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Ritardi, negligenze e malaffare: il “film” delle incompiute in Calabria

Il tour della Fillea Cgil sui più clamorosi flop infrastrutturali nella regione: dal palazzo di giustizia di Reggio alla diga sul Melito

Pubblicato il: 13/03/2021 – 16:28
Ritardi, negligenze e malaffare: il “film” delle incompiute in Calabria

CATANZARO Il palazzo di giustizia di Reggio Calabria, la “Sibari Sila”, la Trasversale delle Serre, l’aviosuperficie di Scalea, la diga sul fiume Melito. Nel monitoraggio di un territorio pieno di “cattedrali nel deserto” e di monumenti allo spreco di risorse pubbliche, la Fillea, il sindacato dei lavoratori edili della Cgil Calabria, ne individua cinque che rappresentano paradigmaticamente il quadro delle tante incompiute in Calabria. Il sindacato le segnala non a caso, perché, come spiega all’Agi il segretario generale della categoria degli edili della Cgil Calabria, Simone Celebre, «queste infrastrutture non figurano tra le 130 opere del Decreto Semplificazione e non ci saranno altre occasioni per sbloccarle». La mappatura della Fillea Cgil parte, quindi dal palazzo di giustizia di Reggio, opera appaltata nel lontano 2005 per 50 milioni e costellata di ritardi e contenziosi, con la rescissione del contratto per l’impresa inizialmente appaltatrice e altre vicissitudini per quella subentrante. «Continua – dice Celebre – a rimanere incompiuta dopo 15 anni dall’inizio dei lavori e gli operai licenziati o in stato di disoccupazione, senza considerare inoltre che sicuramente si dovrà pagare un ulteriore contenzioso all’impresa aggiudicataria!. Ma la storia non finisce qui. «Anche la ditta che ha vinto l’appalto dei parcheggi del palazzo di giustizia – rileva il sindacalista – per un valore di 20 milioni di euro a base d’asta, dopo l’inizio dei lavori, si è fermata. Nel 2018 sorgono delle criticità di tipo strutturale e si fa riferimento alla stazione appaltante che tarda a rispondere. La ditta l’ultima diffida l’ha fatta il 28 agosto 2020 e successivamente ha avviato la risoluzione del contratto». Nell’elenco delle incompiute, poi, compare la “Sibari-Sila” (Cosenza), che, ricorda Celebre, «doveva essere un’arteria strategica per collegare l’area della Sibaritide, sullo Ionio, alla Sila. L’avvio dei lavori risale al 2010 per un importo pari a 28 milioni di euro. Dopo il ritrovamento del cobalto nelle gallerie sono servite altre risorse per un totale di 48 milioni e tutto questo riguarda solo il primo lotto, mai consegnato. Quello che pesa sono i notevoli contenziosi ed i ritardi nella consegna».

Simone Celebre, segretario Fillea Cgil Calabria

Film pressoché identico è quello dell’aviosuperficie di Scalea (Cosenza), che doveva essere pronta e fruibile già nel 2017: «Finanziata per 2.1 milioni di euro del Por/Fesr  e contributo privato di 3 milioni con sistema del project financing, per una concessione di 25 anni – spiega Celebre –  viene costruita sul letto del fiume Lao dichiarato ad elevata pericolosità idraulica dall’Autorità di bacino, e costruita non solo nel letto del fiume Lao, ma anche in un’area  molto vicino alla zona di protezione speciale della riserva statale Valle del fiume Lao interessata anche da fenomeni di erosione”. Come se non bastasse, nel 2017 la Guardia di Finanza fece scattare un’operazione che coinvolse anche il gruppo che doveva costruire l’aviosuperficie di Scalea. “A oggi – spiega il sindacalista –  l’opera rimane incompiuta e piena di problemi che sembrano irrisolvibili». «C’è poi la madre di tutte le opere fantasma, la diga sul fiume Melito, nel comune di Gimigliano (Catanzaro): «Un’opera avviata negli anni ’80 dalla Cassa del Mezzogiorno ma poi – sottolinea il segretario della Fllea Cgil Calabria – abbandonata a causa di contenziosi e beghe burocratiche. Un vero spreco di oltre 180 milioni di euro per quella che potrebbe essere una delle più grandi dighe italiane. La diga sul fiume Melito infatti potrebbe essere un’infrastruttura fondamentale per lo sviluppo e l’occupazione della nostra regione, risolvendo anche gli annosi problemi potabili delle città di Catanzaro e  Lamezia Terme e di tanti comuni del Catanzarese». In base alle ultime stime, per terminarla occorrerebbero circa 550 milioni di euro: «Ritengo – sostiene Celebre – che oggi sia prioritario avviare il completamento dell’opera valutando concretamente la possibilità di inserire la diga sul Melito tra le opere strategiche europee così da accedere alle opportunità di finanziamento previste dal Recovery Fund e dal Next generation Eu». Il viaggio tra le incompiute della Calabria si conclude con la Trasversale delle Serre, strada di grande collegamento tra lo Jonio e il Tirreno, tra il Catanzarese e il Vibonese: «Una delle incompiute più scandalose d’Europa», dice senza mezzi termini Celebre ricordandone il costo, un investimento di circa 500 milioni di euro per un’opera «negata all’entroterra centro-meridionale della Calabria da mezzo secolo». La Trasversale delle Serre, sottolinea il segretario della Fillea Cgil, «è forse il simbolo di quel coacervo di patologie che rallentano il completamento delle opere pubbliche, dall’eccesso di burocrazia ai ritrovamenti archeologici, dalle minacce ai cantieri alle cave abusive e le morti bianche,  e che pongono seri problemi di legalità. Se si completasse si darebbe un segnale forte a questa parte del Mezzogiorno e un segnale di fiducia ai cittadini nello Stato». Con queste segnalazioni, spiega infine Celebre, «ho voluto evidenziare come, tra i progetti di infrastrutture urgenti e necessarie per accorciare le distanze dalla Calabria all’intero Paese, non figurino queste incompiute.  In un momento in cui attraverso le risorse del Recovery Fund, pari a 209 miliardi di euro, ci sarebbe  l’occasione unica, non più ripetibile, per ridurre le distanze dalla Calabria dal resto del Paese e per una mobilità interna di qualità e più sicura, non si può perdere questa occasione. Se si tratti semplicemente di disattenzione non è dato sapere. Di sicuro, queste infrastrutture non figurano tra le 130 opere del Decreto Semplificazione e non ci saranno altre occasioni. Quando i politici calabresi se ne accorgeranno – conclude il segretario della Fillea Cgil – sarà troppo tardi».

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