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L’analisi

Sviluppo della Corilicoltura, Sonnati: «Puntare sul made in Calabria»

L’esperto nazionale di nocciole spiega le potenzialità della “Tonda” : «C’è margine di crescita, ma occorre legare il prodotto al territorio elettivo»

Pubblicato il: 26/10/2021 – 7:12
di Roberto De Santo
Sviluppo della Corilicoltura, Sonnati: «Puntare sul made in Calabria»

TORRE DI RUGGIERO Puntare a raggiungere il giusto equilibrio tra quantità e qualità della produzione corilicola biologica calabrese. Che per caratteristiche ha potenziali importanti di crescita e di conquista di spazio di commercializzazione nei mercati non solo nazionali. In dote la “Tonda Bio” di Calabria si porta «un sapore decisamente mediterraneo» che le permette di entrare in interessanti percorsi di gusto capaci di intercettare nuove “frontiere”: entrando sulle tavole degli italiani anche nelle degustazioni di carattere salato. Ma soprattutto occorre rafforzare il marketing territoriale associando queste caratteristiche alla Calabria, in altre parole “legare” il prodotto nocciola di Calabria alla genuinità dei luoghi di produzione e coltivazione. Sono tutti aspetti rilevati dall’agronomo Claudio Sonnati, esperto in corilicoltura ed in particolare specializzato in assistenza fitoiatrica per il nocciolo, per promuovere la crescita della filiera calabrese. Una figura di prestigio Sonnati tanto da rappresentare il Consiglio dell’ordine nazionale dei dottori agronomi e forestali al Tavolo della filiera frutta in guscio-sezione nocciolo istituito al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.

Il workshop

Ed è proprio la sua presenza al workshop “Percorso del gusto lungo la filiera corilicola della Calabria” programmato oggi martedì 26 ottobre tra Cardinale e Torre di Ruggiero, luoghi d’elezioni della “Tonda calabrese”, a qualificare un appuntamento che diviene un’altra importante tappa nel continuo cammino di crescita che il “Consorzio Calabria per la tutela e valorizzazione della nocciola” sta portando avanti, grazie anche all’attività del suo presidente Giuseppe Rotiroti.  
Sarà l’esperto di elevata caratura nazionale infatti a dettagliare le tecniche pratiche di gestione di un noccioleto agli operatori e produttori del settore ad iniziare dai membri del consorzio e dell’associazione “Nocciola Biologica Calabrese”. Dimostrazioni pratiche divulgate anche a chi nel futuro dovrà raccogliere il testimone di un’antica coltivazione in grado di valorizzare anche per questo il territorio.


Alla giornata intensa – organizzata dall’associazione di promozione della “Tonda di Calabria” – e che partirà dalle 9 nella sala consiliare del comune di Cardinale ci saranno, infatti, anche gli studenti dell’Istituto professionale per l’agricoltura a l’ambiente di Chiaravalle. Gli obiettivi dichiarati dell’evento – a cui interverrà Antonio Clasadonte dell’Arsac e lo stesso presidente dell’associazione “Nocciola biologica calabrese” Giuseppe Rotiroti – sono quelli di rimarcare il ruolo della filiera “Tonda di Calabria bio” come sistema in grado di valorizzare la vocazione territoriale alla corilicoltura e di offrire al mercato un prodotto di qualità e in linea con le richieste di sostenibilità del consumatore. Ma c’è anche l’intento di condividere azioni e strategie per potenziare la filiera “Tonda di Calabria Bio”. Un obiettivo quest’ultimo che sta alla base della presenza del noto esperto Sonnati.

L’agronomo Claudio Sonnati, esperto in corilicoltura
L’agronomo Claudio Sonnati, esperto in corilicoltura

Dottore quali sono le caratteristiche organolettiche della Tonda di Calabria che la differenziano dalle altre nocciole? 
«Della vostra bella Tonda e Gentile di Calabria sò, perché ho avuto modo di apprezzarla, che è “un po’ più piccola” della Tgt (Tonda gentile trilobata, l’Igp Piemonte) ma ha un sapore “decisamente Mediterraneo”, quindi asciutto e corposo. Una caratteristica questa che deriva dal “terruar” dei pendii calabresi. Ho l’impressione che questo tipo di produzione si adatti ad un condizionamento sia dolce che salato. Quest’ultima dote offre una interessante prospettiva che apre nuove opportunità di consumo (aperitivi, alimenti, etc) della Tonda di Calabria».

Come potenziare la coltivazione di nocciole in Calabria? 
«L’aspetto fondamentale è definire e applicare tutte quelle tecniche agronomiche di gestione del corileto (pratiche colturali) che consentono di migliorare la qualità del prodotto e stabilizzare la produttività quantitativa».

È possibile coniugare l’incremento della produzione e l’esigenza di mantenere alta la qualità?
«L’incremento della produttività è una “falsa chimera”, un’illusione che mi permetto di smentire perché il territorio calabrese, per quanto è la mia attuale conoscenza, ha una produttività che mediamente ritengo potrà risultare compresa fra i 15 ed i 20 quintali all’ettaro. Quello che sarà importante raggiungere, mettendo a regime tutte le conoscenze tecniche, è “il giusto equilibrio” tra quantità e qualità del prodotto calabrese».

Quale suggerimento si sente di offrire ai produttori per fare entrare nei mercati internazionali la Tonda di Calabria?
«In primo luogo far conoscere localmente che si produce una nocciola di qualità in Calabria. Sono infatti convinto che chiedendo ad un ristoratore, quindi ad una persona “coinvolta nell’agroalimentare”, di Lamezia Terme, piuttosto che di Cosenza o di Amantea quale piatto propone per esaltare il gusto della “Tonda calabrese”, chiederebbe: “ma …si produce una nocciola in Calabria?”».

Si parla di tutela del paesaggio e di recupero delle aree interne, come può contribuire la coltivazione di specie come il nocciolo a questo scopo?
«Può essere una coltivazione “interessante” se adeguatamente specializzata. Teniamo conto che la superficie complessiva a nocciòlo indicata dall’Istat nella regione è pari a 315 ettari di coltivazione più o meno intensiva. Quindi un “quadratino” di 3,15 chilometri quadrati dei 15.222 chilometri quadrati. Quest’ultimo dato si riferisce all’intera superficie della Calabria».

Ritiene che ci sia spazio anche per i giovani calabresi ad intraprendere questo percorso di autoimprenditorialità nel comparto?
«Assolutamente sì, ma è da interpretare come “opportunità di filiera” da sviluppare unitamente al rilancio della territorialità. In pratica una delle “frecce” delle peculiarità dei Borghi di Calabria. Si tratta di valorizzare al massimo la produzione e per centrare questo obiettivo risulterà fondamentale “legare” il prodotto nocciola di Calabria, nell’immaginario collettivo, al territorio e svilupparne tutte le prerogative e potenzialità». (r.desanto@corrierecal.it)

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