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Morta in attesa dell’ambulanza a Villa, Minniti (Asp): «Nessun ritardo, il mezzo è arrivato in 20 minuti circa»

La Procura ha aperto un fascicolo e l’Azienda sanitaria un’indagine interna. Ferrari: «La verità è che il 118 in Calabria non esiste»

Pubblicato il: 02/11/2021 – 9:18
Morta in attesa dell’ambulanza a Villa, Minniti (Asp): «Nessun ritardo, il mezzo è arrivato in 20 minuti circa»

REGGIO CALABRIA Una donna è morta d’infarto mentre aspettava l’ambulanza a Villa San Giovanni, servizio che, secondo il medico curante della vittima, sarebbe arrivato un’ora e mezza dopo la chiamata di soccorso. Una vicenda che ha tutte le caratteristiche dell’ennesima tragedia annunciata per la sanità calabrese e sulla quale la Procura ha aperto un fascicolo e l’Asp ha avviato un’indagine interna per accertare eventuali responsabilità sull’accaduto. Provano a spiegare le dinamiche e le concause di una vicenda così grave, negli studi Rai di Buongiorno Regione, il direttore sanitario dell’Asp di Reggio Domenico Minniti e il medico del 118 dell’Asp di Catanzaro Saverio Ferrari, che con costanza da anni si batte per potenziare il servizio di primo soccorso. «Il ritardo di oltre un’ora dell’arrivo dell’ambulanza non risulta agli atti – dichiara Minniti – mi sono recato alla centrale operativa per consultare i dati disponibili sull’accaduto, ed è stato registrato che il mezzo è partito da Scilla alle 2:17 ed è arrivato a destinazione alle 2:31», posta la difficoltà di garantire i 18 minuti canonici dato il momento che sta attraversando la regione. «Dunque non sembra che ci sta stato il ritardo denunciato e aggiungo che, ovviamente, questi dati sono già in possesso della Procura della Repubblica di Reggio». Il limite fissato a livello nazionale per l’arrivo delle ambulanze è, appunto, di 18 minuti, ma rispettare questo standard è quasi impossibile in una regione come la nostra, secondo il direttore sanitario dell’Asp reggina, e i motivi sono diversi. Il primo tra tutti è la viabilità, poi c’è la carenza di organico, il 118, infatti, è «sotto di 2000 unità». Bisogna poi aggiungere che il personale sanitario è sottoposto «a turni sfibranti, rischi sempre maggiori e con stipendi minori». Sulle condizioni lavorative dei dipendenti di questo comparto si è esposto tante volte Ferrari, che durante l’intervista afferma: «E’ in corso una vera e propria fuga dal 118, gli stipendi sono fermi dal 2006, e anni fa è stata eliminata anche un’indennità per i medici che prestano questo servizio». Il problema, dunque, non è solo nella carenza di mezzi e strumenti, ma anche nella tipologia di contratto e nelle retribuzioni previste per i medici, che, non essendo comparate alla prestazione richiesta, contribuiscono ad aggravare la mancanza di figure professionali dal 118. Personale qualificato che date le circostanze preferisce operare altrove. «In questo momento – dice ancora Ferrari – il 118 in Calabria è inesistente, inefficiente ed inefficace. Ricordo a Occhiuto – rimarca – che al Senato c’è un disegno di legge per la riorganizzazione del 118, e per la Calabria, il tempo ormai è scaduto». Se si guarda alla situazione attuale, dunque, le soluzioni ci sono, ma dovrebbero partire prima di tutto dall’alto, secondo il medico del 118. «Differenziare i contratti» e riconoscere, dunque, ai medici che lavorano nell’emergenza la giusta retribuzione potrebbe essere un primo passo da compiere per porre un freno alla carenza di organico, che non paralizza il sistema soltanto nella provincia reggina ma in tutta la regione. In conclusione per Ferrari a ribaltare questo sistema inefficiente dovrebbe essere «il governo nazionale riorganizzando da capo il comparto».

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