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Il boss e i due ex sindaci: le manovre dei burattinai a Nocera Terinese

Le campagne elettorali del 2018 e del 2019. Motta e Ferlaino «padroni occulti» della lista di Pandolfo. L’ombra dei clan sul voto

Pubblicato il: 04/05/2021 – 7:11
di Pablo Petrasso
Il boss e i due ex sindaci: le manovre dei burattinai a Nocera Terinese

NOCERA TERINESE Non capita spesso che un boss censuri il comportamento di un suo (presunto) sodale politico. Eppure Carmelo Bagalà – che secondo la Dda di Catanzaro, diretta da Nicola Gratteri, “governava” sulla costa lametina tra Falerna e Nocera Terinese – non aveva un gran concetto di Luigi Ferlaino, ex sindaco di Nocera e referente politico della cosca per i magistrati antimafia. «O Mario – dice in un’intercettazione – allora… Luigi (ndr, si intende Ferlaino) ha fatto il sindaco… Ha mangiato come, ma non con due… quattordici mani».

I risultati delle amministrazioni Ferlaino e Motta

Che la gestione di Ferlaino non sia stata immacolata lo testimonia anche una condanna definitiva in sede erariale per 250mila a suggello di un decennio di amministrazione. Un po’ di storia amministrativa del Comune: il testimone del sindaco viene raccolto da Pasquale Motta, oggi direttore de “LaC”. Al termine della sua sindacatura, nel 2016, i nodi giungono al pettine: «Al termine del suo mandato veniva dichiarato – scrivono i magistrati della Dda – il dissesto del Comune a causa di debiti superiori a 23 milioni di euro, chiaramente ascrivibile alla risalente e duratura mala gestio della cosa pubblica».

La civica con l’appoggio della ‘ndrangheta

È in questo contesto che matura la vittoria di Fernanda Gigliotti proprio contro Motta nelle successive elezioni. Gigliotti, sintetizzano gli investigatori, era invisa non solo all’avversa parte politica “ufficiale” ma anche a Carmelo Bagalà, che nutriva per l’avvocato nocerese «forti rancori, principalmente determinati dall’impermeabilità del sindaco neoeletto rispetto alle sue pressioni illecite».

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Luigi Ferlaino, ex sindaco di Nocera Terinese

La nuova esperienza dura poco: dopo «forti attriti politici» Gigliotti azzera la propria giunta; seguono la sfiducia e il termine del mandato. E iniziano le intercettazioni che raccontano da una prospettiva inedita lo svolgimento della successiva campagna elettorale: una sfida del gruppo Ferlaino-Motta (con l’ombra del boss Bagalà) alla sindaca uscente. Una storia di burattinai e burattini in cui si staglia l’ombra della ‘ndrangheta. Che avrebbe condiviso con i politici il perimetro di una lista civica, pur senza agire in sinergia con i loro interessi.
La sintesi operata dal giudice per le indagini preliminari riguardo alla contesa del 2018 è secca: «Luigi Ferlaino e Pasquale Motta, entrambi incandidabili, organizzavano una lista civica denominata “Unità popolare nocerese”, li cui candidato a sindaco era Massimo Pandolfo e candidati al consiglio comunale Rosario Aragona e Salvatore Grandinetti (entrambi indagati). La lista riceveva l’avallo e l’appoggio decisivo di Carmelo Bagalà».

La vittoria nel 2018

L’impegno del giornalista in quella competizione elettorale è, per il giudice, più che evidente: «Benché Motta non figurasse formalmente nella lista, l’attività di intercettazione dimostrava come questi ne fosse il regista occulto e il dominus incontrastato, il cui fine ultimo era quello di portare sullo scranno comunale dei soggetti da lui completamente eterodiretti». Quella lista era «riconducibile» all’ex sindaco. Lo proverebbe anche un’intercettazione nella quale Bagalà dice, a proposito della civica, «”Pasquale vince sicuro”, con ciò certificando chi fosse il vero regista della competizione elettorale». Bagalà non parla a caso: “Unità popolare nocerese” vince. Massimo Pandolfo diventa sindaco, Salvatore Grandinetti e Rosario Aragona («appoggiati da Carmelo Bagalà») e Domenico Motta («candidato di punta di Luigi Ferlaino») diventano consiglieri comunali.

I «padroni occulti» della lista di Pandolfo

Quello che gli inquirenti confezionano nell’ordinanza di custodia cautelare è il racconto dall’interno delle elezioni in un piccolo centro, tra inimicizie storiche e candidati che scambiano la cosa pubblica per cosa propria. Nel caso di Nocera Terinese, i contatti dell’ex sindaco Ferlaino si attivano per tempo e arrivano dappertutto. Ferlaino chiama un tecnico per assicurargli che, in caso di vittoria, lo confermerà nel posto che ricopre (e gli consegna materiale per “spingere” una pratica). Per aiutare la propria coalizione, però, organizza una lista civetta guidata da Rino Rocca, «con il solo scopo di togliere voti alla candidata da lui avversata, peraltro riuscendo nel suo intento, poiché solo grazie al “sacrificio” di Rocca si riusciva a ottenere l’elezione a sindaco di Massimo Pandolfo». Fernanda Gigliotti denuncia i movimenti elettorali in un interrogatorio del 13 giugno 2018. Fa nomi e cognomi, segnala legami politici e tratteggia presunte collusioni criminali.

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Massimo Pandolfo

Le captazioni degli inquirenti confermano il quadro politico. Ferlaino, dopo le elezioni, guida il Comune: suggerisce ai papabili assessori quali siano le deleghe più comode, segnala «l’ineludibile necessità di rimuovere l’attuale segretario comunale, Giuseppina Ferrucci, poiché si era opposta alle sue trame di potere». Conta soltanto questo, il potere. E Ferlaino ne condivide la gestione con Motta, suo successore e sodale. «Un ulteriore colloquio – segnala il gip – tra i due confermava che Motta e Ferlaino erano i veri padroni occulti della lista capeggiata da Massimo Pandolfo, ridotta a un involucro di prestanome compiacenti; difatti, nel corso del dialogo intercettato, i due discutevano sulla spartizione degli assessorati e delle deleghe tra i candidati eletti, in tal modo esautorando la competenza del sindaco eletto».

L’ombra del boss

A rendere ancora più oscuro il quadro è l’ombra del boss Carmelo Bagalà. Al quale «venivano immancabilmente sottoposti» i nomi dei principali candidati alle elezioni. Questo ingombrante socio (politico) di maggioranza «riusciva a far convogliare sui candidati da lui appoggiati un numero impressionante di voti, segnando inevitabilmente le sorti della campagna elettorale». È così che “Unione popolare nocerese” avrebbe vinto le elezioni. Bagalà, in particolare, si sarebbe «attivato fattivamente per procurare voti a Massimo Pandolfo, intimando, inoltre, a Vittorio Macchione di ritirare il suo appoggio alla lista dell’avversario politico Fernanda Gigliotti».

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Fernanda Gigliotti

Stesso percorso seguito da Motta, che avrebbe assicurato a Macchione «che, qualora fosse stata eletta la lista di Pandolfo, l’amministrazione comunale (con logica evidentemente clientelare) avrebbe tutelato anche i suoi interessi». Lo si evincerebbe dalle parole dello stesso Macchione: «Pasquale, a me, che ti devo dire… mi ha detto “archite’, tu stai tranquillo perché se vinciamo noi, tu sarai trattato come uno di noi”».
Bagalà è uno dei centri di gravità elettorale a Nocera Terinese: mezza politica si attiva per chiedergli favori. E il suo attivismo non è «disinteressato, poiché egli, per sua stessa ammissione, sperava di poter ottenere favori da parte del nuovo sindaco come era avvenuto con i precedenti amministratori Luigi Ferlaino e Pasquale Motta».

«Il “fatto della mafia”»

Bagalà punta molto su Salvatore Grandinetti, di professione paramedico e figlio di un agente di polizia municipale. È a lui che chiede «di ottenere corsie preferenziali per l’effettuazione di accertamenti sanitari». La familiarità («zio Carme’») nei dialoghi è evidente, tanto che il giovane accompagna il boss per l’esame all’ospedale di Lamezia e si mette a disposizione anche in altre circostanze. L’appoggio del capoclan però, può essere imbarazzante e lo stesso Bagalà spiega al proprio candidato che lo aiuterà «senza esporsi pubblicamente per via del “fatto della mafia”». Il piano riesce: il paramedico raccoglie 130 preferenze ed è il terzo candidato più votato nella lista guidata da Massimo Pandolfo.

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Il palazzo comunale di Nocera Terinese

Pandolfo si dimette e la macchina riparte

Tra liste civetta, dominus occulti e l’ombra della ‘ndrangheta, le elezioni incoronano Massimo Pandolfo nel giugno 2018. Ma la gioia per la vittoria dura poco. Il neo sindaco si trova subito sottoposto a grosse pressioni sugli incarichi. E, quando si rifiuta di premiare con una consulenza Franco Motta, «candidato non eletto nella lista di maggioranza», entra «in forte contrasto con Pasquale Motta». Pandolfo sceglie addirittura «di portare a esecuzione la sentenza di condanna per danno erariale emessa nei confronti di Luigi Ferlaino per l’importo di oltre 250mila euro». Stritolato dallo stress, il primo cittadino si dimette. È il 10 agosto 2018: quella stessa sera, la macchina “politica” si rimette in moto. E Carmelo Bagalà «subito esorta Saverio Russo a formare una nuova coalizione in vista delle future elezioni per evitare la possibile elezione di Fernanda Gigliotti».

«Il candidato è un “purista”, lo sto facendo ballare un po’»

Gli attori sono sempre gli stessi. Gli inquirenti ne registrano le intenzioni: «Pasquale Motta e Luigi Ferlaino – come si è detto, veri registi della precedente competizione elettorale – dopo aver visto naufragare la possibilità di continuare a gestire l’amministrazione comunale a causa della “ribellione” di Massimo Pandolfo – cercavano di formare immediatamente una rosa di candidati da schierare nella lista uscente “Unità popolare nocerese” in modo da assicurarsi il successo anche nella nuova tornata elettorale (cosa, poi, effettivamente avvenuta)». Nella lista, oltre a candidati uscenti come Armando Motta e Salvatore Grandinetti, «c’erano anche nomi nuovi: in particolare, Tonino Albi (non indagato, ndr) come candidato sindaco e, come consigliere, il carabiniere Francesco Cardamone (ai domiciliari, ndr), quest’ultimo risultato essere persone estremamente vicina a Carmelo Bagalà, al quale aveva anche rivelato l’esistenza di indagini a suo carico».

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Tonino Albi, attuale sindaco di Nocera Terinese

È ancora Pasquale Motta, che si interessa anche alle Comunali del 2019, a dare una chiave di lettura di ciò che si annida dietro la competizione elettorale. Il giornalista definisce il candidato sindaco Tonino Albi «un “purista”». Albi, appuntano gli inquirenti, «avrebbe dovuto essere un mero prestanome per garantire al Motta stesso il controllo indisturbato sul governo comunale».
La conversazione intercettata è, per gli investigatori, chiarissima: «Abbiamo un purista noi adesso… non è che… non ha capito che ancora… un altro poco… ora si deve piegare… ora lo sto facendo ballare un po’ quando poi siamo con… che siamo».

L’accordo tra Motta e il candidato vicino a Bagalà

Nella tornata elettorale del 2019 viene meno l’apporto di Ferlaino. Le liste sono soltanto due: la prima, sostenuta da Pasquale Motta, con Tonino Albi come candidato sindaco, vede tra i candidati anche gli uomini (Salvatore Grandinetti e Francesco Cardamone) che la Dda considera vicini a Bagalà; l’altra, formata dalla ex sindaco Fernanda Gigliotti, già sconfitta nel corso delle precedenti elezioni da Massimo Pandolfo, fattivamente appoggiata da Vittorio Macchione («intenzionato a mantenere uno stabile controllo sull’amministrazione comunale», secondo quanto si legge nell’ordinanza) che vi candidava il proprio figlio.

Pasquale Motta, direttore de “LaC”

Nella civica “Unione popolare nocerese” convivono due anime. Gli inquirenti lo sottolineano quando spiegano che nella lista «si candidava anche l’ex consigliere di maggioranza Salvatore Grandinetti, eletto alle precedenti elezioni grazie all’appoggio decisivo di Carmelo Bagalà, che concludeva un accordo politico con Pasquale Motta, in base al quale, in caso di vittoria anche alla seconda competizione elettorale, avrebbe ricoperto la carica di vice sindaco, cosa, poi, effettivamente avvenuta» (in realtà, come vedremo, l’accordo sarà stretto tra Motta e un altro candidato, il carabiniere Francesco Cardamone, finito agli arresti domiciliari).

Il supporto degli uomini vicini al boss

«A favore della lista capeggiata da Tonino Albi» e «di fatto controllata da Pasquale Motta» si schierano anche Domenico e Fernando Aragona, entrambi considerati vicini al boss Carmelo Bagalà. I due, secondo quanto segnalano i magistrati, avrebbero svolto «un’attivissima campagna elettorale in favore del candidato Francesco Cardamone» grazie al «lauto consenso elettorale vantato in ragione della loro attività di custodi del villaggio Nuova Temesa». Nella serrata campagna elettorale nocerese, anche le notifiche sui social sono motivo di soddisfazione. E Cardamone ne segnala una a Pasquale Motta «nella quale Ferdinando… Aragona manda un messaggio con scritto: pagina alla grande!». «Eh, ma Ferdinando il padre di Domenico? Quindi l’ha fatto pubblicamente», risponde il giornalista. Che, davanti alla conferma del carabiniere, replica: «Perfetto! Perfetto!». Anche in questo caso, l’appoggio politico sarebbe tutt’altro che disinteressato. Gli Aragona aiutano Cardamone perché temono che il responsabile dell’Area amministrativa del Comune, che sostiene una lista avversa, revochi loro («li aveva espressamente minacciati») la concessione demaniale per l’occupazione di un lido. In effetti era già partito un procedimento in autotutela.

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Francesco Cardamone

E «un’ulteriore intercettazione captata tra Pasquale Motta e Francesco Cardamone», conferma che quest’ultimo «aveva rivolto a suo vantaggio la minaccia veicolata dal Macchione agli Aragona, a cui aveva promesso che, in caso di buon esito delle elezioni, avrebbe fatto il modo di garantirgli il mantenimento della concessione». In una lunga telefonata, Cardamone rassicura Motta, che non si fidava troppo degli Aragona. E «lascia intendere che una volta eletto, sarebbe certamente dovuto intervenire per ricambiare il loro appoggio in campagna elettorale».

Motta «dominus occulto» e il patto con il vicesindaco

Arriva, finalmente, il momento del voto. Che premia Tonino Albi con 1.519 voti pari al 51,6% delle preferenze. Anche Cardamone ottiene un grosso successo elettorale «e, dopo alcuni dissidi interni alla coalizione vincitrice» viene nominato vicesindaco «come in precedenza promessogli da Motta» che rimane «il dominus occulto della coalizione vincitrice», tanto da dichiarare «come avrebbe distribuito i vari incarichi e chi avrebbe rimosso poiché non gli era stato fedele alle elezioni». Anche sulle concessioni demaniali le promesse vengono mantenute: vanno definitivamente agli Aragona. Il gip considera «pacifica e incontroversa» l’esistenza di un accordo tra gli Aragona, «ritenuti appartenenti al sodalizio criminale capeggiato da Bagalà» e il carabiniere Francesco Cardamone, “designato” vicesindaco dal “regista” Pasquale Motta. Le urne sono chiuse, i burattinai possono riprendere il controllo di quel Palazzo comunale che non vogliono (e non possono) mollare. (p.petrasso@corrierecal.it)

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