
A Vibo, il sindaco ha annunciato che tutta la popolazione scolastica verrà sottoposta a screening gratuito. «Questo è un primo passo» dice Pagano. «Ci devono poi dire su che base viene fatto perché se risponde solo il 10% della popolazione scolastica non serve a nulla».
«Sul ricorso ai giudici amministrativi c’è stato un problema più di forma che di sostanza. Ogni territorio ha le sue esigenze. Da noi pesa il focolaio di Piscopio. Il problema è la sicurezza: se teniamo i ragazzi a casa, recupereranno senza rischiare di ammalarsi».

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