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Calabria, 31 intimidazioni ad amministratori locali nel primo semestre del 2021

I dati contenuti nel report redatto dal Ministero dell’Interno. Il fenomeno è in crescita del 15,3% rispetto al 2020

Pubblicato il: 28/07/2021 – 16:21
Calabria, 31 intimidazioni ad amministratori locali nel primo semestre del 2021

LAMEZIA TERME L’indebolimento delle condizioni economiche dovute all’emergenza Covid, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione, ha allontanato ulteriormente i cittadini dalle istituzioni e inasprito l’attrito con gli amministratori locali dai quali si attendono risposte concrete e risolutive. A confermare il trend, i dati relativi agli atti intimidatori perpetrati nei confronti degli amministratori locali e contenuti nel report relativo al primo semestre 2021.

MAPPA-INTIMIDAZIONI
La mappa delle intimidazioni nel primo semestre del 2021

Gli atti intimidatori

La frequenza degli atti di rivalsa attuati nei confronti del sistema pubblico ha decisamente penalizzato le figure di amministratori che costituiscono il primo livello di contatto tra il cittadino e la res publica: i sindaci, gli assessori e i consiglieri comunali. Le intimidazioni costituiscono una realtà particolarmente complessa. L’esame dei dati relativi al primo semestre 2021 – in cui si sono verificati 369 atti intimidatori – consente di rilevare un aumento del 15,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno 2020 in cui si erano registrati 320 episodi. La regione che ha segnalato il maggior numero di atti intimidatori è stata la Lombardia con 52 eventi criminosi rispetto a 37 dell’anno precedente, seguita da Campania (41/34), Sicilia (38/31), Puglia (35/41) e Calabria (30/29). Prendendo in esame l’incidenza del numero di intimidazioni in rapporto alla popolazione (100mila), la media nazionale è di 0,61 episodi ogni 100 mila abitanti, la Calabria registra 30 casi e cioè 1,54 per 100mila. Dei 369 atti intimidatori, 189 sono di matrice ignota (51%), 61 di natura privata (16,5%), 46 per tensioni sociali (12,4%), 45 per tensione politica (12,2%), 27 di criminalità comune (7,3%) e 1 di criminalità organizzata (0,3%).

Il modus operandi

Nel corso degli anni di monitoraggio ed analisi del fenomeno è emersa l’esigenza di catalogare anche le specifiche modalità di commissione dell’atto intimidatorio giungendo all’analisi del modus operandi ovvero delle condotte criminali in cui si concretizza l’intimidazione. Il modus operandi più frequente nel primo semestre 2021 è costituito dall’invio di missive presso abitazioni e uffici (79 casi, il 21%), dalla pubblicazione di contenuti ingiuriosi o minacciosi sui social network e web (74 episodi, il 20% di cui 48 mediante Facebook), altre modalità di esecuzione (74 casi, il 20%), seguono le aggressioni verbali (40 casi, l’11%), scritte sui muri (36 casi, il 10%), l’utilizzo di materiali e liquidi incendiari (15 casi, il 4%).

«Non bisogna lasciare soli i sindaci»

«I sindaci sono sempre più esasperati, a volte lasciati soli a gestire i propri territori. Ecco perché è necessario ripristinare e rafforzare la solidarietà tra le Istituzioni visto che troppo spesso non viene data la giusta importanza al ruolo dei sindaci, sempre più nell’occhio del ciclone non solo per minacce e atti intimidatori ma anche per le forti pressioni che ricevono». A dirlo il presidente della Provincia di Cosenza, Franco Iacucci, che ha partecipato in quanto delegato dell’Upi alla riunione dell’Osservatorio nazionale sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti degli amministratori, alla presenza del ministro degli Interni Luciana Lamorgese e al sottosegretario Ivan Scalfarotto. (f.b.)

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