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il dramma

Marocco, è l’ora del dolore: il piccolo Rayan non ce l’ha fatta

Il bambino di 5 anni era rimasto incastrato da martedì in un tunnel ed era stato recuperato qualche ora prima di spirare. Era stato trasferito in ospedale con un elicottero. In Italia la memoria ri…

Pubblicato il: 05/02/2022 – 21:38
Marocco, è l’ora del dolore: il piccolo Rayan non ce l’ha fatta

Dopo cinque giorni nel fondo del pozzo in cui era precipitato vicino casa, il piccolo Rayan Awram è stato estratto senza vita dai soccorritori nel Nord del Marocco. Per salvare il piccolo non si è arrivati in tempo. Non è bastata la massiccia operazione di soccorso messa in piedi dal Marocco, come pure le preghiere di tutto il Paese radunatosi intorno a quel buco che lo aveva inghiotto. Alla fine di un’operazione dai contorni ancora da chiarire – fino all’ultimo si è creduto che il bimbo fosse ancora vivo – una nota ufficiale del Palazzo Reale del Marocco ha spento ogni entusiasmo, comunicando il decesso del bimbo. Il re Mohammed VI ha telefonato ai genitori per porgere le proprie condoglianze. In Italia la memoria è tornata subito al tragico destino di Alfredino: anche lì, nell’estate del 1981, un Paese intero aveva seguito le operazioni di soccorso minuto per minuto, sperando fino all’ultimo che il bimbo uscisse vivo dal buco in cui era scivolato. L’incidente è avvenuto martedì a Ighran, un villaggio sulle montagne nel Nord del Paese: Rayan, cinque anni, era con suo padre che cercava di riparare il pozzo, quando è caduto nel cunicolo profondo decine di metri. Immediati sono scattati i soccorsi, ma la cavità molto angusta, che si stringe nella parte finale a soli 20 cm, ha impedito agli operatori di calarsi per raggiungerlo ai 32 metri di profondità dove era scivolato. Con una telecamera fatta scendere in profondità è stato appurato che era ancora in vita e si poteva muovere; gli sono stati fatti arrivare ossigeno e acqua zuccherata ed è cominciata la lunga lotta contro il tempo per salvarlo. Per raggiungerlo i soccorritori, con cinque bulldozer, hanno cominciato a scavare un tunnel parallelo: un lavoro sfibrante, andato avanti per ore, giorni, conquistando centimetro per centimetro la strada verso salvezza di Rayan, che nel frattempo continuava a dare segni di vita, ma sempre più debole e stordito. Alla fine si è arrivati a scavare con le mani, per timore che il terreno cedesse e lo inghiottisse definitivamente. Intanto, fuori la famiglia aspettava in ansia, il Marocco intero con il fiato sospeso insieme a loro, mentre sui social si rincorrevano foto e messaggi di solidarietà e speranza, con l’hashtag “salvate Rayan”. In poco tempo, la vicenda ha coinvolto tutto il mondo, con i principali media internazionali che hanno seguito l’impresa. Dopo il completamento del tunnel, gli operatori sono scesi a prenderlo; con loro, una squadra di medici specializzati in rianimazione, tutti pieni di speranza ma fino all’ultimo, purtroppo, pronti al peggio. Uno stillicidio andato avanti per ore mentre si rincorrevano le notizie, nell’attesa che dalle viscere della terra venisse estratto il bimbo. I genitori erano stati portati nell’ambulanza prima dell’estrazione. Le centinaia di persone accorse sul posto e tenute a distanza dalle forze dell’ordine erano esplose in un grido di gioia alla vista dei soccorritori fuori dal tunnel con il piccolo in braccio. Non sapevano che la corsa contro il tempo per salvare Rayan era stata vana.

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