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«Prima ci siete voi». Pittelli al servizio di due clan e il tentativo (confermato) di corrompere Petrini

Per la Dda di Reggio l’ex parlamentare sarebbe stato «a disposizione» dei Piromalli fino a un mese prima dell’arresto in Rinascita Scott. L’interrogatorio dell’ex magistrato della Corte d’Appello d…

Pubblicato il: 19/10/2021 – 16:39
di Pablo Petrasso
«Prima ci siete voi». Pittelli al servizio di due clan e il tentativo (confermato) di corrompere Petrini

CATANZARO Sarebbe stato il boss Luigi Mancuso a mettere in contatto Giancarlo Pittelli con la galassia Delfino, ramo del clan Piromalli deputato alla gestione dei rifiuti. Secondo la Dda di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri, l’avvocato ed ex parlamentare di Forza Italia, «a partire dal mese di agosto 2017» sarebbe stato «a disposizione» di Rocco Delfino. A quanto pare, il legale avrebbe preso alla lettera le disposizioni del boss del Vibonese. «Allora Rocco – dice in una intercettazione agli atti –, io devo tirare prima di tutto i vostri interessi. Prima ci siete voi, poi vengono tutti gli altri. Cercate di capirmi (…) La prima cosa menu girati e megghiu è! Non ata a ghiri a nuda parti». Il riferimento, secondo i magistrati reggini, è «a una grossa attività investigativa che doveva coinvolgerli “tutti” riferendosi, tra l’altro, all’indagine “Rinascita Scott” della Procura della Repubblica di Catanzaro».

Pittelli, un legale al servizio di due clan

La figura di Pittelli è al centro di inchieste giudiziarie nelle quali si mescolano criminalità organizzata e presunte opacità nei Palazzi di giustizia. È in uno dei passaggi giudiziari dell’inchiesta Rinascita Scott che il gip distrettuale di Reggio Calabria trova riferimenti alla vicinanza dell’avvocato catanzarese e il gruppo Delfino. In una delle sentenze del Tribunale del Riesame di Catanzaro vengono sottolineati, infatti, i legami di Pittelli con «esponenti di primo piano della ‘ndrangheta» ma anche la sua inclinazione «ad avvalersi di connivenze e contributi extra ordinem di personaggi operanti all’interno delle forze di polizia e dei servizi di intelligence». Questa «inclinazione» si sarebbe manifestata «nel nucleo essenziale nel 2016» ma sarebbe proseguita fino al 2018, anno nel quale gli inquirenti datano la «vicenda Delfino». Quella pronuncia del Tdl aveva mutato la misura cautelare per Pittelli, passato dal carcere agli arresti domiciliari con uso del braccialetto elettronico. Le indagini dell’Antimafia reggina, tuttavia, segnalano una «ulteriore spiccata pericolosità sociale» dell’avvocato, considerata il suo presunto concorso esterno alla cosca Piromalli, che si somma (i due clan sono federati ma hanno ciascuno autonomia decisionale) alla vicinanza con i Mancuso ipotizzata dalla Dda di Catanzaro. Pittelli avrebbe contribuito «alla vita e al funzionamento» del clan di Gioia Tauro, «rafforzandone l’operatività in un momento di crisi dovuta allo stato di detenzione dei suoi capi». L’ex parlamentare di Forza Italia sarebbe stato un “postino” per i vertici della cosca, consigliere o consigliori di Rocco Delfino, «imprenditore mafioso per come è stato concordemente decritto dai collaboratori di giustizia, referente della cosca insieme a Domenico Cangemi nonché espressione del meccanismo mafio-massonico-politico, al cui interno il collaboratore Virgiglio (vedi verbale omissato di dichiarazioni rese alla Dda di Salerno in data 12 giugno 2020) ha collocato anche l’avvocato Pittelli».

Il tentativo di corrompere Petrini 

Marco-petrini
EX GIUDICE | Marco Petrini

«Avvicinare i magistrati per corromperli» era, secondo Virgiglio, il compito di questo sistema massonico deviato. Uno «straordinario riscontro» alle dichiarazioni del pentito arriverebbe da una intercettazione ambientale del 3 maggio 2019. Delfino e Pittelli si trovano nello studio dell’imprenditore e il legale, «travalicando i limiti imposti dal mandato ricevuto nel procedimento per la revoca della confisca della Delfino srl, riferiva a Delfino del tentativo di influire sugli esiti del procedimento avvicinando l’ex presidente di Sezione della Corte d’Appello di Catanzaro Marco Petrini». 
Il magistrato al centro dell’inchiesta sulla corruzione al Palazzo di giustizia di Catanzaro – in un interrogatorio del 25 febbraio 2020 – ha confermato «una reale iniziativa corruttiva di Pittelli in favore di Rocco Delfino». La promessa («formulata in Corte d’appello nel mese di novembre 2019») era quella del «pagamento di una somma di denaro in cambio dell’esito favorevole della revisione del provvedimento di confisca patrimoniale della società di Delfino, secondo un deplorevole prima ancora che illecito meccanismo corruttivo già sperimentato dal duo Petrini-Pittelli». Sono inchieste che si mescolano, dalle quali emerge «un quadro di grave e allarmante asservimento del Pittelli alla realizzazione di obiettivi primari delle cosche mafiose (tra cui l’aggiustamento dei processi), protrattosi fino a un mese prima dell’arresto nel procedimento Rinascita Scott», arrivato nel dicembre 2019. Quello che fino a pochi anni fa era uno dei politici più influenti del centrodestra diventa il punto di riferimento «di più consorterie mafiose, all’interno di relazioni massoniche-‘ndranghetistiche di difficile recisione». (p.petrasso@corrierecal.it)

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