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sentenza QUINTA BOLGIA

Le pompe funebri che comandavano in ospedale. «Putrino e Rocca due tentacoli della stessa “famiglia”»

L’assunzione dei componenti della cosca Iannazzo-Cannizzaro-Daponte all’interno delle ditte. I politici di riferimento. Il servizio dominato dalla Croce Rosa. Perché cade l’accusa sul tentativo di …

Pubblicato il: 28/12/2021 – 6:52
di Alessia Truzzolillo
Le pompe funebri che comandavano in ospedale. «Putrino e Rocca due tentacoli della stessa “famiglia”»

CATANZARO Due imprese di pompe funebri legate alle cosche di Lamezia Terme: Putrino, diretta espressione della cosca Iannazzo e i Rocca, più legati alla compagine dei Gagliardi-Cannizzaro-Daponte. Secondo il gup Paola Ciriaco che il 29 settembre scorso ha emesso la sentenza d’abbreviato del procedimento “Quinta Bolgia” – istruito dalla Dda di Catanzaro – le due imprese dedite alle onoranze funebri “sono tentacoli della stessa “famiglia”” ma in concorrenza tra loro con lo scopo di accaparrarsi i servizi che orbitano intorno all’affare del caro estinto nell’ospedale di Lamezia Terme. E non solo. Perché in mezzo c’è anche il servizio di ambulanze per l’Asp di Catanzaro che per anni è stato monopolizzato dalla ditta Putrino. È attraverso questi gruppi che le cosche si inseriscono nell’attività imprenditoriale, favorite dalla forza di intimidazione, assoggettamento e omertà che i clan evocano.
Secondo le indagini, i due gruppi Putrino e Rocca arrivano a un accordo nel 2016, quando cominciano a sentire la pressione della concorrenza del gruppo Vescio.
Il 24 aprile 2016 Pietro Putrino e Silvio Rocca vengono intercettati mentre si «confrontano sulla necessità di addivenire ad un accordo definitivo per porre fine alla “guerra” in corso (“questo schifo deve finire!”). I capostipite convenivano circa la necessità di unirsi per estromettere i Vescio, unico soggetto ritenuto valido rivale, realizzando un duopolio di fatto». Il risultato finale, scrive il gup, «è quello di imporre il monopolio di fatto delle imprese della famiglia “lannazzo-Cannizzaro-Daponte”, tramite le società dei gruppi Putrino e Rocca, nel settore delle imprese funebri e dei servizi di assistenza sanitaria, in danno delle altre imprese sul mercato».

Le assunzioni degli uomini della cosca

Uno dei mezzi per rafforzare il proprio potere, e andare incontro ai desiderata della cosca, era quello di inserire nell’organico delle ditte «di soggetti in qualche modo riconducibili alle cosche del lametino». Gli uomini della Guardia di finanza stilano un elenco di nomi: “Segnatamente, le società di Putrino hanno vantato le assunzioni di: Pierdomenico lannazzo (figlio del boss Ciccio Cafarone), Luigi Notarianni (figlio del pluripregiudicato Aldo, detto Pilosci), Vincenzo Torcasio detto Enzino, Giovanni Giampà, padre dei fratelli Saverio e Davide, associati al clan Giampà e condannati all’esito dei procedimenti Medusa e Perseo ; le società del gruppo Rocca, vedono tra i propri dipendenti: Alfredo Gagliardi (imputato nel procedimento “Andromeda”, quale appartenente al braccio armato “Gagliardi-Cannizzaro-Daponte” della cosca madre lannazzo, condannato in primo grado, assolto in appello, la cui posizione processuale è attualmente al vaglio della Cassazione) con i relativi parenti, Natalina Gagliardi (sorella di Bruno e Alfredo, capi della cosca omonima, braccio armato dei Cannizzaro e moglie di Domenico Antonio Cannizzaro); Pietro Ferrise (pluripregiudicato e condannato anche ex art. 416 bis c.p., Antonio (Tony) Di Spena e Pasquale Bentornato (entrambi pluripregiudicati)”. Per quanto riguarda l’assunzione di Pierdomenico Iannazzo, questa durerà pochi giorni per volontà dello stesso Iannazzo ma secondo il gup il dato rilevante è la ragione per la quale venivano scelti i dipendenti “tanto vero che, fallito il tentativo di mantenere alle dipendenze Pierdomenico lannazzo per volontà di quest’ultimo, il Putrino cerca di acquisire alle dipendenze dell’impresa il fratello Emanuele lannazzo”.
Non solo.
«La concorrenza tra i due gruppi Putrino e Rocca si manifesta anche nella contesa dei dipendenti. Non è infrequente che il gruppo Rocca, per rafforzarsi ai danni di Putrino, cerchi di blandire i dipendenti di quest’ultimo per attirarli nella propria azienda».
La rivalità tra i due gruppi era tale che a dicembre 2015 scoppiò una furiosa lite tra Pietro Putrino e il dipendente Antonio Sesto, reo di essere stato visto insieme a Pietro Ferrise, dipendente dei Rocca. Putrino aggredisce verbalmente il lavorante ricordandogli che «non avrebbe dovuto accettare neanche una birra dai dipendenti di Rocca, con i quali precisava essere non “solo concorrenti di lavoro, ma siamo pure concorrenti di sangue” che “un altro poco lo devo sparare”».

I politici di riferimento

In sentenza viene anche riportato, quale elemento significativo, un interrogatorio del collaboratore di giustizia Matteo Vescio che era organico alla consorteria Iannazzo-Cannizzaro-Daponte e che ha appreso quello che racconta dal co-reggente della famiglia Iannazzo di Sambiase, Pietro lannazzo, classe 75. Matteo Vescio il 4 ottobre 2017 racconta il fatto che «I lannazzo favorivano a Putrino per quanto riguarda la sanità all’ospedale». Secondo Vescio, le ditte riuscivano a prendere gli appalti all’ospedale anche grazie a politici di riferimento: «Allora per quanto riguarda gli appalti agli ospedale, lui (si riferisce a Pietro Putrino, ndr) dice che tanti dei politici, io già ne ho parlato pure, che avevano i contatti con i politici, gli facevano prendere la sanità, come si chiama, la sanità. […] mi ricordo che mi disse che avevano fatto una fornitura di pannolini della sanità, dell’ospedale…». «Vabbè – prosegue Vescio –, tramite i politici perché loro hanno i politici, c’è Peppino Ruberto e già ne ho parlato in precedenza… Peppino Ruberto, Tonino Scalzo (i due politici non sono stati imputati e non risultano indagati, ndr)».

L’aggravante mafiosa

Minacce esplicite, «rivolte al personale dirigente e al personale sanitario che, in diverse occasioni, aveva tentato di arginare la situazione in essere, ed implicite» espresse attraverso la caratura criminale del personale che lavorava per le due ditte «proprio in quanto notoriamente gravitante in ambito criminale e pertanto non suscettibile di essere contrastato».

Non dimostrato il tentativo di turbare la gara per il servizio ambulanze

È caduto con l’assoluzione di tutti gli imputati uno dei capi di imputazione che più ha fatto discutere in questo procedimento, perché, tra le altre cose, ha visto, per un breve lasso di tempo, coinvolti l’ex parlamentare Giuseppe Galati, la cui posizione è stata stralciata dall’accusa, e l’ex consigliere comunale di Lamezia Terme Luigi Muraca, classe ’68, prosciolto dal gup a termine dell’udienza preliminare. Il capo di imputazione è turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. In soldoni i Putrino, con la spinta di politici e dirigenti dell’Asp, avrebbero cercato di accaparrarsi il bando per il servizio ambulanze. Un bando che era stato redatto, dopo un periodo di «sistematiche proroghe del servizio in favore delle imprese di Putrino, aprendo così le porte alla concorrenza in quel settore». I Putrino avrebbero tentato di reagire rivolgendosi a Galati perché promuovesse un incontro con Giuseppe Pugliese, direttore amministrativo dell’Asp di Catanzaro, «e ciò al fine di condizionare quest’ultimo durante l’iter amministrativo di predisposizione del bando di gara del servizio ambulanze, avviato nel marzo 2015, ed al fine di assicurare ai Putrino il servizio in questione». Dal 2009 al 2017 la società Croce Rosa “La Pietà” di Putrino aveva continuato a essere affidataria del servizio attraverso un sistema di proroghe, anche non scritte. Poi il 13 ottobre 2017 la società viene raggiunta da una interdittiva antimafia. Ad essere accusati di questo capo di imputazione sono Pietro Putrino, Diego Putrino cl. ’67, Vincenzo Torcasio, Giuseppe Pugliese e Giuseppe Perri, ex direttore generale dell’Asp di Catanzaro.
Putrino era riuscito a interloquire con l’ex dg Perri. A Luigi Muraca, al telefono aveva detto: «Adesso la richiesta è stata fatta, Perri è con noi! Perri è un amico. Quello è direttore generale, il Perri». Pietro Putrino contava sull’efficienza delle proprie aziende «ma, soprattutto, sull’aiuto dovutogli dall’onorevole Galati in virtù di alcuni favori fattigli in passato, come l’aver assunto una persona dal medesimo segnalata (tale Cutrì) ed averlo omaggiato delle spese per il funerale del padre (“quando è morto il padre non mi ha mai pagato il funerale” (…) “mi ha mandato a Cutrì per metterlo al 118 …per venire con me a lavorare e gliel’ho preso”)».
Alla fine dei giochi, secondo il gup: «Con tutta evidenza, l’ipotesi investigativa è rimasta del tutto indimostrata, essendosi registrati tentativi, riusciti e non, di avvicinamento dei vertici dell’Asp, in vista di ipotizzati accordi dall’oggetto non meglio individuato. Non è infatti noto, per come correttamente eccepito dalle difese, se gli accordi fossero finalizzati ad ottenere l’affidamento diretto del servizio, ovvero a condizionare il contenuto del bando di gara in danno delle imprese concorrenti, o ancora al fine di ottenere la proroga del servizio per come già affidato nelle more dell’espletamento della gara».

L’accusa all’ex dg Perri

Resta il fatto che il servizio ambulanze occasionale e su chiamata sia rimasto per anni appannaggio della Croce Rosa Putrino S.r.l. Queste proroghe continue e ingiustificate hanno configurato il reato di abuso d’ufficio che è costato una condanna a 8 mesi per l’ex dg Giuseppe Perri. Secondo il giudice «la contestazione a carico dell’imputato Giuseppe Perri va circoscritta al periodo marzo 2015/novembre 2017, data in cui l’affidamento alle società dei Putrino ha termine in virtù dell’emissione della già richiamata interdittiva antimafia. In sintesi, a distanza di ben cinque anni dalla scadenza del bando aggiudicato dalla Croce Rosa Putrino S.r.l. (20 luglio 2010), contrariamente ai principi che devono animare l’agere amministrativo per come prescritto, in sede legislativa, dal codice degli appalti all’epoca vigente e ripresi dal nuovo codice dei contratti pubblici, il servizio ambulanze occasionale e su chiamata, in mancanza di qualsiasi procedura di gara, è stato sistematicamente affidato in via esclusiva alla stessa Croce Rosa, quando, al contrario, sarebbe stato d’obbligo ricorrere ad una procedura di affidamento normativamente prevista. E non v’è dubbio che i dirigenti i dirigenti pubblici – in questo caso il Perri – abbiano intenzionalmente concorso nella violazione delle disposizioni di legge poste a presidio della scelta del contraente, individuando illegittimamente (perché appunto in violazione di legge) la Croce Rosa di Putrino quale affidatario di un servizio pubblico (procurando all’evidenza rilevanti vantaggi economici allo stesso), senza attivare nessuna procedura pubblica».
Il giudice sottolinea come fin dal suo insediamento, il 30 marzo 2015, Perri fosse stato messo al corrente della situazione del servizio ambulanze.
La condotta di Perri, scrive il gup Ciriaco aveva «finito non solo per determinare un ingiusto vantaggio patrimoniale per le società affidatane, ma anche un danno per l’amministrazione stessa, che si era vista costretta ad avviare dispendiosi procedimenti per l’annullamento di bandi di gara ed annullamenti in autotutela degli atti successivi».

Nessuna aggravante mafiosa per l’ex dg dell’Asp (che conosceva le prepotenze delle ditte nell’ospedale)

Perri, emerge dalle indagini, ha anche incontrato Putrino, 6 maggio 2015, in un bar per 15 minuti. Secondo il giudice, però, nonostante Putrino abbia agito per agevolare la cosca di riferimento Iannazzo-Cannizzaro-Daponte, non è detto che Perri, agevolando Putrino lo abbia fatto per favorire la consorteria.
Nelle considerazioni del giudice, che pure depenna per Perri l’aggravante mafiosa, emerge un dato inquietante: l’ex dg sapeva dell’imperversare prepotente delle due ditte nell’ospedale di Lamezia Terme.
«Si aggiunga, inoltre – scrive infatti il gup –, che il dirigente era sicuramente al corrente della “prepotenza” imprenditoriale e delle illegittimità commesse dal Putrino già all’interno dell’ospedale di Lamezia Terme, ma ciò non è sufficiente per desumerne la finalità agevolativa della sua azione. Sul punto è altresì sufficiente osservare che Giuseppe Perri non conosce direttamente il Putrino, o comunque non al punto da avere con lui un rapporto diretto, dal momento che, come sopra si è ricostruito, l’incontro tra Perri e Putrino è avvenuto per l’intermediazione di Giacomino Floro, dipendente Sacal (quest’ultimo non è stato imputato, né risulta indagato)”. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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