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Lamezia, politica dormiente e vecchi alibi. I “mali” di una città sempre più isolata

Sentenze, ricorsi, nessun dibattito politico e città eterna “terra promessa” ancora incompiuta ma che potrebbe rilanciarsi in questo nuovo decennio

Pubblicato il: 15/02/2021 – 13:11
di Giorgio Curcio
Lamezia, politica dormiente e vecchi alibi. I “mali” di una città sempre più isolata

LAMEZIA TERME Persa dietro sentenze e ricorsi, la città di Lamezia Terme sta vivendo probabilmente uno dei peggiori momenti della propria storia. Un declino inesorabile che affonda le radici nella sfera politica, con ripercussioni inevitabili sulla vita economica e sociale. E gli effetti, in piena emergenza pandemica legata al Covid-19, rischiano di lasciare grosse impronte sul futuro della città.

Un nuovo vicolo cieco

Lamezia , perso da tempo lo status di “terza città della Calabria”, si trova dinnanzi ad un nuovo bivio, ma rischia di imboccare l’ennesimo vicolo cieco senza neanche capire come. A pesare come un macigno è l’assenza di una classe politica in grado di prendere per mano una città sull’orlo dell’abisso, intenta com’è a ripetere frasi e concetti ormai consumati e a specchiarsi, senza comprendere che l’immagine riflessa, in realtà, è solo un vuoto profondo. Attualmente governa una nuova terna commissariale, guidata da Giuseppe Priolo, impegnata a rimettere ordine, a dare un indirizzo preciso e coerente e a riallacciare i rapporti con i sindacati e i lavoratori (pochi) presenti in Comune. All’orizzonte, dopo la sentenza del Tar, ci sono le operazioni di voto nelle sole quattro sezioni “incriminate”, con il rischio fin qui non calcolato del ballottaggio che coinvolgerebbe, in quel caso, tutti gli elettori lametini e che potrebbe ridisegnare l’attuale scenario politico

Classe politica dormiente

Quello dei giudici del Tar è stato un colpo di sveglia suonato in realtà per una classe politica dormiente. Il tutto a beneficio di una maggioranza, preoccupata per gli effetti della fin qui ottima gestione Priolo sull’opinione pubblica e un sindaco, Paolo Mascaro, intento a combattere con sé stesso e le sentenze dei tribunali e (quasi) mai con avversari politici che cerchino di stanare i suoi eventuali punti deboli.  Esempio lampante è l’impercettibile attività politica svolta finora dal promoter Ruggero Pegna che in poco più di un anno s’è mostrato più vicino alla maggioranza che all’opposizione, avallando e giustificando qualunque mossa politica del suo sfidante al ballottaggio. Altrettanto inconsistenti poi i ruggiti degli altri oppositori, a cominciare dal patron del Cosenza, Eugenio Guarascio, accreditato come possibile sfidante di Mascaro in un eventuale ballottaggio, fino a Rosario Piccioni, che proprio in queste ore ha sciolto le riserve annunciando la sua candidatura alla carica di consigliere regionale seguendo la coppia de Magistris-Tansi. Ancora più evanescente l’impegno dei consiglieri comunali, forse troppo giovani e inesperti e più impegnati nelle loto attività professionali svolte al di fuori del Consiglio il tutto, in attesa di capire se Lamezia potrà avere, eventualmente, qualche rappresentante nel prossimo consiglio provinciale di Catanzaro.

Scollamento dai partiti

Ma a pesare, è questa la sensazione, è lo scollamento dei rappresentati politici lametini dai partiti “storici” (Pd e Forza Italia su tutti) e il risultato è un isolamento progressivo e costante che ha confinato Lamezia a  “città dal grande potenziale” inespresso e incapace di far ascoltare la propria voce nei luoghi che contano.  E non è stato sufficiente neanche l’apporto, poi svanito progressivamente, del sindaco e presidente della Provincia di Catanzaro, Sergio Abramo. Il primo cittadino del capoluogo in ogni occasione ha messo in risalto la sua amicizia con Mascaro, promettendo una mano tesa al suo omologo ma che nel tempo è sparita, lasciando solo una spalla su cui piangere e tante incompiute.

Gli stessi alibi

E le ripercussioni sono evidenti tanto sul piano economico quanto su quello sociale. Lamezia è ormai ferma da tempo, le attività economiche in crisi e le promesse di sviluppo evanescenti, basti pensare a quanto sta avvenendo nell’area industriale ex-Sir, una “terra promessa” sottosviluppata e balzata agli onori della cronaca solo per la nascita dell’aula bunker più grande d’Europa, all’interno della quale si sta riscrivendo la storia della ‘ndrangheta.  Cogliere questi segnali sarebbe fondamentale per dare alla città di Lamezia quel cambio di rotta che la proietterebbe verso nuovi obiettivi, da realizzarsi in questo decennio appena incominciato. Ma è più facile continuare a percorrere lo stesso cammino per poter sventolare ogni volta gli stessi alibi che ammettere il fallimento di una classe politica ormai inefficace da tempo. (redazione@corrierecal.it)

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