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«Me l’ha cacciata lui». La divisa infedele salva i Fabiano dalla perquisizione

Agli atti dell’operazione Anteo il favore di un carabiniere forestale agli uomini dei clan. La droga sparisce: «L’ha svignata dietro un sentiero»

Pubblicato il: 17/05/2021 – 18:30
di Alessia Truzzolillo
«Me l’ha cacciata lui». La divisa infedele salva i Fabiano dalla perquisizione

CATANZARO «Un giorno mi ha fermato e mi ha salvato il culo… mi hanno fermato i carabinieri di San Vito… poi si è fermato anche lui… adesso lo vedi che lui è passato carabiniere?… si è fermato… me l’ha cacciata lui… pulito pulito… mi ha fatto un’occhiata e l’ha svignata dietro un sentiero… no no no… è stato in gamba… quel giorno mi ha aiutato… la verità… no… è una brava persona…». A parlare è Damiano Fabiano, 30 anni, tra i principali fautori, insieme ai fratelli, di un’associazione dedita al narcotraffico, tratto in arresto questa mattina nel corso dell’operazione Anteo che ha portato a 30 misure cautelari.

I carabinieri sulla pista giusta

A finire ai domiciliari c’è anche Rocco Bruno Caruso, 55 anni, residente a San Vito allo Ionio, carabiniere della Forestale accusato di depistaggio, falsità ideologica e rivelazione di segreti d’ufficio. È per lui che spende parole di stima Damiano Fabiano il quale sostiene di essere stato aiutato da Caruso nel corso di un controllo. Caruso avrebbe trovato la droga che trasportavano Fabiano e Salvatore Macrì (anch’egli tratto in arresto) e, stando al racconto dello stesso Fabiano, l’avrebbe gettata via – «l’ha svignata dietro un sentiero» – facendo così risultare negativo il controllo. Eppure i carabinieri erano sulla pista giusta: secondo le informazioni raccolte sapevano che Fabiano e Macrì avevano preso la droga a Girifalco e la stavano trasportando su una Fiat Grande Punto nera. Vengono così istituiti due posti blocco, uno a Olivadi e l’altro a Centrache e viene chiesto il supporto dei carabinieri della forestale, tra i quali c’è anche Caruso. I militari erano stati informati sui motivi del posto di blocco ed erano stati avvisati della pericolosità dei soggetti che avrebbero potuto essere armati.

I regali per il carabiniere

La perquisizione, avvenuta nel giugno 2017, aveva dato esito negativo ma a maggio 2018 viene intercettato Damiano Fabiano che parla con lo zio e la moglie dello zio e racconta loro dei suoi rapporti «con il carabiniere forestale Rocco Bruno Caruso e dell’episodio in cui quest’ultimo lo aveva agevolato occultando la sostanza stupefacente, sottraendola al sequestro che ne sarebbe derivato nel corso della perquisizione alla quale il militare lo aveva sottoposto congiuntamente ad altri colleghi». 
A questo punto lo zio suggerisce di elargire al carabiniere delle regalie ogni volta che gli è possibile: «E tu ogni tanto gliele puoi portare un poco di uova… quando ne fanno (le galline ndr) … quando no niente…».
A luglio 2018 Damino Fabiano torna sull’argomento. Dimostra di sapere che i carabinieri forestali che lo avevano fermato erano stati chiamati da «quello di San Vito». Nel racconto Fabiano afferma che Caruso «si era offerto di ricevere ed occultare qualsiasi cosa stesse trasportando per poi buttarla personalmente sottraendola alla successiva perquisizione», annotano i pm Stefania Paparazzo e Debora Rizza.

Il controllo su Fabiano

Fabiano dichiara, alla presenza del suocero e della moglie, di aver molto apprezzato il comportamento del Carabiniere Forestale Rocco Bruno Caruso, ribadendo di non aver avuto nulla da nascondere: «Poi gli ho detto non ho niente… che devo avere!! ha detto “allora”».
Invece, secondo gli inquirenti, quel giorno del 8 giugno 2017 Damiano Fabiano, insieme a Macrì, aveva superato da poco Girifalco ove aveva incontrato Francesco Sestito, soggetto monitorato perché divenuto di interesse investigativo per traffico di droga.
«Il comandante della Compagnia di Girifalco – è scritto nei brogliacci dell’inchiesta –, in apposita relazione di servizio, precisava che il controllo sul Fabiano avveniva in occasione del suo passaggio nel territorio di Girifalco a seguito di quanto emergeva nell’immediatezza dall’ascolto delle conversazioni intercettate sull’utenza in uso a Francesco Sestito, il quale aveva concordato telefonicamente con Giuseppe Fabiano, l’incontro che sarebbe avvenuto con suo fratello di lì a poco».
Secondo gli inquirenti «Caruso da una parte attestava il fatto non vero (la vana perquisizione) e dall’altro occultava il vero (la circostanza che lo stupefacente effettivamente era trasportato e detenuto da Fabiano e Macrì), rimanendo l’unico agente consapevole».

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