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l’udienza

Imponimento, dal controllo dei villaggi alle assunzioni e il voto. Comito: «Stillitani non voleva il nostro aiuto»

In aula bunker il controesame del collaboratore di giustizia. «I guardiani erano assunti da Rocco Anello, non serviva il curriculum». E racconta i pestaggi e i furti mirati

Pubblicato il: 23/03/2022 – 18:28
di Giorgio Curcio
Imponimento, dal controllo dei villaggi alle assunzioni e il voto. Comito: «Stillitani non voleva il nostro aiuto»

LAMEZIA TERME Continua con il controesame  del collaboratore di giustizia Giuseppe Comito il maxi processo “Imponimento” contro le cosche di ‘ndrangheta Anello-Fruci e le famiglie attive nel territorio compreso tra Pizzo e la zona industriale di Lamezia Terme. Nell’aula bunker di Lamezia, Comito ha risposto ancora una volta sulla vicenda che riguarda la costruzione delle cosiddette “villette inglesi”, nel territorio compreso tra Acconia di Curinga e Pizzo.

I lavori alle villette inglesi

«Il periodo in cui sono state realizzate risale attorno al 2006» spiega Comito, rispondendo alle domande dell’avvocato Comi. «Conoscevo i proprietari perché andavo con Stillitani a fare gli impianti elettrici, andavamo insieme. Ricordo infatti che avevano fatto una sorta di prototipo di una villetta e insieme a lui segnavamo gli impianti e come dovevano venire. È un progetto che ho visto nascere, dall’inizio, da quando hanno tolto l’agricoltore che seminava il campo». «Ricordo che c’era una società, non ricordo bene i nomi, ma c’erano sicuramente il dottore Stillitani, Bruno Mercuri, la moglie, il cognato, ma non ho mai verificato effettivamente chi erano» risponde il collaboratore di giustizia, incalzato dalle domande dell’avvocato Comi, che chiede conto a Comito anche della partecipazione di Guastalegname. «Può essere di sì perché ricordo che una villetta, una volta costruita, toccava a lui. Io comunque fatturavo a lui i lavori, quindi era certamente coinvolto. So solo che Stillitani tutti i giorni era lì e gestiva tutto. So che Barba e Scordamaglia fatturavano direttamente a Stillitani che andava in ufficio a portargli la fattura».

«Stillitani non voleva alcun appoggio, un vero politico»

Punto cruciale del controesame di Comi a Comito è relativo al coinvolgimento delle consorterie criminali per fornire “sostegno” alla candidatura di Stillitani. «Da noi non di sicuro – precisa Comito – so che non voleva sostegno, ricordo che voleva stare lontano da queste cose, non voleva che persone come noi andassimo in giro a chiedere voti. Lo dicevano tutti, si sapeva che non voleva nessun appoggio, voleva tenere le distanze dalle consorterie, era un vero politico».

I rapporti con il pentito Michienzi

Dopo Comi è la volta dell’avvocato Russano, che ripercorre l’inizio della collaborazione con la giustizia di Comito – luglio 2019 – dopo 7 anni circa di detenzione dopo l’arresto del 2012, puntando i riflettori sui rapporti con l’altro collaboratore di giustizia, Francesco Michienzi. «L’ho conosciuto in un cantiere, forse nel periodo tra il 1998 e il 2000. Ricordo però che il cognato, Roberto Brizzi, è venuto a lavorare alle mie dipendenze, attorno al 2002, fino al giorno del mio arresto». Michienzi ricorda l’avvocato, ha iniziato a collaborare nel 2006, ma il cognato «ha continuato comunque a lavorare nella sua azienda. Lei come sapeva che Michienzi aveva iniziato a collaborare?». «Si sapeva – risponde Comito – perché ad Acconia ne parlavano tutti, si vociferava nel paese, ma non ricordo i contenuti, è passato troppo tempo». «Ricordo di averne parlato poi con il cognato, aveva inizialmente qualche timore ma io l’avevo rassicurato, per me era una persona seria».

«I guardiani tutti assunti da Rocco Anello»

Nel corso del contro esame, l’avvocato Russano – non senza qualche discussione con lo stesso Comito e il pm De Bernardo – tratteggia la figura di Pasquale Rondinelli, uno dei guardiani del resort ad Acconia di Curinga, così come confermato dallo stesso Comito. «Era stato assunto tramite Rocco Anello – conferma Comito incalzato dall’avvocato Russano – lo so perché lo sapevamo tutti i guardiani, tutti loro erano stati assunti per volere degli Anello. C’era un guardiano che lavorava lì, faceva il bagnino, e per andare a lavorare lì aveva chiesto agli Anello. Lo sapevamo tutti, la guardiania era gestita dagli Anello. Non andavano certo dall’ufficio di collocamento, dovevano chiedere a loro, lì c’erano persone arrestate per droga e dopo che uscivano dal carcere, la struttura li riprendevano di nuovo, il curriculum non serviva affatto».

Le “influenze” territoriali

È il turno, poi, del controesame dell’avvocato Gennaro, che incalza Comito sui presunti danneggiamenti perpetrati ai danni del villaggio turistico degli Stillitani. «Ci sono stati episodi del genere – spiega Comito – proprio quando i francesi stavano entrando per fare i lavori attorno al 2002. Dovevano fare degli ammodernamenti ed erano stati presi frigoriferi, televisori ma anche macchinette per il ghiaccio e altri furti, ma gli autori non sono mai stati individuati». Poi la ricostruzione delle influenze territoriali. «Il gruppo – spiega Comito – operava a Pizzo, sul villaggio. il gruppo Accorinti era di fatto il sottogruppo dei Mancuso. Loro invece si occupavano di tutta Pizzo, sulla parte della Marinella fino ai villaggi turistici. Avevano egemonia fino a sud, a Vibo Marina, la stazione di Vibo Pizzo, sulla Nazionale, comandavano sempre loro». «La competenza territoriale nel villaggio era dei Mancuso, erano egemoni sui lavori grossi al di là del loro territorio mentre per gli affari minori se ne occupavano quelli del posto. Per esempio dove c’era il lido più avanti c’erano gli Anello». A concludere l’udienza è il pm Antonio De Bernardo. È rispondendo alla sue domande che Comito spiega la vicenda di un falegname, impiegato nel Club Med. «Nino Accorinti gli aveva chiesto di fare anche dei lavori al suo tabacchino ma ricordo che rimandava sempre. E così Accorinti lo ha fatto togliere dal villaggio turistico, parlando con Saverio Prostamo e lui andava all’economato chiedendo l’estromissione. Aveva assunto anche un ragazzo di Pizzo che lo aiutava a svolgere lavori all’interno del villaggio, robe di piccole entità». Che la gestione del villaggio fosse sotto il loro controllo «lo sapevano tutti, ci vedevano che operavamo nel villaggio» e racconta un episodio emblematico: «C’è stato anche un direttore che di notte in spiaggia non si era fatto riconoscere, ma che poi dopo una lite è stato picchiato da Salvatore Maugeri. Per quelli del villaggio è stata una cosa eclatante, era anche il periodo in cui il presidente francese era arrivato al Club Med. Pensavamo tutti che lo licenziassero ma invece è accaduto il contrario, il direttore è stato licenziato». (redazione@corrierecal.it)

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