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la conferenza stampa

Omicidio Gigliotti a Lamezia, chiuso il caso dopo sei anni. «Gallo ha compiuto una serie di errori» – VIDEO

Esclusa la pista legata alla ‘ndrangheta. Il dirigente Paduano: «Grande impulso investigativo dopo l’omicidio di Pagliuso»

Pubblicato il: 11/06/2021 – 12:33
di Giorgio Curcio
Omicidio Gigliotti a Lamezia, chiuso il caso dopo sei anni. «Gallo ha compiuto una serie di errori» – VIDEO

LAMEZIA TERME Un omicidio eseguito con una particolare efferatezza e crudeltà, frutto secondo gli inquirenti non di un disegno criminale legato alle attività delle cosche di ‘ndrangheta sul territorio, ma un “regolamento di conti” nato da motivazioni personali.

L’arresto (in carcere) di Marco Gallo

Le indagini condotte dalla sezione investigativa del commissariato di Lamezia Terme e dalla Squadra mobile di Catanzaro e coordinate dalla Procura lametina guidata da Salvatore Curcio, con l’apporto del sostituto Santo Melidona, hanno permesso di chiudere il cerchio attorno a Marco Gallo, classe ’85, ritenuto il responsabile dell’omicidio dell’imprenditore Domenico Gigliotti avvenuto nella notte tra sabato e domenica del 25 gennaio 2015. Quello di Marco Gallo non è affatto un nome nuovo: il killer, infatti, è già stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Francesco Berlingieri ma è coinvolto (e a processo) anche negli omicidi di Gregorio Mezzatesta e l’avvocato lametino, Francesco Pagliuso. 

L’impulso dopo l’omicidio dell’avvocato Pagliuso

«Non si tratta di un cold case – precisa subito Angelo Paduano, vice questore aggiunto e dirigente  della Squadra mobile di Catanzaro – anche perché le indagini non si sono mai fermate, non le abbiamo mai chiuse». Si tratta però di un puzzle ricostruito tassello dopo tassello, frutto dell’intuizione degli agenti, con un’indagine che ha avuto un impulso improvviso dopo l’uccisione di Francesco Pagliuso, l’avvocato di Lamezia Terme freddato nell’agosto del 2016. «Il risultato di oggi – racconta in conferenza stampa Alfonso Iadevaia, Dirigente della Squadra Mobile della Questura di Catanzaro – è il frutto della collaborazione stabile e permanente tra la Mobile del capoluogo e la sezione investigativa del Commissariato di Lamezia, i cui risultati si vedono in termini di efficacia». «In molte zone della nostra regione – ha spiegato – abbiamo quasi sempre la sensazione di svuotare il mare con il secchiello, ma su questo territorio, invece, si può ben toccare con mano l’efficacia investigativa. Anche perché l’omicidio di Gigliotti ha fatto rivivere alla città di Lamezia le brutte e drammatiche stagioni omicidiarie degli anni passati». 

«Grande collaborazione»

Un grande lavoro investigativo, dunque, che ha permesso di inchiodare Marco Gallo. «Fondamentale – ha spiegato in conferenza Iadevaia – è stata la relazione della Polizia Scientifica di Lamezia e di Reggio Calabria che accertato come i reperti balistici e soprattutto le ogive, trovate nell’abitazione di Gigliotti a seguito del danneggiamento dell’abitazione avvenuto nell’ottobre del 2014, episodio denunciato alle autorità solo dopo l’omicidio da parte della famiglia, fossero riconducibili proprio all’arma di Gallo». «Il sopralluogo – racconta – ha permesso di ritrovare le ogive, comparate positivamente con quelle ritrovate nel corso dell’autopsia perché trattenute dal cadavere».

La truffa sui viaggi e la “vendetta”

Secondo la ricostruzione, infatti, Marco Gallo figurava tra le vittime della truffa dei cosiddetti “viaggi fantasma” venduti dall’agenzia Easy Fligth, gestita dalla moglie della vittima. Sarebbe stato proprio l’incasso fraudolento dell’anticipo versato (1.100 euro) per l’acquisto di una crociera, a cui avrebbero dovuto partecipare Gallo e la moglie, nonché la mancata restituzione dello stesso a scatenare la violenta reazione dell’indagato che, già nel mese di ottobre 2014, aveva esploso alcuni colpi d’arma da fuoco contro l’abitazione della famiglia Gigliotti.

marco gallo
Marco Gallo

Gli errori del killer

«Con Mezzatesta e Berlingieri – ha spiegato invece Angelo Paduano – l’autore del reato ha compiuto una serie di errori, come l’utilizzo della stessa moto e l’auto per il recupero della stessa. Con Pagliuso e Gigliotti, invece, è stata utilizzata la stessa arma. L’avvocato Pagliuso, inoltre, aveva difeso Gigliotti e Curcio (moglie della vittima ndr), altro elemento di congiunzione con Marco Gallo. Il killer però ha avuto prima l’idea del solo danneggiamento, quasi contestualmente in occasione della querela per il viaggio non realizzato, ma non aveva ancora programmato l’omicidio avvenuto qualche settimana più tardi. L’omicidio di Gigliotti non è stato compiuto da Gallo “killer di mafia”, quello di Pagliuso sì, e la differenza nell’esecuzione è ben evidente. Per un omicidio di ‘ndrangheta non c’è bisogno di bruciare l’auto con la vittima ancora dentro, almeno non più da molti anni ormai». (redazione@corrierecal.it)

L’intervista

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