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Frode da 14 milioni nel settore delle rinnovabili, indagata ex presidente reggente della giunta regionale – NOMI E VIDEO

Nel mirino una società di Isola Capo Rizzuto. Interdizione per 12 mesi e divieto di dimora a Isola per Antonella Stasi

Pubblicato il: 02/03/2021 – 8:42
Frode da 14 milioni nel settore delle rinnovabili, indagata ex presidente reggente della giunta regionale – NOMI E VIDEO

ISOLA CAPO RIZZUTO I militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria e della Sezione Operativa Navale di Crotone, hanno dato esecuzione al provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Catanzaro, Piero Carè, della misura cautelare del divieto di dimora nel Comune di Isola di Capo Rizzuto e dell’interdizione dall’esercizio dell’attività professionale per 12 mesi nei confronti della proprietaria, Antonella Stasi, imprenditrice ed ex presidente facente funzioni della giunta regionale (sostituì Giuseppe Scopelliti dopo la condanna), del rappresentate legale Anna Crugliano, 47 anni, e due dipendenti amministrativi (Francesco Massimo Carvelli, di 57 anni e Salvatore Succurro, di 42 anni) di una società agricola di Isola di Capo Rizzuto, Le Verdi Praterie srl. Sono stati oggetto di misura cautelare anche altre due persone (Antonio Muto, di 58 anni e Raffaele Rizzo, di 50 anni) nei confronti delle quali è stato disposto l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Il gip di Catanzaro, in relazione alla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, ha disposto inoltre il sequestro preventivo, anche per equivalente, della somma di euro 14.532.921, quale profitto del reato conseguito dalla citata società.

L’indagine “Erebo Lacinio”

I provvedimenti cautelari emessi oggi nel blitz “Erebo Lacinio”, giungono al termine di una complessa indagine, coordinata dal procuratore capo, Nicola Gratteri e diretta dai sostituti Paolo Sirleo e Domenico Guarascio, che ha consentito di far luce sull’esistenza di un’associazione per delinquere, con al vertice i proprietari della società agricola coinvolta, finalizzata al conseguimento degli incentivi pubblici, erogati dal Gestore dei Servizi Energetici (Gse), per la produzione di energie da fonti rinnovabili. Scopo di tale forma di incentivazione è quello di sostenere economicamente le imprese che producono energia mediante l’uso di fonti alternative, con il duplice effetto, da un lato, di minimizzare la produzione di residui nocivi per l’ambiente e, dall’altro, di impiegare utilmente i residui di lavorazione sottraendoli alla filiera dei rifiuti. Presupposto necessario per ottenere il beneficio è il rispetto rigoroso della legge, sia in punto di allestimento dell’impianto di produzione dell’energia che di concreto funzionamento dello stesso. È in tale contesto che si inserisce il meccanismo di frode attuato dal sodalizio mediante la presentazione al Gse, di dati non veritieri sia nella fase di progettazione e costruzione dell’impianto di biogas, ubicato a Isola di Capo Rizzuto, che in quella di utilizzo dello stesso permettendo alla società di percepire indebitamente nel periodo dal 2011 al 2018 incentivi pubblici per oltre 14 milioni di euro.

Smaltimento illecito di rifiuti

Gli approfondimenti investigativi, eseguiti anche mediante attività di osservazione e pedinamento dei mezzi aziendali, hanno consentito altresì di verificare anche l’utilizzo di
biomasse di origine animale e vegetale in difformità alla normativa di riferimento (Reg.
Comunitario 1069/2009 ed al D.Lgs. 152/2006) con la conseguente qualificazione delle stesse come rifiuto e pertanto non più utilizzabili nel ciclo di produzione di energia pulita; numerosi gli episodi di sversamento nelle campagne isolitane del prodotto derivante dalla produzione di biogas, il cd. digestato, in assenza di un Piano di Utilizzazione Agronomica.

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