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«Il tritolo al Comune di Reggio sistemato da un estremista di destra per favorire Scopelliti»

Il coinvolgimento di Giuseppe Schirinzi, la cui “Regata di Ulisse” venne finanziata con 700mila euro dal Comune. Il ruolo dell’ex questore Speranza («fu lui a trovare l’ordigno»)

Pubblicato il: 25/11/2021 – 19:59
«Il tritolo al Comune di Reggio sistemato da un estremista di destra per favorire Scopelliti»

REGGIO CALABRIA L’esplosivo piazzato in un bagno del Comune di Reggio Calabria quando era sindaco Giuseppe Scopelliti – tre panetti di tritolo confezionati con un nastro adesivo ma privi di innesco – e trovato nell’ottobre 2004 dalla polizia dopo una segnalazione dei servizi segreti, sarebbe stato sistemato al fine di «favorire il consenso politico del sindaco Scopelliti». È quanto emerge dagli atti depositati dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo nel processo di appello “‘Ndrangheta stragista” con tre informative dei servizi segreti firmate da Marco Mancini.

«Fu l’estremista di destra Schirinzi a orchestrare l’intimidazione per favorire Scopelliti»

Nell’informativa si parla di «una notizia confidenziale, di natura “fiduciaria”, che avrebbe attribuito a tale Schirinzi Giuseppe, estremista di destra, la paternità dell’intimidazione, al fine di favorire il consenso politico del sindaco Scopelliti, indicando anche l’esistenza di una regata velica denominata “la regata di Ulisse”, organizzata dallo stesso Schirinzi e patrocinata dall’amministrazione comunale», alla quale è costata 700mila euro nel corso degli anni, secondo quanto avrebbero ricostruito gli investigatori. La nota parla di «vicinanza» tra Schirinzi e l’allora primo cittadino. E approfondisce la figura del militante di estrema destra, considerato un elemento di spicco nei movimenti locali (anche) per via della militanza nell’organizzazione golpista “Avanguardia nazionale”.

Chi è Schirinzi: da “Avanguardia nazionale” ai movimenti federalisti

Schirinzi avrebbe gravitato anche nell’area separatista: nel 1995 è stato «nominato coordinatore della Lega Italia Federale, movimento politico vicino alla Lega Nord di Umberto Bossi». Sfiorato dalle indagini sull’attentato dinamitardo alla Questure di Reggio Calabria, unitamente a un altro militante, Aldo Pardo, e a Felice Genoese Zerbi, «dominus della destra estremistica negli anni 70», Schirinzi, «cinque giorni dopo l’attentato alla Questura di Reggio, sarebbe stato notato a Roma, nei pressi dell’Altare della Patria, teatro dell’esplosione di un ordigno a breve distanza temporale dall’attentato alla Banca dell’Agricoltura di Milano». Un tratto inquietante nella sua biografia.

L’operazione del tritolo tra ‘ndrangheta e Servizi. «Fu l’ex questore Speranza a trovare l’ordigno»

Sempre nella nota depositata nel processo contro Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, emerge come l’operazione del tritolo a Palazzo San Giorgio sarebbe stata portata a termine da un «gruppo di soggetti di Archi (quartiere di Reggio Calabria, ndr) collegati alla ‘ndrangheta, che ottenevano informazioni da soggetti corrotti dei servizi». Stando a una relazione dell’artificiere Giovanni Sergi, citata nell’informativa, quel giorno a Palazzo San Giorgio «tutte le operazioni (di rimozione, ndr) erano seguite in prima persona dal questore Vincenzo Speranza». Sul posto era presente anche personale dei Servizi segreti. «L’artificiere – è scritto nella nota – ha evidenziato che l’esplosivo, per conformazione, peso e misure, risultava identico a quello proveniente dalla nave “Laura C” (la nave con un ingente quantitativo di esplosivo nella stiva affondata nel 1941 al largo della costa reggina e diventata, prima di essere tombata, un deposito a disposizione della ‘ndrangheta, ndr). Secondo Sergi, inoltre, l’attentato di Palazzo San Giorgio del 6
ottobre 2004 «non rientrerebbe nel consueto modus operandi della criminalità organizzata locale».

La coincidenza con le indagini su Romeo e Matacena. E la cimice nello studio dell’ex parlamentare

Anche l’allora dirigente della Squadra mobile Salvatore Arena «ha ricordato di essere stato informato dal questore Speranza di una segnalazione del Sismi relativa a un ordigno esplosivo nascosto negli uffici di Palazzo San Giorgio e che successivamente, all’atto del sopralluogo, fu il questore in persona, autonomamente, a rinvenire all’interno d un bagno il presunto esplosivo». Un altro agente, Luigi Silipo, sottolinea invece come «supposizione investigativa e sensazione personale» che la vicenda gli «sembrò strana, peraltro a cavallo dell’esecuzione di un articolato dispositivo di custodia cautelare emesso dalla Procura di Catanzaro, che vedeva implicati, tra gli altri, Paolo Romeo e Amedeo Matacena (oggi latitante da Dubai, ndr). In quel periodo, inoltre, e già dal 2002, stavo seguendo la figura di Paolo Romeo quale trait d’union della politica reggina legata agli ambienti di destra». Silipo sottolinea che a quell’epoca fu collocata «una microspia nello studio di Romeo (ex Msi, ex parlamentare Psdi considerato uno dei “riservati” della ‘ndrangheta dalla Dda di Reggio, ndr), poi oggetto di una articolata informativa dove si palesò, in un primo momento un interesse della politica legata a Romeo di favorire Scopelliti, per cambiare orientamento successivamente». (ppp)

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