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“Vite di Ginius”, l’omaggio di Max Mazzotta all’opera di Dante Alighieri

Lo spettacolo teatrale si sta svolgendo nel Piccolo teatro dell’Unical. A 700 anni dalla morte del Sommo poeta si mette in scena il viaggio ultraterreno di un’anima

Pubblicato il: 02/12/2021 – 11:41
“Vite di Ginius”, l’omaggio di Max Mazzotta all’opera di Dante Alighieri

RENDE Da martedì 30 novembre a domenica cinque dicembre al Piccolo Teatro dell’Unical di Rende andrà in scena Vite di Ginius, l’ultima produzione di Libero Teatro. Lo spettacolo, che ha debuttato nel mese di luglio al Campania Teatro Festival con un ottimo successo di pubblico e critica, partecipa a pieno titolo alle “Celebrazioni per il settecentenario della morte di Dante Alighieri” ideate, curate e patrocinate dal dipartimento di Studi Umanistici dell’Unical diretto dal professore Raffaele Perrelli. Una ricorrenza importante per tutti gli Atenei italiani e l’Unical già il 18 e 19 novembre scorsi ha dato inizio agli eventi in programma con il convegno dal titolo “Tra cotanto senno. Dante negli studi umanistici”. Importante la collaborazione del Centro arti musica e spettacolo presieduto dal professore Francesco Raniolo per la realizzazione delle repliche nel Piccolo Teatro dell’Unical.

Vite di Ginius

Vite di Ginius è il viaggio di purificazione e consapevolezza che l’anima di Ginius, corpo morto giunto al capolinea, intraprende in una dimensione spazio-temporale sconosciuta.
Lo spettacolo è una metafora visionaria in versi e prosa. Il verso con il suo scorrere musicale descrive il soprannaturale accompagnando l’anima nei molteplici stadi dell’essere. Come il sommo poeta di cui quest’anno ricorre il settecentenario dalla morte, l’anima si ritrova nella barca di Caronte, da qui Ginius percepisce una misteriosa voce che la aiuta ad andare oltre il tempo concepito dai mortali. Costretta a scavare dentro se stessa, l’anima di Ginius deve ricordare l’esperienza di alcune sue vite incarnate: un monito a ricordarci chi siamo stati per riconoscere chi siamo davvero.

Mazzotta: «Il ricordo è la fase più dolorosa»

«Il ricordo è la fase più dolorosa – spiega Max Mazzotta – perché ogni vita ricordata è come se venisse vissuta in prima persona e allo stesso tempo osservata come fosse una terza persona. Lo spettacolo interseca due dimensioni del racconto e diversi stili linguistici. La dimensione soprannaturale è descritta attraverso i versi: un linguaggio poetico strutturato in canti di versi in rima alternata e canti in terzine dantesche a catena. La seconda parte utilizza un linguaggio in prosa più adatto al racconto di frammenti di vite vissute».

Le varie fasi dello spettacolo

Lo spettacolo interseca diversi linguaggi. Corpo, suoni viscerali, musica, ma è soprattuto il video che permette al pubblico di vivere insieme al protagonista tutti i moti e gli stadi dell’ultraterreno. Il lavoro di scrittura drammaturgica viene esaltato dalla sua fusione con una lingua di per sé musicale, ritmica, onirica. Straordinaria proprio come il viaggio di Ginius nelle sue vite passate.
I biglietti avranno un costo di 10 euro intero e 5 euro ridotto (studenti di ogni ordine e grado, universitari con libretto) e possono essere acquistati direttamente a Teatro la sera stessa dello spettacolo o in prevendita da Agenzia InPrimaFila a Cosenza e al Bar Ventimiglia dell’Università a Rende. 

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