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«Perizia contraddittoria». La Procura di Cosenza ricorre contro le assoluzioni per la morte del bimbo in piscina

Gli uffici giudiziari chiedono la condanna di tutti gli imputati. «Struttura non a norma e assenza di un medico in sede»

Pubblicato il: 02/03/2021 – 12:22
di Fabio Benincasa
«Perizia contraddittoria». La Procura di Cosenza ricorre contro le assoluzioni per la morte del bimbo in piscina

COSENZA La Procura della Repubblica di Cosenza ha deciso di appellare la sentenza di assoluzione datata 8 luglio 2020 legata al processo che mira a far luce sulla tragica morte di Giancarlo Esposito, deceduto nel Kinder Sport (spazio dedicato all’animazione dei bambini all’interno dell’impianto sportivo nell’area urbana di  Cosenza) il 2 luglio del 2014. L’appello è motivato dalla «contradditorietà e manifesta illegicità della decisione in relazione alla erronea valutazione delle prove con riferimento alle consulenze in atti depositate dai consulenti del pm e delle parti civili, in relazione all’accertamento delle cause della morte del bimbo». E poi, «all’erronea valutazione delle plurime violazioni della normativa di sicurezza, prevista dalla legge e dal regolamento in materia di gestione ed utilizzo di impianti sportivi, quale fonte di responsabilità penale degli imputati». In particolare, come si legge nelle motivazioni del ricorso, secondo la Procura «le conclusioni a cui è giunto il perito Bocchini optando per una diagnosi di “miocardite acuta fulminante”, sarebbero contradditorie e non fondate su dati corretti». Il giudice, sempre secondo la Procura «aderendo acriticamente alla perizia effettuata dalla difesa, non avrebbe motivato adeguatamente in ordine alla valutazione delle consulenze di parte disposte dal pm e dalle parte civili che invece sostengono l’ipotesi dell’annegamento in acqua dolce». Questo passaggio costituirebbe per la Procura una chiara contraddizione, una tesi rafforzata dall’esito dell’esame autoptico effettuato dal dottor Vercillo, dove «erano stati apprezzati segni positivi per morte dovuta ad annegamento». A tal proposito, nella relazione del dottore Vercillo seguita all’autopsia effettuata sul corpo del piccolo Giancarlo, «era emersa la presenza del fungo mucoso ritenuto elemento fondamentale per certificare la morte da annegamento». Il giudice, invece, ha sposato la tesi della difesa, dichiarando “incerta” la presenza del fungo. La Procura motiva anche la contradditorietà rilevata, a suo parere, in merito alla diagnosi di “miocardite acuta fulminante”. Anche in questo caso, viene richiamata l’analisi sul corpo del piccolo Giancarlo effettuata dal dottore Vercillo. «Una mappatura completa del cuore che dal punto di vista macroscopico non aveva portato a nessuna segnalazione». Il giudice ha ritenuto opportuno non prendere in considerazione l’ipotesi dell’annegamento sottolineando in un passo della sentenza che il corpo del piccolo «non andò mai a fondo e non ingurgitò acqua in quantità eccessive». Secondo la Procura, è verosimile invece la possibiltà che il bimbo «inalò acqua per non più di un minuto, prima di reclinare il capo e solo in quel momento una delle educatrici si sarabbe accorta della posizione del corpo della piccola vittima». La Procura, infine, contesta «l’inadeguatezza della piscina non a norma; l’assenza di un medico in sede; l’assenza di assitenti con brevetto di bagnino ed il numero eccessivo e sproporzionato di bambini presenti rispetto al numero degli assistenti. Motivi che spingono la Procura a richiedere la condanna di tutti gli imputati.

L’assoluzione

Il giudice del tribunale di Cosenza, Giovanni Garofalo, al termine del processo concluso l’8 luglio 2020 aveva assolto Carmine Manna (legale rappresentante della società che gestisce le piscine olimpioniche di Campagnano), e le educatrici Franca Manna, Luana Coscarello, Martina Gallo e Ilaria Bove. Nel corso della requisitoria, il pubblico ministero Maria Francesca Cerchiara, titolare del fascicolo d’inchiesta, aveva invocato la pena di cinque anni di reclusione per tutti gli imputati. Richiesta non accolta dal giudice che aveva invece condiviso le tesi sostenute nel corso del dibattimento dal collegio difensivo composto da Marcello Manna e Sabrina Rondinelli (difensori di Carmine Manna) e Concetta Coscarella (legale delle educatrici). (redazione@corrierecal.it)

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