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«I partiti devono costruire un nuovo “stadio” per giocare una nuova partita»

Tutti celebrano la disfatta della democrazia analizzando (si fa per dire) il saldo del voto, quanto ad astensionismo. Come se l’alto numero dei rinunciatari delle urne fosse un dato nuovo, un nuov…

Pubblicato il: 10/10/2021 – 9:34
di Ettore Jorio*
«I partiti devono costruire un nuovo “stadio” per giocare una nuova partita»

Tutti celebrano la disfatta della democrazia analizzando (si fa per dire) il saldo del voto, quanto ad astensionismo. Come se l’alto numero dei rinunciatari delle urne fosse un dato nuovo, un nuovo fenomeno. Non è così. Nonostante ciò tutti gli “analisti” cercano di individuare le cause nella più recente politica degli abbandoni dei cittadini, lasciati da tempo senza diritti e riferimenti rappresentativi. Con questo si trascurano due cose, ampiamente giustificative della consolidata disabitudine a frequentare le urne di ogni specie e grado: che oramai l’astensionismo è da anni che rappresenta il partito di maggioranza assoluta; che è da decenni che le collettività, soprattutto nei segmenti più bisognosi, sono abbandonate al loro triste destino. Le condizioni degradate di vita, la inarrestabile disoccupazione e inoccupazione in continua progressione, la inattività che ha determinato il reddito di cittadinanza pensato male e distribuito peggio, le cadute di impegno lavorativo dovute al Covid hanno dato una mano a che l’astensione moltiplicasse il suo saldo elettorale.
Difetto di trasmissione nella rappresentanza

Ciò è prevalente in un mondo che da decenni registra, prioritariamente nel sud: a) una caduta dei valori della rappresentanza, per assoluto difetto dei rappresentanti a rendersi portatori dei voleri dei rappresentati, spesso lasciati nei ceti più deboli a non esigere persino i diritti fondamentali; b) un abbandono delle periferie rispetto ai centri urbani, considerati (ahinoi) modelli di riferimento dei servizi pubblici con conseguente trascuratezza dei cittadini montani e dei piccoli borghi; c) un riconoscimento sociale troppo differenziato in favore dei cittadini più deboli e degli anziani, spesso in difficoltà di mettere insieme il pranzo con la cena. Queste sono le cause prevalenti che non convincono gli elettori a votare come un tempo, quando ad essere trainanti erano i leader dei partiti (solo per fare qualche esempio: Moro e Berlinguer), dei sindacati (solo per fare anche qui qualche esempio: Lama, Carniti e Benvenuti) e le personalità dei candidati (solo per fare qualche esempio in Calabria: Mancini e Misasi).
La politica delle domande piuttosto che delle risposte
La democrazia rappresentativa e le sue istituzioni è in crisi perché non dà più le risposte invocate da molti ceti socio-economici. Non dà più risposte perché il personale della politica insegue gli umori dell’opinione pubblica espressa dai media che manipolano il sentimento popolare popolo. Ciò dà una chiave di lettura parziale della realtà e, quindi, delle risposte. La classe politica non ha più strumenti di conoscenza della realtà che non siano i media. I partiti sono asfittici, i politici hanno livelli di conoscenza dei problemi e delle soluzioni poco elevati. La burocrazia è una torre eburnea, un concentrato di poteri senza responsabilità che declina dall’imparzialità alla parzialità. Il risultato è che i sistemi democratici sono sempre più disfunzionali. Perché i cittadini dovrebbero votare. Se la maggioranza assoluta degli elettori non vota vuol dire che essa non è composta soltanto dalle fasce indigenti ma vieppiù da quella borghesia operosa e colta che rifiuta il rito elettorale degenerato in ludi e facezie.
È in atto una riforma strisciante della Costituzione.
La Politica dovrebbe attrezzarsi e cambiare registro prima che i sistemi democratici nascondano altro. Il più pericoloso dei sei motivi della teoria dell’apocrito: commoditas. Ovviamente, c’è dell’altro, non affatto sottovalutabile: la sopravvenuta pigrizia sociale. C’è stato il biennio dominato dal Covid-19 omicida, ma con tanti dipendenti (soprattutto pubblici) a prestare il proprio lavoro in smart working. Si è registrata una forte domanda con conseguente offerta di sopravvivenza delle aziende interessate per la consegna a domicilio, che ha fatto si – solo per fare qualche esempio – che si trovasse a mangiare la pizza in pantofole ovvero a ricevere le medicine a casa ad opera delle farmacie che hanno compensato così ai disservizi resi dalle improprie chiusure degli studi numerosi medici di famiglia, quantomeno segnatamente ridimensionati. Ci si è abituati tutti – e gli incrementi stratosferici dei volumi di fatturato dell’e-commerce, per esempio di Amazon, lo dimostrano – a ricevere tutto nelle nostre case senza scomodarsi un attimo e in abbigliamento comodamente casalingo.“Comodità”, queste, che hanno di certo inciso sulla rinuncia al voto e alla determinazione di percentuali omeopatiche dei votanti rispetto a quelle cui eravamo abituati diversi anni fa. Una causa a più facce che sarà ulteriormente incentivata, come determinante della evasione elettorale, dagli effetti del post Covid, che fornirà prova di una altra aggressione alla società civile con la naturale conseguenza dell’aumento del fenomeno dissuasivo
I partiti devono costruire un nuovo “stadio” per giocare una nuova partita
A questo punto, è compito dei partiti attivarsi per riguadagnare la loro essenziale funzione. Quella che assegna loro l’art. 49 della Costituzione di riunire e ben rappresentare le istanze degli individui ed esercitare quel metodo democratico di determinare la politica nazionale e territoriale. Un esercizio politico che risente dell’effetto della disintermediazione dettata dall’informatica e, con essa, del difetto di controllo democratico delle decisioni e dei bisogni reali. Il problema è come riuscire in una siffatta mission, partendo dalla loro attuale precaria condizione di vuoto degli aderenti/attivisti, se non in quelli organizzati con modalità leninistica. Indispensabile per una loro corretta messa in carreggiata è un poker di idee: a) ragionare per problemi e soluzioni e non per schemi costruiti su di un mondo non più esistente; b) generare siti formativi, quasi università politiche, per i giovani più sensibili, da insediare da subito nelle istituzioni che governano il sistema territoriale; c) affidare alle donne un preciso ruolo, mettendo da parte ogni forma di generico tifo, per costituire in politica un esempio da imitare così come sta accadendo nella magistratura, nei ruoli alti della burocrazia e nell’imprenditorialità pubblica e privata. …Ancora. Basta questo per fare crescere l’entità dell’espressione del voto? Occorre consentirne il perfezionamento anche per posta certificata!

*docente Unical

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