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indagine “senso unico”

Patenti a soggetti incapaci di comprendere l’italiano. «Per 14mila euro hai la garanzia»

I clienti del principale indagato sono stranieri con difficoltà a svolgere gli esami. Il tariffario è dieci volte superiore al normale. Il sistema funziona grazie a funzionari compiacenti

Pubblicato il: 09/03/2021 – 19:23
di Francesco Donnici
Patenti a soggetti incapaci di comprendere l’italiano. «Per 14mila euro hai la garanzia»

REGGIO CALABRIA Attraverso l’attività svolta nell’ambito dell’indagine “Senso unico”, la Procura di Reggio Calabria, guidata da Giovanni Bombardieri ha disvelato «l’esistenza di un’associazione a delinquere ben strutturata ed organizzata, volta a far acquisire patenti di guida a diverse categorie di soggetti privi di adeguata preparazione teorica e pratica». Perlopiù di origine straniera e «con palesi difficoltà a sapere leggere e comprendere bene la lingua italiana».
Il sistema era stato ideato da alcuni titolari di note autoscuole della provincia di Reggio Calabria «anche mediante il coinvolgimento di funzionari della Motorizzazione civile» non soltanto reggina, ma anche con riferimenti in Toscana e Lombardia. Ad eseguire gli accertamenti è stata la Guardia di finanza di Reggio Calabria attraverso un’attività di analisi dei documenti e intercettazioni (ambientali e telefoniche) che trae impulso da alcuni esposti presentati nel 2014.
Il materiale raccolto ed analizzato si è tradotto in 107 capi d’imputazione addebitati a vario titolo a 71 persone coinvolte nel sistema come presunti promotori, pubblici funzionari corrotti e quanti hanno usufruito del fraudolento servizio. Inoltre, il gip presso il tribunale di Reggio Calabria, Federica Brugnara, ha emesso cinque provvedimenti di sequestro preventivo nei confronti di altrettante società alla cui gestione erano affidate le autoscuole. Tra queste si citano: l’”Autoscuola Infantino & C. Sas di Martino Infantino”, con sede legale a Taurianova e con unità locali site nel Pistoiese; la “Cia – Consorzio Infantino Autoscuole; l’”Autoscuola Victoria Srls” nella provincia di Brescia, anch’essa di fatto riferibile ad Infantino (sebbene intestata a terzi); come la “Autoscuole Tripodi di Saverio Tripodi & C. Snc”, esercente l’attività di autoscuole e scuole di pilotaggio e nautiche. I reati contestati sono a vario titolo di truffa, falso e corruzione, suddivisi dalla procura in quattro tronconi che vanno dalla corruzione dei funzionari della Motorizzazione alle tre voci di falso: in atti pubblici; per il conseguimento delle patenti e con riferimento all’idoneità pratica.

Il tariffario «dieci volte superiore» di Martino Infantino

Al centro dell’inchiesta, la figura di Martino Infantino, classe 66, noto titolare di diverse autoscuole nella provincia reggina e in altre regioni d’Italia. Questi sarebbe stato “incastrato”, sul versante probatorio, da una perquisizione della Guardia di finanza all’aeroporto di Lamezia risalente allo scorso 22 ottobre 2016.
In quell’occasione le fiamme gialle procedettero al sequestro di documentazione contenente, tra le varie, la «copia dei documenti di identità dei candidati» e diverse altre annotazioni da cui è stato possibile ricavare, secondo gli investigatori della Guardia di finanza, le «informazioni circa il tariffario praticato dal sodalizio criminale per il superamento illecito degli esami». Cifre numeriche di importo notevolmente più alto rispetto a quelle praticate nel tariffario ufficiale che è stato possibile interpretare anche a fronte delle intercettazioni svolte nel corso degli anni.
Più nello specifico il sistema è spiegato nella richiesta cautelare sottoscritta dal procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni e dei sue sostituti procuratori Sara Amerio e Nunzio De Salvo, che hanno rappresentato come «agli allievi di alcune autoscuole della provincia di Reggio Calabria gli esaminatori consentivano l’utilizzo del telefono cellulare nel corso dell’esame di teoria» previo pagamento di somme corrispondenti a uno specifico tariffario: «Al prezzo di 3mila euro, l’esame veniva svolto direttamente dall’esaminatore; se il candidato dava 5mila euro lo stesso era sostituito da un terzo soggetto che avrebbe svolto i quiz in sua vece».

«L’aiuto è tutto o niente»

Viene richiamata a titolo esemplificativo la conversazione tra lo stesso Infantino e il candidato straniero Osagie Prince Aimuamosa, classe 74, rappresentandola come «classico esempio del “modus operandi”» dell’odierno indagato principale.
Il soggetto, di origine nigeriana, si rivolge a Infantino presso l’autoscuola “Victoria Srls” con sede a Brescia per poi sostenere le prove a Pistoia, dove il titolare dell’autoscuola estende la presunta attività criminosa avvalendosi dell’apporto di Ivan Emanuele, funzionario della Motorizzazione civile ed esaminatore «facente parte dell’associazione criminale» al quale vengono contestati «atti contrati al proprio dovere d’ufficio» consistiti «nel promettere a sua volta, in qualità di corruttore, denaro a funzionari della Motorizzazione civile di Pistoia, allo stato non identificati al fine di indurli a formare falsi certificati di idoneità teorica e pratica a favore dei candidati». Spiegano gli inquirenti che l’incapacità di Aimuamosa – come la maggior parte degli altri soggetti “beneficiari” coinvolti nel sistema – di leggere e comprendere la lingua italiana «rappresenta una fonte di provento illecito particolarmente rilevante per Infantino», che si presenta come «unico canale a cui rivolgersi per conseguire la patente in Italia».
La circostanza ingenera nei soggetti una condizione di “debolezza” rispetto al “dominus” in ordine alla trattativa sul prezzo. Il livello di comprensione della lingua da parte di Aimuamosa si può comprendere già dal fatto che ad intrattenere la conversazione con Infantino non è lui, ma la moglie, che per l’occasione funge da interprete.
Infantino si pone come intermediario rispetto al funzionario della Motorizzazione e avanza la pretesa di «un mare di soldi» quantificandola in 6mila euro per le patenti C ed E e altri 6mila per la categoria CQC che definisce «una laurea, non è una patente», in quanto il soggetto fa espressa richiesta «per guidare il camion» comprensivo di rimorchio. «Purtroppo – aggiunge Infantino – l’aiuto è tutto o niente». In tal senso, il titolare dell’autoscuola offre un pacchetto che non richiede al soggetto null’altro se non il pagamento completo della somma. La precisazione deriva da una richieste di sconto da parte della moglie di Aimuamosa che chiede solo un “aiutino” ai fini del conseguimento del titolo. «Non può passare qualcuno a dire qualche domanda – replica Infantino – una volta si poteva fare anche come dici tu (…) quindi o si spende o niente quindi non c’è una via di mezzo». La cifra ammonta a un totale complessivo di 14mila euro, in cambio dei quali il candidato viene dispensato non soltanto dallo studiare, ma anche dal sostenere (di fatto) l’esame. «Qui hai la garanzia che si parte e si arriva».

«Estrema confidenza nei dialoghi tra Infantino ed Emanuele»

Dalla conversazione emergono diversi aspetti rilevanti ai fini dell’indagine, su tutti «l’assenza di alcun potere contrattuale – come già sottolineato – del candidato» che di fatto non più chiedere “sconti” in quanto quella di Infantino gli si presenta come unica alternativa possibile per ottenere la patente con le modalità illecite. Il prezzo, inoltre, è parametrato al fatto che «ci sono tre persone», ovvero tre funzionari da corrompere, a fronte dell’assenza del candidato all’esame oltre che al corso di formazione «con presenza obbligatoria». Di converso, versato dell’ingente prezzo, il “dominus” dà garanzia di superamento della prova.
Nel prosieguo, viene espresso in forma più chiara il tariffario praticato da Infantino. I 6.500 euro devono essere versati in tre tranche: 500 al momento dell’iscrizione; 5mila in occasione dell’esame di teoria e i restanti mille all’esame di pratica. «Si tratta – evidenziano gli inquirenti – di tariffe dieci volte superiori a quelle di normalmente praticate dall’autoscuola ai fini della mera preparazione agli esami».
L’esame di giuda di Aimuamosa risulterà svolto il 18 luglio 2016, con esaminatore l’ingegnere Ivan Emanuele. Perché il sistema funzioni, infatti, è necessario che le false prove vengano fissate alla presenza di uno dei funzionari compiacenti. E infatti, il soggetto risulta idoneo, unitamente a tutti gli altri presenti candidati di Infantino (presente anche lui). In merito all’ipotesi di reato contestata, relativa ai fatti in analisi, il gip pone l’accento sulla figura del funzionario come perno del sistema illecito. Nella fattispecie evidenzia come «emerga un’estrema confidenza dai dialoghi tra Infantino ed Emanuele». (redazione@corrierecal.it)

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