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’Ndrangheta in Emilia, sequestrati beni per un milione a imprenditore edile – VIDEO

Blitz di polizia e finanzieri a un 43enne di Crotone, residente nel Reggiano, che «dava il suo contributo consapevole alla criminalità»

Pubblicato il: 20/05/2021 – 8:57
’Ndrangheta in Emilia, sequestrati beni per un milione a imprenditore edile – VIDEO

CATANZARO A sei anni dalla conclusione della nota operazione “Aemilia”, Polizia di Stato e Guardia di finanza hanno inferto un altro duro colpo alla cosiddetta “ ‘ndrangheta emiliana”, capace di infiltrare l’economia nazionale ed estera.  Un 43enne, noto imprenditore edile, originario di Crotone ma residente da tempo in Reggio Emilia si è visto notificare la misura di prevenzione patrimoniale del sequestro dei beni, proposta dal questore di Reggio Emilia e avallata dal Tribunale di Bologna, riferita a 9 immobili, ubicati in provincia di Reggio Emilia, terreni annessi, ditte operanti nel settore dell’edilizia, conti correnti e autovetture, per un valore che supera il milione di euro. Le indagini patrimoniali hanno dimostrato come il soggetto avesse fittiziamente intestato, a se stesso a ad altre persone compiacenti, beni riconducibili alla cosca, portando avanti, nell’interesse del sodalizio, anche attività imprenditoriali.

Le indagini hanno ricostruito 22 anni di vita dell’imprenditore

Le attività hanno preso il via all’alba in 5 diverse località della provincia reggiana, e hanno visti impegnati circa 30 operatori della Questura e del Nucleo di polizia economicofinanziaria della Guardia di Finanza di Reggio Emilia, i quali hanno eseguito una misura di prevenzione patrimoniale, con sequestro volto alla confisca dei beni, emessa dal Tribunale di Bologna, Sezione misure di prevenzione su proposta avanzata dal Questore di Reggio Emilia, Giuseppe Ferrari. Gli operatori della polizia scientifica hanno documentato per intero le varie fasi dei sequestri, lo stato dei luoghi e dei beni appresi.
All’uomo è stato notificato l’atto di sequestro riferito a 8 immobili, ubicati in diversi comuni della provincia reggiana, terreni annessi, ditte operanti nel settore dell’edilizia, conti correnti e auto, per un valore che si avvicina a 1 milione di euro.
In particolare, in un solo conto corrente è stata reperita la ragguardevole somma di 120.000 euro. La Divisione Anticrimine della Questura di Reggio Emilia, con il prezioso supporto del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Reggio Emilia, ha impiegato circa 7 mesi ad effettuare mirate e complesse indagini, che hanno interessato le vicende giudiziarie e l’analisi patrimoniale del soggetto, ricostruendo 22 anni di vita dello stesso e dei familiari e dimostrando che i redditi percepiti dalle attività lecite, intraprese dallo stesso e dal suo nucleo familiare, non erano in alcun modo sufficienti a giustificare il tenore di vita e le proprietà acquisite nel corso degli anni. Sono state analizzate con scrupolo anche le numerose transazioni bancarie, al fine di discernere, da quelle rientranti nella normale dinamica imprenditoriale, quelle che, invece, avevano come scopo reale lo storno di cifre e l’acquisto di proprietà per conto di taluni esponenti del sodalizio ‘ndranghetistico emiliano.

Il video

Il suo contributo alla ‘ndrangheta dopo la condanna al processo “Aemilia”

Le investigazioni hanno preso il via dallo spunto offerto dall’indagine “Aemilia”, nella quale la persona era stata condannata proprio per il reato di intestazione fittizia di beni, avendo fornito a due sodali della consorteria emiliana, imprenditori attivi nel reggiano, poi tratti in arresto e condannati anche di recente dalla Corte di appello di Bologna, uno “schermo” protettivo per evitare che alcuni suoi beni fossero allo stesso riconducibili e quindi potenzialmente aggredibili dai provvedimenti giudiziari. Le indagini patrimoniali hanno però permesso di documentare che il contributo consapevole
dell’individuo in questione in seno alla ‘ndrangheta era continuato anche in anni più recenti
e riguardava altri beni, oltre quelli individuati in “Aemilia”. Per quanto riscontrato, l’uomo aveva cercato di portare avanti anche alcune attività imprenditoriali del menzionato vertice della cosca, di cui è peraltro stretto congiunto, occupandosi di curare in prima persona specifici interessi dello stesso (per esempio pagare le parcelle dei difensori). Inoltre, e sempre al fine di creare quante più barriere possibili nella riconducibilità delle proprietà, l’uomo aveva anche alienato, a compiacenti prestanome, un appartamento, attraverso un atto di compravendita, la cui causa giuridica è stata ritenuta dagli inquirenti solo surrettizia.

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