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il ricordo

Tragedia del Raganello, oggi la commemorazione. «La comunità di Civita non dimentica»

La memoria di quel 20 agosto 2018, il corso della giustizia, la testimonianza di uno dei sopravvissuti: una cicatrice ancora profonda

Pubblicato il: 20/08/2021 – 7:04
di Luca Latella
Tragedia del Raganello, oggi la commemorazione. «La comunità di Civita non dimentica»

CIVITA Prima il sibilo fra le pareti del canyon, sempre più forte ed impetuoso e poi il boato e l’ondata travolgente. Quei rumori rimbombano ancora nelle gole del Raganello, dal 20 agosto 2018 per quella che si può definire un’immane tragedia. Muoiono nove escursionisti ed una guida trascinate da un’onda sollevatasi dopo una bomba d’acqua scatenata più a monte, sul Pollino, dove il torrente nasce per poi snodarsi per 17 chilometri.
La comunità di Civita ricorderà oggi la tragedia, attraverso la preghiera ma non intende dimenticare, mentre la giustizia sta facendo il suo corso con il processo – inizialmente previsto per il 15 giugno scorso – che si celebrerà dinnanzi al tribunale di Castrovillari il prossimo 26 novembre.
Lo scorso 12 aprile il gup Biagio Politano ha deciso il rinvio a giudizio per i sindaci di Civita, Alessandro Tocci, e di San Lorenzo Bellizzi, Antonio Cersosimo e gli amministratori delle società turistiche, Giovanni Vangieri e Marco Massaro. Nella stessa udienza il giudice ha emesso sentenza di non luogo a procedere per gli altri indagati – tra cui il sindaco di Cerchiara –  decisione impugnata dalla procura che ha presentato appello previsto ad ottobre. 

Il 20 agosto 2018

La tragedia si consuma il 20 agosto 2018. È una calda giornata ma gravata a monte dal maltempo che non ferma la voglia di una quarantina di escursionisti amanti del canyoning, di tuffarsi fra le caratteristiche gole del Raganello. Più a valle, alle falde di Civita, nelle gole basse, il torrente e meno impegnativo ed è anche piacevole nuotare nelle conche naturali. Risalendo, fra le gole alte, aumentano le difficoltà, le acque sono sempre più fredde, il percorso si restringe e le pareti arrivano ad essere alte anche centinaia di metri.
A monte le nuvole iniziano a riversare nel canyon la pioggia impetuosa del temporale, la cui forza dirompente fa gonfiare un’onda di acqua e fango che investe e scaraventa gli escursionisti anche fino a cinque chilometri di distanza dal punto in cui il “muro” li travolge. Prima, in boato, poi acqua, fango, detriti. I soccorsi intuiscono subito che è una tragedia.

La testimonianza

«All’improvviso – racconterà a Il Giorno uno dei sopravvissuti, Francesco Sciaraffia di Bussero, nell’hinterland milanese –  siamo stati travolti da un muro di fango, sarà stato alto tre metri, e ci siamo dispersi. Non ho avuto neanche il tempo di capire: la violenza era incredibile, pensavo solo a trattenere il fiato ma non riuscivo a evitare le rocce e ho sbattuto ovunque. Le persone che mi hanno soccorso mi hanno detto che la corrente mi ha trascinato per tre chilometri. Mentre rotolavo sentivo braccia e mani di persone in mezzo al fango che cercavano disperatamente un appiglio».
«Sono riuscito a incastrarmi con il fianco tra le rocce – riporta ancora il quotidiano – così ho evitato che la corrente mi trascinasse ancora. E mi sono aggrappato a una pianta. A poco a poco mi sono tirato su. Ero in una boscaglia, son passati due elicotteri che non mi hanno visto. Avevo bevuto talmente tanto fango da avere l’esofago come incollato e non mi è rimasta altra scelta che bere la mia urina. Non riuscivo a respirare. Erano passate ore, non c’era più sole e stavo gelando. Ho pensato di risalire lungo il torrente ma non avevo le forze, allora mi sono messo a urlare. Poi per fortuna sono arrivati i miei angeli».

La commemorazione

Quest’oggi alle 9, intanto, nella parrocchia “Santa Maria Assunta” sarà celebrata la liturgia officiata dal parroco, Padre Remo. «Sarà una preghiera – ha spiegato Padre Remo – accorata di tutta la comunità cristiana, che invocherà il Dio della vita, perché trasformi in eternità l’amore e i sogni dei nostri fratelli e sorelle scomparsi, e conforti tutte quelle famiglie che hanno subito una perdita cosi grave». 
«La comunità di Civita non dimentica. A tre anni da quel nefasto giorno incancellabile nella memoria della comunità di Civita – ha aggiunto il sindaco di Civita, Alessandro Tocci – l’amministrazione comunale, la comunità parrocchiale e l’intera popolazione vogliono ricordare chi quel giorno perse la vita lasciando i propri cari nel dolore più atroce».

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