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caso castrovillari

Processo a Salerno, chiamate a testimoniare le toghe del distretto di Catanzaro

Nella lista testi due magistrati della Dda, i pm di Castrovillari e l’ex Pg Otello Lupacchini. Citato anche Gratteri ma i giudici hanno detto no

Pubblicato il: 14/04/2021 – 6:59
di Alessia Truzzolillo
Processo a Salerno, chiamate a testimoniare le toghe del distretto di Catanzaro

SALERNO Per il momento la battaglia è messa agli atti. Davanti al Tribunale collegiale di Salerno, competente nel giudicare i reati contestati ai magistrati del distretto di Catanzaro, le parti “sistemano” le armi delle quali ognuno dispone. E che le parti si preparino alla battaglia si evince già dalla lista testi che ognuno ha presentato.
Lunga la lista di testi proposta da Eugenio Facciolla, ex procuratore di Castrovillari, accusato di falso e corruzione. Facciolla aveva citato anche il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri ma il nome del magistrato, insieme a quello di altre tre persone, è stato rigettato dal collegio giudicante. Ammessi, nel lungo elenco presentato da Facciolla, i pm della Dda di Catanzaro Paolo Sirleo e Domenico Guarascio e l’ex procuratore generale di Catanzaro Otello Lupacchini (oggi sostituto procuratore generale a Torino).
Dal canto suo la Procura di Salerno – guidata da Giuseppe Borrelli e rappresentata in aula dall’aggiunto Luca Masini – ha prodotto 47 faldoni di prove documentali, contenenti informative, sentenze e persino gli atti di indagine della Guardia di finanza di Benevento sul caso Stm. Non solo. Nella lista testi della Procura di Salerno sono stati citati tutti i magistrati della Procura di Castrovillari che fino a due anni fa lavoravano coordinati da Facciolla, poi trasferito a Potenza con la funzione di giudice civile in seguito a una azione disciplinare promossa dal Csm.

Citati i magistrati titolari del procedimento Stige

Dunque Facciolla chiama come testi proprio quei magistrati, Guarascio e Sirleo, che hanno indagato il coimputato Carmine Greco, – maresciallo ex comandante della Stazione di Cava di Melis – e che hanno notato fatti di rilevanza penale che hanno indotto la Dda di Catanzaro a inviare le risultanze di indagine alla competente Procura di Salerno. Sono gli stessi pm – titolari del procedimento Stige – nei confronti dei quali, secondo l’accusa, sarebbe stata tenuta una condotta che rappresenta una grave scorrettezza. Ma procediamo con ordine.

La vicenda

Sul banco degli imputati, in questo processo, ci sono l’ex procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla, il comandante della Stazione di Cava di Melis, maresciallo Carmine Greco, il poliziotto di Cosenza Vito Tignanelli, gestore di fatto della società di intercettazione Stm, la moglie di Tignanelli, Marisa Aquino, titolare della Stm, Alessandro Nota, carabiniere in servizio a Cava di Melis, e la stessa società Stm.
I reati per i quali sono imputate le persone coinvolte nel processo sono corruzione e falso e riguardano presunti illeciti nell’affidamento alla Stm del noleggio di apparecchiature per intercettazione. Secondo l’accusa il procuratore Facciolla avrebbe «affidato il noleggio di apparecchiature nell’ambito di attività di intercettazione alla Stm srl, formalmente intestata a Marisa Aquino e di fatto amministrata da Vito Tignanelli, con il quale il magistrato intratteneva relazioni personali risalenti a circa venti anni addietro» e che «a riprova del rapporto fiduciario, era risultato, nell’ottobre 2018, depositario presso la propria abitazione di copiosa documentazione affidatagli in custodia dallo stesso dottor Facciolla». Questi affidamenti, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero procurato un «ingiusto vantaggio patrimoniale» alla Stm srl «in violazione dell’obbligo di imparzialità gravante su ogni pubblico ufficiale». Il procuratore Facciolla, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto per sé delle «utilità»: l’uso di un’utenza telefonica intestata a Marisa Aquino «da epoca anteriore e prossima al 23 dicembre 2015 e fino a tutto il 17 ottobre 2016, avendone assunto la titolarità solo il 17 ottobre 2016». Inoltre nella primavera del 2017, su espressa indicazione di Marisa Aquino, sarebbero state installate dalla Stm due video camere nel parcheggio antistante l’ingresso dell’abitazione del magistrato a Cosenza. 

Eugenio Facciolla

Le accuse di falso

Due sono, inoltre le ipotesi di falso. Un capo di imputazione riguarda Facciolla e il maresciallo Greco. Dopo l’arresto dell’imprenditore Antonio Spadafora il 9 gennaio 2018, nell’ambito dell’operazione della Dda di Catanzaro denominata “Stige”, Facciolla e Greco avrebbero concordato la redazione di un’annotazione nella quale fossero descritte le attività informative che lo stesso Greco – condannato per concorso esterno in associazione mafiosa a 13 anni – aveva acquisito «mesi prima nel corso di interlocuzioni con Antonio Spadafora», condannato nel processo ordinario a 14 anni e 6 mesi. Tale documento, però, per l’accusa, sarebbe «risultato materialmente falso» poiché reca la data del 31 dicembre 2017, giorno in cui Greco non risultava in servizio. Sulla base di accertamenti eseguiti sul computer di Greco, inoltre, «il file risultava generato il 15 dicembre 2018 e modificato l’ultima volta il 19 febbraio 2018». Risulterebbero false, inoltre, determinate attività compiute da Greco: un incontro in data 20 ottobre 2017 nella stazione di Cava di Melis con Antonio e Rosario Spadafora – quest’ultimo anche lui condannato nel processo Stige a 14 anni e 4 mesi – «laddove in quella data l’ufficiale di polizia giudiziaria era risultato permanere per l’intera giornata nell’area urbana di Cosenza e intorno alle ore 20, nel comune di Rende». Falsa sarebbe anche l’informazione telefonica «ricevuta il 3 novembre 2017 da Antonio Spadafora circa un controllo eseguito dai carabinieri in località Russi, laddove la telefonata risultava essere stata fatta in realtà da Rosario Spadafora». Sempre secondo l’accusa, «il procuratore Facciolla suggeriva a Carmine Greco la redazione dell’atto e la sua retrodatazione e, a seguito della consegna avvenuta da parte dell’ufficiale di polizia giudiziaria nelle mani della segretaria in servizio nella Procura di Castrovillari, in epoca successiva e prossima al 19 febbraio 2018, non essendo stato apposto sul documento alcun timbro di avvenuta ricezione, ne approvava il contenuto dopo l’avvenuta lettura, provvedendo al suo inserimento all’interno del fascicolo di cui era contitolare, con provvedimento ‘visto agli atti d’ufficio’ che recava la data del 28 giugno 2018». Infine il carabiniere Nota, su istigazione del comandante Carmine Greco, nel protocollare la nota, datata 31 novembre 2017 firmata da Greco e indirizzata al procuratore Facciolla, avrebbe attestato falsamente al protocollo dell’ufficio di avere ricevuto l’atto nella data 31 novembre 2017 «quando in realtà l’atto risultava essere stato ultimato dall’effettivo estensore in data 19 febbraio 2018, avendo commesso il fatto al fine di garantire all’autore della nota contraffatta nella data l’impunità dal reato di falso ideologico». Condotte che, secondo l’ipotesi accusatoria, rappresentano una grave scorrettezza anche nei confronti dei magistrati della Dda di Catanzaro – titolari del procedimento Stige – che stavano svolgendo indagini a carico di Antonio Spadafora e di Carmine Greco.

Parte civile

In questo procedimento si è costituita parte civile la Presidenza del Consiglio dei ministri. La prossima udienza è stata fissata per il 13 luglio prossimo, data entro la quale verrà stilato il calendario dei testi da sentire da parte del pm e del collegio difensivo composto dagli avvocati Franco Sammarco, Antonio Quintieri, Pasquale Vaccaro, Lucio Conte, Cesare Badolato, Antonio Zecca. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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