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Giovane segregato per anni nel Cosentino, Fish Calabria: «Dove sono i sistemi sociali garanti?»

L’episodio raccontato dal presidente emerito nazionale del Sindacato dei medici italiani: «Il 27enne non sapeva mangiare e camminare»

Pubblicato il: 31/01/2022 – 10:19
Giovane segregato per anni nel Cosentino, Fish Calabria: «Dove sono i sistemi sociali garanti?»

COSENZA Legato al letto in un tugurio in a Paola per anni. A denunciare vicenda che vede protagonista un 27enne è Cosmo De Matteis, presidente emerito nazionale del Sindacato dei medici italiani, come riferisce TgCom24. Liberato dai carabinieri, il giovane ha diversi problemi psicologici e di comunicazione. «Quando è stato sottratto a quella situazione – ha spiegato il medico – il ragazzo era in grave condizioni, al pari di quella di un cavernicolo: non sapeva camminare e non sa mangiare, tanto che è stato necessario alimentarlo con i liquidi». Attualmente il ragazzo è ricoverato in una struttura, che però lo potrà ospitare soltanto per 60 giorni. Lì il giovane è accudito dagli operatori che lo hanno in cura: «In alcuni casi si è rivelato anche aggressivo – ha continuato il medico – ora dopo i primi giorni di ricovero, sta già migliorando».

Fish Calabria: «Non si può lasciare sola una famiglia con tante fragilità»

Sull’episodio l’associazione Fish Calabria, l’organizzazione di volontariato e le associazioni aderenti, «esprimono grande amarezza e sdegno per il grave episodio di segregazione registrato nel comune di Paola, Cosenza. Una storia incredibile che ha come protagonista un giovane disabile che, da quanto si apprende, avrebbe trascorso le sue giornate legato a letto per 20 anni. Una vicenda su cui le forze dell’ordine faranno sicuramente luce, ma che impone una riflessione attenta».
«Come è possibile ignorare l’esistenza di una persona e più ancora negare i diritti umani – si chiede la presidente di Fish Calabria, Nunzia Coppedè per conto del consiglio direttivo – dove sono i sistemi sociali garanti dei diritti costituzionalmente sanciti? Sono tante le domande che affiorano davanti a questa terribile vicenda. La povertà, non solo economica, ha un maggiore impatto sulla disabilità e questo periodo di pandemia ha acuito ancora di più le disuguaglianze sociali. Non si può lasciare una famiglia sola, tanto più se con tante fragilità, a gestire la disabilità. La disabilità non è un problema privato, ma sociale. È evidente che quel sistema integrato dei servizi che da anni si richiede, non ha iniziato neanche a fare i primi passi nella nostra regione».
«Le associazioni da anni – prosegue la nota di Fish Calabria – richiedono ai comuni la redazione dei progetti individuali secondo quanto sancito dall’art.14 della legge 328 del 2000, Legge 23 del 2003 della Regione Calabria, ma le richieste restano inascoltate anche a fronte di sentenze Tar.  Il progetto individuale, redatto dall’ente comunale d’intesa con l’azienda sanitaria, costituisce lo strumento per realizzare l’integrazione delle persone con disabilità partendo da una attenta analisi dei bisogni   per progettare sostegni adeguati a migliorare la qualità della vita. Creare percorsi personalizzati in cui i vari interventi sono coordinati in maniera mirata, massimizzando così i benefici effetti degli stessi e riuscendo, diversamente da interventi settoriali e tra loro disgiunti, a rispondere in maniera complessiva ai bisogni ed alle aspirazioni del beneficiario. Ancora una volta – conclude Nunzia Coppedè – siamo costretti ad augurarci che simili vicende non accadano più».

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