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la riflessione

Manifestazione a sostegno della Cgil, Tassone: «Democrazia sospesa non da oggi, ma dal 1994»

L’onorevole del Nuovo Cdu: «Perché in piazza c’erano anche i grillini? Dà fastidio il silenzio e la complicità opportunistica di molti»

Pubblicato il: 17/10/2021 – 17:21
Manifestazione a sostegno della Cgil, Tassone: «Democrazia sospesa non da oggi, ma dal 1994»

COSENZA «La manifestazione dei sindacati di ieri ha avuto un successo di presenze e di adesioni. La lotta contro gli estremismi di qualsiasi provenienza o confessione deve essere decisa. I fascismi, termine coniato in questi giorni, e le ideologie della violenza vanno condannati». Lo riporta una nota a firma dell’onorevole del Nuovo Cdu, Mario Tassone.
«La grande mobilitazione culturale e civile per la difesa della democrazia – aggiunge – non ammette indulgenze, ma deve essere vera e distante da cedimenti opportunistici e volontarie distrazioni. Distrazioni e cedimenti che in un arco temporale ampio, iniziato nel 1994, non si contano». Infatti, secondo Tassone, è proprio dal 1994 che «la democrazia è sospesa». Da allora «all’elettore si è negato il diritto di scegliersi la classe politica esprimendo la propria preferenza. Meraviglia non poco che ci sia voluto l’assalto alla sede della Cgil perché sindacati, associazioni di categoria, circoli culturali, formazioni politiche ed altre realtà, organi di informazione, si accorgessero che la democrazia è minacciata. Evviva la tempestività».
«Eppure – continua Tassone – da molti anni le Istituzioni di rappresentanza, presidi di agibilità democratiche, sono continuamente svuotate. Il Parlamento depositario della Sovranità popolare subisce una continua erosione delle sue funzioni essenziali perché democrazia, libertà, diritti non siano un puro richiamo linguistico, ma l’ossequio sostanziale alla Costituzione. Se il Parlamento vive una fase di inerzia questo è dovuto anche al M5S che ha portato avanti il disegno di umiliare la rappresentanza democratica. Il progetto grillino del “Vfc” non ammette interpretazioni o commenti. E al progetto di aprire le Istituzioni come una scatoletta i pentastellati hanno avuto soccorsi inaspettati, come quelli del Pd, che ha votato la riduzione dei parlamentari, senza una analisi complessiva. Ma non è finita: si è discusso sul voto “on line” dei Parlamentari; del voto plurimo in relazione alla composizione di ogni gruppo politico; della possibilità che ogni partito presenti liste rigide, senza alcuna possibilità di scelta dell’elettore; altre amenità simili. Ma i pentastellati in questo hanno avuto una strada spianata».
E conclude con una riflessione: «A questo punto bisogna chiedersi se il Parlamento è inutile e alla rappresentanza si sostituisce la democrazia diretta, che produce oligarchie, lords protettori, “leaders illuminati”. Quindi l’annientamento della democrazia. A piazza San Giovanni c’erano i pentastellati. Ma non era una manifestazione in difesa della democrazia? Ma con un Parlamento esangue di quale democrazia si parla? Come si comprende chiaramente siamo distanti dagli estremismi, sovranismi e populismi. Alla manifestazione di ieri non c’erano Meloni e Salvini ed è comprensibile, ma cosa ci facevano i grillini, teorizzatori dello sfascio dello stato di diritto e anche del buon senso comune? Dà fastidio il silenzio, la complicità opportunistica di molti, che non aiuta a difendere la Costituzione e a costruire conseguentemente livelli di democrazia più avanzati».
«Un’ultima amara considerazione: nessuna forza politica si pone il problema della condizione di milioni di cittadini al limite dello stato di povertà, di milioni di disoccupati, di milioni di giovani demoralizzati, di migliaia di neolaureati che emigrano, di una burocrazia asfissiante e inefficiente, di una incapacità di immaginare un futuro. Se interiorizziamo questa consapevolezza, molti calcoli di partito per chi vincerà le prossime elezioni politiche o di chi sarà eletto alla Presidenza della Repubblica troveranno il giusto valore strumentale, privilegiando gli obiettivi del miglioramento delle condizioni delle nostre popolazioni».

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