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L’udienza

Rinascita Scott, le estorsioni alla Sardanelli, l’intimidazione a Callipo e la Eco Call che assume il suocero di Bonavota

Si è spostato sulla zona industriale di Maierato il racconto del collaboratore Andrea Mantella. «Fino al 2011 in quell’area pagavano tutti»

Pubblicato il: 20/05/2021 – 21:44
di Alessia Truzzolillo
Rinascita Scott, le estorsioni alla Sardanelli, l’intimidazione a Callipo e la Eco Call che assume il suocero di Bonavota

LAMEZIA TERME «Ero presente quando hanno sparato alla Serramenti Spi, ero presente quando a Callipo gli hanno mandato una bottiglia incendiaria, ero presente quando hanno sparato alla Sardanelli, ero presente quando hanno sparato allo Eco Call spa nelle zona di Vazzano». Era presente il collaboratore di giustizia Andrea Mantella – come lo stesso ha raccontato durante il processo “Rinascita-Scott” – quando la cosca Bonavota di Sant’Onofrio ha perpetrato una serie di intimidazioni a scopo estorsivo nella zona industriale di Maierato. Il pentito ha ampliato, con le sue risposte, la domanda iniziale del sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Annamaria Frustaci che verteva, in particolare sull’estorsione perpetrata ai danni di Sardanelli e della ditta Intertonno srl.

Agli attentati con l’auto rubata

«Gli attentati li faceva il clan Bonavota – afferma Mantella –. Dopo l’omicidio di Domenico Di Leo e Raffele Cracolici i Bonavota prendono una forte autonomia e fanno tabula rasa su tutte le attività presenti sulla zona industriale di Maierato con attentati sistematici e capillari». In particolare ai Sardanelli andarono a sparare alle saracinesche «Onofrio Barbieri, un tale Antonio Patania e un altro ragazzo di cui non ricordo il cognome, e lo stesso Francesco Scrugli. Sparavano alle serrande e facevano questi attentati e poi tornavano». La manovalanza – che partiva per gli attentati con un’auto rubata – era agli ordini di Domenico Bonavota Francesco Fortuna, Nicola Bonavota che aspettavano il ritorno dei loro sodali, sovente in compagnia di Mantella, nelle zone di Sant’Onofrio. «Onofrio Barbieri – racconta Mantella –agiva sulle direttive di Nicola Bonavota, Domenico Bonavota e di Francesco Fortuna. Quest’ultimo era maggiormente delegato per quanto riguarda gli omicidi mentre Onofrio Barbieri partecipava ma sulle persone sparava Francesco Fortuna mentre i danneggiamenti li faceva Onofrio Barbieri su incarico dei fratelli Bonavota».
Per quanto tempo è andata avanti la richiesta di denaro alla ditta Sardanelli?, chiede il pm.
«Io so che fino al 2011 su quell lì pagavano tutti – dice il collaboratore –. Io ho preso parte parte agli attentati nel 2003/2004/2005».

L’assunzione del suocero di Nicola Bonavota

In ogni occasione interveniva Gregorio Gioffrè alias “Nasone” che «si metteva in mezzo perché era il suo lavoro: faceva da intermediario tra il mafioso e gli imprenditori».
Alla fine alla Eco Call, una ditta di stoccaggio della spazzatura, hanno assunto il suocero di Nicola Bonavota, tale Pino Serratore per andare ad aprire i cancelli e poi tornare la sera a chiudere i cancelli.

Tony Scrugli e gli assegni cambiati agli usurai

Antonio Scrugli, detto Tony, era un fedelissimo del gruppo di Mantella. Era cugino del braccio destro di Mantella, Francesco Scrugli, e nessuno dava fastidio al suo negozio di ortofrutta, in un territorio come quello di Vibo nel quale, dice lo stesso pentito, «ci sono più estorsioni che abitanti». Per fare un esempio del suo legame con la cosca Francesco Scrugli lo utilizzava per dargli in custodia «dello stupefacente e qualche arma. Inoltre ha dato un appartamento a Salvatore Morelli (altro fedelissimo di Mantella) affinché il Morelli stesse latitante. Per quanto io ricordi Morelli è stato catturato all’interno del suo appartamento a Bivona o a Vibo Marina. Era stata fatta una scrittura tra il padre del Morelli e Tony Scrugli perché potesse difendersi davanti al Tribunale di Vibo Valentia visto che gli era stato contestato un favoreggiamento con l’aggravante mafiosa».
Non solo. Mantella racconta che Tony Scrugli aveva rapporti con il proprietario del Cin Cin Bar di Vibo, Gianfranco Ferrante «il quale dava degli assegni a Scrugli così come facevano anche Giuseppe Barba, detto “Pino Presa”». Erano assegni provento di usura – specifica il collaboratore – che andavano monetizzati. Erano piccole cifre, sulle 3000 euro circa, così era più facile monetizzarli. In alcune occasioni Antonio “Tony” Scrugli versava gli assegni provenienti dall’usura di Ferrante e Giuseppe Barba sul conto della moglie.
C’era, poi, un’altra attività alla quale Scrugli si dedicava quando aveva bisogno di denaro. Mantella racconta che i fratelli Salvatore e Francesco Scrugli (non il braccio destro di Mantella) facevano dei trasporti di di droga tra Calabria e Sicilia. «Aiutavano i fratelli Narciso». «Quando era in difficoltà economica, Tony Scrugli faceva qualche trasporto anche lui». (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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