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Condanna Falcomatà, levata di scudi contro la legge Severino: «Va modificata»

Dall’Anci ad Ali per arrivare ad amministratori e parlamentari di centrosinistra solidarietà a Falcomatà e critiche al testo normativo

Pubblicato il: 20/11/2021 – 11:00
Condanna Falcomatà, levata di scudi contro la legge Severino: «Va modificata»

CATANZARO «Il direttivo di Anci Calabria, riunitosi nel pomeriggio a Siderno in seduta straordinaria per manifestare solidarietà all’amministrazione comunale, chiede una repentina rivisitazione della legge Severino affinché siano garantiti i principi costituzionali» e rileva «in merito alla sentenza di primo grado a carico del sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, appare infatti improcrastinabile un intervento legislativo rispetto a un reato che è privo di indicazione di condotte specifiche risultando utilizzabile per qualsiasi condotta/atto amministrativo». Lo riferisce un comunicato dell’associazione dei Comune calabresi.
«Emerge la necessità – è detto nel comunicato – di accelerare il processo di rivisitazione delle predette norme sia perché l’abuso d’ufficio è un reato estremamente fumoso e privo di tipizzazione della condotta e sia perché la legge Severino, che prevede la sospensione degli amministratori in caso di condanna anche solo di primo grado e, quindi, non definitiva, appare in palese contrasto con i principi costituzionali e comunitari relativi alla presunzione di innocenza. Per questo si chiede la discussione intorno tali temi così da accelerare su una problematica che, soprattutto a queste latitudini, impone una serie riflessione in merito all’esercizio democratico dei diritti costituzionali. Si ritiene infatti non più rimandabile il progetto di riforma di legge già in discussione in Parlamento».
Secondo il sindaco di Bari, e presidente nazionale Anci, De Caro «proprio in questi giorni in cui si discute dei rischi elevati ai quali i sindaci nella loro attività vanno incontro dal punto di vista giudiziario, arriva una condanna per abuso d’ufficio per il sindaco di Reggio Calabria che è costretto ad una sospensione di 18 mesi per effetto della legge Severino. Nel rispetto della sentenza e riponendo piena fiducia nel corso della giustizia, non posso che esprimere la mia vicinanza a Giuseppe Falcomatà, del quale in questi anni abbiamo conosciuto la dedizione al lavoro nell’interesse della sua comunità, che in un momento come questo si ritroverà senza guida politica e amministrativa». «Autonomie locali italiane esprime massima solidarietà e vicinanza al sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, e a tutta l’amministrazione comunale per la sentenza di condanna in primo grado per abuso d’ufficio. La legge Severino, senza entrare nel merito con chiare indicazioni su condotte specifiche, impone già al primo grado di giudizio la sospensione dall’attività di 18 mesi per i sindaci, con grande danno anche per le comunità che questi amministrano». Lo afferma Matteo Ricci, sindaco di Pesaro, del Pd, e presidente nazionale di Ali-Autonomie locali italiane. «Una legge scritta male – aggiunge Ricci – e che non rispetta il principio costituzionale della presunzione di innocenza. È urgente più che mai un intervento del legislatore e una riforma radicale di questa legge sbagliata, che non tutela né le istituzioni, né i cittadini». Per Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, «condannato in 1º grado x abuso di ufficio (per aver concesso alcuni locali ad una onlus) il sindaco di Reggio Calabria Falcomatà subisce una sospensione di 18 mesi x effetto della legge Severino. È ingiusto e contro la Costituzione: nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva». Infine, la parlamentare Pd Enza Bruno Bossio: «La legge Severino è incostituzionale. Nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva. Tutta la mia solidarietà a Giuseppe Falcomatà. L’abuso d’ufficio va abolito, la Severino va modificata».
«Voglio esprimere la mia vicinanza al sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, condannato per abuso d’ufficio e sospeso dal suo ruolo per 18 mesi. Senza entrare nel merito della sentenza, non posso che ribadire un concetto chiaro e ormai condiviso: è ora di rivedere le norme che mettono a rischio l’attività quotidiana dei primi cittadini. Non chiediamo impunità, ma solo di poter fare serenamente il nostro lavoro». Così il presidente di Anci Toscana e sindaco di Prato Matteo Biffoni alla notizia della condanna di Falcomatà che, per effetto della legge Severino, è stato anche sospeso dalla sua carica di sindaco.
«Pur riponendo piena fiducia nel lavoro della magistratura, esprimo la mia piena vicinanza a un sindaco che ha dimostrato con i fatti quanto ama il suo lavoro e il territorio che amministra». Così il neoeletto consigliere regionale Franco Iacucci, che aggiunge: «Purtroppo, non si è più nelle condizioni di operare con serenità, ogni firma su un provvedimento diventa un potenziale avviso di garanzia. Ecco perché, come è stato ribadito più volte anche da Anci e Upi, è necessario rivedere la Riforma sull’abuso d’ufficio, considerando che nel 60 per cento dei casi le indagini si chiudono perché è lo stesso pubblico ministero a chiedere il proscioglimento e solo nel 2 per cento dei casi il processo finisce con una condanna definitiva. Nel frattempo, però, si vive sotto i riflettori, si diventa vittima di una gogna mediatica e sei responsabile di qualunque cosa accada nel tuo Comune. Falcomatà è stato ritenuto colpevole per abuso d’ufficio e assolto dal reato di falso. Sono sicuro che il primo cittadino di Reggio Calabria possa far valere le proprie ragioni in Appello e riuscire a dimostrare la sua estraneità alle accuse che gli sono contestate. Ma Falcomatà, così come tutti gli altri sindaci d’Italia, ha bisogno di essere tutelato anche dal punto di vista normativo. È necessario rivedere questa Legge Severino e mi auguro che, come è stato detto nel corso dell’assemblea annuale dell’Anci a Parma, venga rivista a breve la riforma delle responsabilità e dell’abuso d’ufficio».
«I sindaci svolgono quotidianamente un lavoro prezioso per la propria comunità, spesso con abnegazione personale e con grande senso di responsabilità nei confronti dei cittadini, con cui ogni giorno si interfacciano per risolvere i loro problemi quotidiani. Più volte abbiamo chiesto di rivedere la legge Severino che a nostro avviso contiene profili di incostituzionalità e di riprendere urgentemente la riforma sul reato di abuso d’ufficio che spesso si rivela infondato. Per queste ragioni siamo al fianco del Sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà a cui rivolgiamo tutta la solidarietà dei socialisti”. È quanto ha dichiarato il segretario del Psi, Enzo Maraio, sulla condanna per abuso d’ufficio rivolta al sindaco di Reggio Calabria. “È intollerabile che i primi cittadini debbano essere sottoposti ad una gogna mediatica. Giuseppe farà valere le proprie ragioni in appello – ha proseguito Maraio – e sono certo dimostrerà la sua estraneità rispetto a quanto gli viene contestato».
«Le sentenze si rispettano, tuttavia crediamo che in un sistema democratico sia giusto evidenziare come gli effetti normativi di queste decisioni non siano condivisibili”. Ci riferiamo alla sospensione del sindaco Giuseppe Falcomatà , come è accaduto a molti altri amministratori locali arrivata dopo una condanna che non definitiva. L’attuale legge Severino confligge con la presunzione di innocenza prevista dalla nostra costituzione. Tutto questo diventa evidente quando il provvedimento di sospensione viene notificato a seguito di una condanna di primo grado per abuso d’ufficio. Un reato vago e generico che non individua una specifica fattispecie o specifici comportamenti delittuosi e che rischia di bloccare l’azione amministrativa. Come Azione attraverso il nostro rappresentante in parlamento On. Enrico Costa chiediamo da anni un adeguamento della legge Severino ai dettami costituzionali e un’individuazione specifica del singolo comportamento delittuoso che andrebbe a rappresentare la fattispecie del reato di abuso di ufficio». Così Francesco Madeo, Coordinatore Regionale di Calabria in Azione.
«Giuseppe Falcomatà è l’ottimo Sindaco di Reggio Calabria. Col suo papà, Italo, iniziò la “Primavera di Reggio”. Una famiglia nella quale, Giuseppe, é stato educato alla bella politica, quella profumata. Oggi Reggio sarà privata del suo Primo Cittadino in seguito ad una condanna a 16 mesi per Abuso d’ufficio, un reato obbrobrioso su cui da tempo esprimiamo riserve e su cui una classe politica timorosa non ha il coraggio di incidere. Come non ha il coraggio di incidere sulla Legge Severino, altro mostro giuridico, per effetto della quale Giuseppe sarà sospeso per 18 mesi. Cioè, più dei mesi della condanna. Stimo molto Giuseppe Falcomatà e volevo manifestargli pubblicamente e senza nascondermi la mia commossa vicinanza». Così Giuseppe Aieta.
«Apprendo La notizia della condanna per abuso di Ufficio del Sindaco Giuseppe Falcomatà e di componenti della sua prima Giunta e della conseguente sospensione dalle funzioni di Primo Cittadino per 18 mesi. – dice il sindaco di Gioia Tauro, Aldo Alessio – Esprimo piena fiducia nella persona e nell’operato del Sindaco Falcomatà, sicuro che la Magistratura – pur negli inevitabili errori determinati da norme oramai di dubbia interpretazione e applicabilità – saprà trovare la strada  per una giusta sentenza. Tuttavia questa decisione – e le migliaia di altre che l’hanno preceduta – impone una giusta riflessione sulla inadeguatezza di una norma che mal si concilia e si confronta con le mille quotidiane difficoltà degli Amministratori pubblici. Amministrare la cosa Pubblica – specie in situazioni caratterizzate da gravi carenze dell’apparato burocratico e gestionale – richiede assunzione di responsabilità prese in perfetta buona fede ma che spesso si rivelano trappole insidiose ed inaspettate oltre che pericolose per la libertà ed il patrimonio di chi amministra. E’ noto a tutti che queste oggettive difficoltà stanno portando alla paralisi della Pubblica Amministrazione ed al cosiddetto sciopero della firma, con le immaginabili conseguenze per la funzionalità degli Enti amministrati. Tutte le forze politiche hanno presentato disegni di legge finalizzati ad abrogare, a modificare o a tipizzare le condotte oggi genericamente sottese dalla contestata norma che regola l’abuso di ufficio, con ciò mostrando il disagio e le difficoltà dei pubblici amministratori onesti e laboriosi. A tutto questo va aggiunto che la previsione di sospensione dalla carica prevista dalla Legge Severino già dalla condanna in primo grado, appare un vulnus per la democrazia, poiché la carica di Sindaco è espressione immediata e diretta della volontà popolare, che non appare compatibile con sentenze provvisorie, spessissimo riformate nei vari successivi gradi di Giudizio.
La condanna e la sospensione del Sindaco Falcomatà – cui esprimo vicinanza e comprensione – devono dunque fare riflettere. Esse, infatti, scoraggiano ulteriormente i cittadini onesti e per bene ad occuparsi della Cosa Pubblica e ad assumersi la responsabilità di guidarla. E’ necessario, pertanto assumere in sede legislativa ogni urgente misura. Confidiamo, dunque nella capacità e nella saggezza del Parlamento di leggere, senza ritardo, un disagio oramai generale cui bisogna porre rimedio e soluzione». «Le sentenze si rispettano, tuttavia crediamo che in  un sistema democratico sia giusto evidenziare come gli effetti normativi di queste decisioni non siano condivisibili. Così Francesco Madeo Coordinatore Regionale di Calabria in Azione che ha aggiunto: «Ci riferiamo alla sospensione del sindaco Giuseppe Falcomatà, come è accaduto a molti altri amministratori locali arrivata dopo una condanna che non era definitiva. L’attuale legge Severino confligge con la presunzione di innocenza prevista dalla nostra costituzione. Tutto questo diventa evidente quando il provvedimento di sospensione viene notificato a seguito di una condanna di primo grado per abuso d’ufficio.  Un reato vago e generico che non individua una specifica fattispecie o specifici comportamenti delittuosi e che rischia di bloccare l’azione amministrativa. Come Azione attraverso il nostro rappresentante in parlamento Enrico Costa chiediamo da anni un adeguamento della legge Severino ai dettami costituzionali e un’individuazione specifica del singolo comportamento delittuoso che andrebbe a rappresentare la fattispecie del reato di abuso di ufficio».


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