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L’ordinamento

Il Comune di Corigliano Rossano viaggia col foglio rosa. Dopo 30 mesi lo Statuto comunale è una chimera

La “magna carta” sembra finita nel dimenticatoio. Dall’ultima bozza sarebbero spariti anche i municipi, sui quali si è aperto un aspro dibattito

Pubblicato il: 11/12/2021 – 18:50
di Luca Latella
Il Comune di Corigliano Rossano viaggia col foglio rosa. Dopo 30 mesi lo Statuto comunale è una chimera

CORIGLIANO ROSSANO Trenta mesi e non sentirli. Da quando l’amministrazione Stasi si è insediata al governo della città di Corigliano Rossano è tanto il tempo passato “sotto i ponti”. Con quali risultati? Saranno i posteri a decifrare la consiliatura tra ritardi su ritardi e potenzialità enormi derivanti dalla fusione inespresse. Un dato, però, è cristallino: il comune non si è ancora dotato dello statuto, l’ordinamento che regola e scandisce la gestione della res publica.
La legge di istituzione della nuova città prevedeva sei mesi di tempo per la redazione della “magna carta”. La Costituzione italiana è stata scritta in 18, giusto per riportare qualche esempio. Eppure, all’ombra del castello la commissione consiliare Statuto sembra essere letteralmente sparita dai radar politici della città dopo la “promozione” del presidente, il consigliere comunale di maggioranza, Maria Salimbeni, a vicesindaco e assessore della giunta Stasi.
Se questi sono i tempi della ormai ex presidente della commissione Statuto, riuscita nell’intento di buttar giù in 30 mesi appena una bozza più che discutibile nei contenuti e nei modi, c’è – ne sono convinte le opposizioni consiliari – di che preoccuparsi.
Il vice sindaco Salimbeni – dicono i ben informati – è il braccio destro del sindaco, a quanto pare in tutti i sensi. Sarebbe lei, infatti a scandire tempi, scelte (e nomi) dell’Amministrazione comunale, in combutta con un altro assessore. Pure illazioni? Può darsi. Ma è già preoccupante che si dica.
Tornando allo Statuto comunale, come recita la legge «stabilisce le norme fondamentali dell’organizzazione dell’ente e, in particolare, specifica le attribuzioni degli organi e le forme di garanzia e di partecipatone delle minoranze, i modi di esercizio della rappresentanza legale dell’ente, anche in giudizio. Lo Statuto stabilisce, altresì, i criteri generali in materia di organizzazione dell’ente, le forme di collaborazione fra comuni e province, della partecipatone popolare, del decentramento, dell’accesso dei cittadini alle informazioni e ai procedimenti amministrativi, lo stemma e il gonfalone e quanto ulteriormente previsto dal presente testo unico. Gli statuti comunali e provinciali stabiliscono norme per assicurare condizioni di pari opportunità tra uomo e donna ai sensi della legge 10 aprile 1991, n. 125, e per garantire la presenza di entrambi i sessi nelle giunte e negli organi collegiali non elettivi del comune e della provincia, nonché degli enti, aziende ed istituzioni da essi dipendenti. Gli statuti sono deliberati dai rispettivi consigli con il voto favorevole dei due terzi dei consiglieri assegnati».
È evidente, a leggere l’articolo 6 del testo unico enti locali – in cui al momento vige lo statuto dell’ex comune di Corigliano, ormai vetusto visti i tempi e l’assenza delle dirigenze – quanto il “documento” sia sottovalutato dal governo della città.
Insomma è come se il terzo comune della Calabria viaggiasse ancora con il foglio rosa, senza la patente di guida, nonostante si sia affidato a personaggi di spicco nella composizione del comitato scientifico che in questo lavoro affianca la commissione consilare Statuto.
Tra questi anche il prof. Domenico Cersosimo, peraltro contrario alla fusione di Corigliano e Rossano come dimostra un suo intervento a Buongiorno Regione, su Rai 3 alla vigilia del referendum, nel 2017.
«Stasi sceglie, per scrivere la Carta della Nuova Città – scriveva il leader delle opposizioni e candidato a sindaco, Gino Promenzio, nel luglio 2020 – un professore che era contro la fusione e scarta gli intellettuali e gli studiosi di Corigliano Rossano».
Molte chiacchiere, dunque, e altrettante critiche piovute da politica, società civile ed ex amministratori in tutti questi mesi, e tanti punti negativi da sottolineare. In sostanza, non solo con il foglio rosa, il comune continua a viaggiare a scartamento ridotto con una carta fondamentale non discussa in consiglio comunale.

La “guerra” dei municipi

Grava come macigni sulla vita della città, al momento, anche la mancata istituzioni dei municipi, pensati nella legge istitutiva del nuovo comune approvata in Consiglio regionale, per avvicinare i cittadini alle istituzione e (forse) viceversa. Ad oggi nulla di nuovo sotto il freddo sole invernale. Le opposizioni consiliari vorrebbero questa istituzione in forma elettiva, così da aprire alla partecipazione democratica tutte le componenti cittadine. Stasi – descritto come sempre più vicino al Partito democratico – e i suoi vorrebbero “nominare” i presidenti dei municipi, peraltro spariti nella bozza di statuto e trasformati in consulte cittadine e di quartiere.  
«Se non vi sarà unanimità di vedute e Stasi avrà la forza di approvare, se e quando sarà, quella bozza di Statuto, chi gli subentrerà sarà legittimato a cambiarlo», commenta Vincenzo Scarcello. Il consigliere di opposizione, “padre” della delibera di fusione, torna anche sull’attualità e le scelte a suo dire poco democratiche del sindaco, chiedendo perché Stasi «non abbia portato l’argomento statale 106 in Consiglio comunale e poi in conferenza dei servizi, per un tracciato (ne abbiamo riferito qui) oggi opinabile». Questa è, ovviamente, un’altra storia, ma rappresenta la cartina tornasole della partecipazione democratica della città alle scelte che influiranno (o condizioneranno) il territorio nei prossimi 50 o 100 anni. (l.latella@corrierecal.it)

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