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la riflessione

«Viva l’Italia!»

“Viva l’Italia, l’Italia che resiste”: lo diceva una vecchia canzone di De Gregori e oggi lo ripetiamo noi: “Viva l’Italia” che resiste in una condizione che, oltre alla ricerca del vaccino contro…

Pubblicato il: 07/04/2021 – 17:00
di Paolo Bagnoli
«Viva l’Italia!»

“Viva l’Italia, l’Italia che resiste”: lo diceva una vecchia canzone di De Gregori e oggi lo ripetiamo noi: “Viva l’Italia” che resiste in una condizione che, oltre alla ricerca del vaccino contro il Covid19 dovrebbe mettersi, pure, alla ricerca, di quello contro la confusione.
La gestione della vaccinazione è un disastro e i rischi conseguenti sono sotto gli occhi di tutti; covid più confusione fa l’Italia di oggi ove, mentre la fiale non ci sono – ma vengono sempre promesse come di prossimo arrivo  e si continua a far vedere nude spalle cadenti che si offrono all’iniezione come se l’immagine desse speranza in servizi televisivi letteralmente pietosi per insulsaggine e ripetitività – e l’organizzazione per agire razionalmente quando queste arriveranno – già quando? – sembra tutta in alto mare. Le dichiarazioni del generale sempre in divisa suonano solo per quello che sono: pensavamo che fosse stato chiamato a quella responsabilità non per fare parole, ma produrre fatti.
Avevamo sempre pensato che la dichiarazione dello “stato di emergenza” richiedesse una ratio di indirizzo che in uno Stato democratico avrebbe dovuto essere partecipata nel rispetto dei principi costituzionali e delle esigenze politiche; quelle drammatiche esigenze politiche che hanno chiamato Mario Draghi a Palazzo Chigi. Niente di tutto questo è avvenuto e più che il Paese della commedia  ci siamo confermati quello del melodramma, non tradendo così  la nostra storia. A oggi, la conclusione è che tutto brancola un po’ nel buio profondo, con il ministro Speranza che fa la medesima dichiarazione dall’inizio della pandemia; i virologi che, come tanti astrologi recitano la loro lezione, basta ci sia un video che li faccia vedere; i giornali, intanto, proseguono nella loro cronaca, ogni giorno eguale e banale; insomma, recitiamo tutti una parte, mentre la rabbia sale e delle ragioni dei lavoratori autonomi a questo punto non si può, con serietà, non tenere conto. Non è, come ritiene da par suo la ministra Lamorgese, solo un problema di ordine pubblico quello che è successo a fronte del Parlamento anche se – e la ministra lo dovrebbe sapere per prima – che nei sommovimenti di piazza c’è sempre chi si infiltra per creare sfascio e caos. E cavalcare con fanciullesca irresponsabilità la protesta come fa Salvini non significa che si è dalla parte della ragione;  ciò dimostra quanto grande sia la crisi di uno Stato senza politica e che, se non la ha, non riesce a essere tale.
Mario Draghi sta facendo tutti gli sforzi possibili con pragmatismo valoriale per richiamare il ruolo centrale dello Stato, ma lo sfarinamento dell’impianto complessivo dovuto a oltre mezzo secolo di decoazione rende l’impresa assai ardua. Naturalmente ci auguriamo ce la faccia. Le prediche, anche se altamente ispirate, in mancanza dell’etica repubblicana sono solo parole al vento.
Confusione sì, ma il vaccino contro di essa non c’è. Sarebbe la politica, ma gli stabilimenti che dovrebbero produrla, ossia i partiti politici, sono chiusi da tempo. E allora? Tutti a sperare nello stellone che ci auguriamo anche questa volta, alla fine, ci dia una mano.
Certo che è doloroso assistere a uno scollamento dello Stato tanto evidente, sia politico che morale, nella situazione in cui siamo con alcuni politici, compresi presidenti di Regione, che sembrano fuggiti da circhi in cui non si possono più esibire: che tristezza! E che tristezza vedere che uno dei nostri grandi onori nazionali, quello di cui ci sentivamo tanto giustamente orgogliosi, ossia di avere una sanità gratuita e universale, alla fine è stato una mezza fandonia visto che il perno nel quale tale principio si incardina, vale a dire la medicina territoriale, è stato smantellato. E allora?  Vai De Gregori: Viva l’Italia!
Infine, una constatazione di fatto. Che la Calabria versasse in condizioni di disfunzionalità strutturale era acclarato; nessuno pensava che lo fosse la Toscana, per tanto tempo rappresentata come una specie di esempio virtuoso. Basta vedere le cronache di questi tempi per capire che così non è. Che il virus, alla fine, non sia riuscito a fare quanto non è riuscito al Risorgimento? Ossia a unificare il Paese?
Che amarezza. Comunque, “Viva l’Italia”; sì, “l’Italia che resiste.”.

*direttore de “La rivoluzione democratica”

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