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«Cardiochirurgia universitaria tra le migliori in Italia ma bisogna investire di più»

Il direttore Mastroroberto: «Dati positivi dal 2013. Riequilibrare il rapporto pubblico-privato. Spero che i reparti in Calabria restino tre».

Pubblicato il: 17/06/2021 – 15:07
«Cardiochirurgia universitaria tra le migliori in Italia ma bisogna investire di più»

CATANZARO «La cardiochirurgia del policlinico universitario di Catanzaro ha raggiunto risultati importanti ma adesso dev’essere potenziata». Lo ha detto il direttore di Cardiochirurgia dell’azienda ospedaliera universitaria “Mater Domini” di Catanzaro, Pasquale Mastroroberto, nel corso di una conferenza stampa convocata per fare un bilancio dell’attività dell’unità operativa e per lanciare alcune proposte per migliorarne le prestazioni.

«La nostra cardiochirurgia tra le più virtuose»

Mastroroberto si è soffermato in primo luogo sui dati, certificati dal ministero della Salute sulla scorta del “Programma nazionale Esiti” (Pne), della qualità delle prestazioni fornite dalla Cardiochirurgia universitaria di Catanzaro, con riferimento al parametro della mortalità a 30 giorni per il by-pass aortocoronarico e la sostituzione delle valvole, evidenziando che «abbiamo migliorati i volumi e, soprattutto, siamo riusciti a raggiungere dei livelli di eccellenza. Nel 2013 eravamo sotto la media nazionale, e tra i meno virtuosi in Italia, mentre nel 2020 siamo allo 0,6% rispetto al 2% della media nazionale». Inoltre – ha ricordato il direttore di Cardiochirurgia del Policlinico di Catanzaro – «nel 2019 il nostro centro è risultato il sesto in Italia sulle complessive 105 cardiochirurgie pubbliche e private». Per Mastroroberto «sono risultati che possono infondere fiducia nella popolazione calabrese. È fondamentale investire su un centro che ha prodotto tali risultati a tutto vantaggio della Calabria».

«Potenziare la nostra unità»

Accanto agli aspetti positivi, tuttavia, non mancano – ha proseguito il direttore di Cardiochirurgia del Policlinico “Mater Domini” – «note dolenti, a partire da quello che venne stabilito dall’allora commissario ad acta della sanità calabrese Scura, con un decreto paradossale perché il nostro centro pubblico è stato dotato di soli 14 posti letto di degenza ordinaria e solo 4 di terapia intensiva post chirurgica, tra l’altro sottratti a rianimazione generale. Purtroppo – ha aggiunto Mastroroberto – alla fine diventa inevitabile fare dei paragoni e così ci si può rendere conto che il centro di Reggio ha 20 posti di degenza ordinaria e il Sant’Anna di Catanzaro ha 20 posti di degenza ordinaria e 10 di terapia intensiva post chirurgica. Per quanto ci riguarda, sarebbero quindi necessari almeno 20 posti per la degenza ordinaria e 6-8 posti letto di terapia intensiva. È evidente che i numeri della nostra cardiochirurgia vanno assolutamente potenziati, con l’innesto ovviamente del necessario personale soprattutto infermieristico. Allo stato attuale la cardiochirurgia della Aou “Materdomini” ha una stretta necessità di incrementare il numero dei posti di terapia intensiva post chirurgica e di occupare spazi che sono da anni inutilizzati e potrebbero essere ottimizzati per aumentare le prestazioni e accogliere più pazienti». «Sono anni che lo stiamo chiedendo ma senza alcun riscontro», ha quindi evidenziato Mastroroberto ricordando di averne parlato sia con il commissario Giuliano (nelle sue due parentesi alla “Mater Domini”, compresa quella attuale) sia con il commissario Zuccatelli, Zuccatelli che – ha rilevato il direttore di Cardiochirurgia universitaria – «un giorno mi ha detto che non c’era bisogno di carte bollate ma di una stretta di mano, ma è rimasta solo la stretta di mano…».

«In Calabria squilibrio in favore del privato»

Altro aspetto negativo, per Mastroroberto, è «il complessivo squilibrio tra pubblico e privato che si registra in Calabria, con il paradosso che, per sopperire alla carenza di personale, nel 2018 il commissario Scura chiese aiuto ai privati per tutelare la salute dei cittadini, e anche con il commissario Cotticelli si è privilegiato il privato. Non sono per la contrapposizione tra pubblico e privato ma nemmeno per fare un modello come la Puglia. E purtroppo ci sono cardiologi calabresi che prendono pazienti dalla Calabria e li portano in strutture private accreditate di altre regioni. Io auspico invece un giusto riequilibrio in modo che il pubblico possa fornire adeguate prestazioni e contribuire così alla riduzione della mobilità passiva. Finora – ha quindi spiegato il direttore di Cardiochirurgia del Policlinico “Mater Domini” di Catanzaro – il rapporto “malato” tra pubblico e privato ha comportato in Calabria continui sforamenti del budget per i privati accreditati, l’incremento degli oneri per le Asp, l’aumento dei costi delle prestazioni ambulatoriali e di diagnostica, una sanità pubblica sempre più nel caos con commissari straordinari che si avvicendano in modo vertiginoso con conseguente prolungato immobilismo».

«Sant’Anna? È giusto che in Calabria restino 3 cardiochirurgie…»

Nella conferenza stampa aleggia costantemente lo “spettro” della clinica Sant’Anna Hospital di Catanzaro, che con l’ambiente universitario spesso ha “duellato” in questi mesi, ma Mastroroberto dribbla la trappola delle domande dei giornalisti in modo elegante: «Io ho sempre cercato di parlare della cardiochirurgia universitaria senza mai far riferimento agli altri. Il mio augurio è che avevamo tre cardiochirurgie in Calabria e che ritornino a essere tre cardiochirurgie in Calabria. È l’unica cosa che posso dire».

Simposio internazionale all’Università

In conclusione di conferenza stampa, infine, Mastroberto ha presentato anche il settimo Simposio internazionale “Complex Diseases of Thoracic and Thoraco-Abdominal Aorta” che si svolgerà il 22 e il 23 giugno all’Università di Catanzaro. Parteciperanno, in modalità live streaming, tra i maggiori esperti mondiali quali, ad esempio, Joseph Bavaria, Leonard Girardi, Alberto Pochettino e Eric Roselli dagli Stati Uniti, Hitoshi Ogino dal Giappone, Kay-Hyun Park dal Sud Corea, Bashi V. Velayudhan dall’India, Thierry Carrel dalla Svizzera, Martin Czerny dalla Germania, Gébrine El Khoury dal Belgio, Thierry Folliguet dalla Francia, Konstantinos Tsagakis dalla Germania. A questi si aggiungono importanti relatori nazionali tra i quali il prof. Gino Gerosa da Padova, già presidente della Società Italiana di Cardiochirurgia; il prof. Massimo Chello del’Università Campus Biomedico di Roma; il prof. Roberto Di Bartolomeo, già direttore della cardiochirurgia dell’Università di Bologna e già presidente della Società Italiana di Cardiochirurgia, docenti dell’Università Magna Graecia di Catanzaro e direttori di Unità operative complesse di cardiologia della regione. (c. a.)

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