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le mani sulle città

«Per il quindicesimo anno Calabria regione col maggior numero di Enti sciolti per mafia»

Presentato il dossier di “Avviso Pubblico”. In 30 anni in regione risultano 127 scioglimenti. I problemi della legge: necessaria più trasparenza nelle procedure prefettizie

Pubblicato il: 29/03/2022 – 18:06
di Francesco Donnici
«Per il quindicesimo anno Calabria regione col maggior numero di Enti sciolti per mafia»

REGGIO CALABRIA Lo scorso mese di giugno ricorreva il trentennale dal così detto “Venerdì nero di Taurianova”. Le atrocità e l’oppressione “monopolistica” del potere ‘ndranghetista sulla cittadina della Piana – che proprio in quei giorni viveva una faida da Far West, come titolarono alcuni giornali dell’epoca – portarono lo stato a compiere uno sforzo in più per far fronte a quel dilagante fenomeno. Come reazione (anche) a quei fatti, il 31 maggio del 1991 venne approvato il Decreto legge n.164 sullo scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose e la prima applicazione, il 2 agosto 1991 fu proprio nei confronti dell’amministrazione di Taurianova.

Sono passati trent’anni e i decreti di scioglimento sono stati in tutto 365, per un totale di 275 Enti sciolti almeno una volta (di cui 6 aziende ospedaliere e sanitarie). La Calabria è al primo posto con 127 scioglimenti. A tre cifre segue la sola Campania con 113. Ventotto, invece, sono invece gli Enti colpiti da plurimi decreti di scioglimento in Calabria (27 in Campania e 15 in Sicilia).
I dati emergono dal report Le mani sulle città di Avviso Pubblico, parafrasi del celebre titolo dell’omonimo film di Francesco Rosi. Il dossier confezionato dalla rete degli Enti locali e delle Regioni contro mafie e corruzione racconta i numeri del fenomeno nell’anno appena passato e in quelli precedenti procedendo a ritroso attraverso quest’ultimo trentennio.

Calabria regione col numero più alto di scioglimenti da 15 anni

Nel 2021 sono stati 14 gli Enti locali sciolti «in conseguenza di fenomeni di infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso» di cui 4 Calabria, Puglia e Sicilia e 2 in Campania. Senza dubbio molto discusso e significativo, nell’anno appena trascorso, lo scioglimento del Comune di Foggia, secondo capoluogo di provincia a subire tale sorte dopo Reggio Calabria, fino a quest’anno unico caso. Ma anche i casi calabresi di Guardavalle, Nocera Terinese, Simeri Crichi e Rosarno non sono passati inosservati. Emerge dal report come per il quindicesimo anno consecutivo – sebbene nel 2021, con una percentuale del 28,6% in coabitazione con altre due regioni – la Calabria sia la regione «che ha fatto registrare il più alto numero di scioglimenti».
Al dato complessivo, Avviso Pubblico aggiunge anche altre statistiche di dettaglio. «Nei 14 Comuni sciolti nel 2021 risulta una popolazione complessiva di 350mila abitanti». Otto di questi hanno una popolazione inferiore ai 15mila abitanti.
Sul fronte “politico” risulta dalle statistiche come la maggioranza degli Enti sciolti (57,1%) fosse governato da liste civiche mentre il 28,6% da partiti o coalizioni di centrosinistra. Il 14,3%, viceversa – com’era il caso di Rosarno – era governato da maggioranze di centrodestra.

Le relazioni prefettizie. Mafie mostrano «una spiccata attitudine imprenditoriale»

Estratto dal servizio di “Striscia la notizia” a Guardavalle, nel Catanzarese

«Dall’analisi dei decreti di scioglimento e delle relazioni prefettizie emerge come nella quasi totalità dei casi l’accesso al Comune avviene in seguito alle risultanze di indagini, verifiche o operazioni» di polizia, si legge nel rapporto. «Fa parziale eccezione a questo schema lo scioglimento del Comune di Guardavalle» dove l’accesso prefettizio è stato disposto «in seguito ad un servizio giornalistico di una nota trasmissione televisiva». Le relazioni raccontano non soltanto il grado di infiltrazione condizionamento delle mafie sulla vita pubblica, ma anche come queste siano cambiate nel corso del tempo, arrivando ad operare «mostrando spiccate attitudini imprenditoriali». Sono «almeno nove i casi in cui le relazioni fanno riferimento a vicende di inquinamento elettorale diretto agli esponenti prescelti» o «specularmente, con appoggi bipartisan» com’è il caso dello scioglimento di Nocera Terinese.
La criminalità stipula accordi soprattutto nella fase pre-elettorale che diventano «poi oggetto di puntuale attuazione una volta avvenuta l’elezione», come raccontato nell’inchiesta “Faust” della Dda di Reggio Calabria, dalla quale si è arrivati al terzo scioglimento per mafia del Comune di Rosarno.

I soggetti coinvolti e settori di ingerenza mafiosa

Le relazioni analizzate da Avviso Pubblico si concentra sul ruolo degli amministratori locali e dei dipendenti comunali coinvolti. Alla base quasi sempre si riscontrano «scelte amministrative inquinate dalle organizzazioni criminali, parentele o frequentazioni con soggetti controindicati».
Nel risultano in tutto 92 amministratori locali “contaminati” da queste dinamiche e 111 componenti dell’apparato burocratico, sempre con riferimento all’anno 2021. Nei quattro casi calabresi, secondo il report risultano 9 amministratori coinvolti (di cui 4 nella sola Rosarno) e 4 dipendenti comunali.

Le mafie riservano le loro attenzioni ad alcuni settori più di altri «a seconda delle occasioni di arricchimento e di riciclaggio del denaro». Al primo posto spiccano il settore edilizio-urbanistico e quello dei tributi locali (con 10 casi ciascuno) seguiti a ruota da quello dei beni confiscati e dei rifiuti rispettivamente con 8 e 6 casi.

Gestione straordinaria: in Calabria 8 Comuni

Le regioni coinvolte da scioglimenti dal 1991 al 2021

L’edizione del dossier di quest’anno racchiude però trent’anni di applicazione della dibattuta legge sugli scioglimenti. Dagli effetti più datati a quelli risalenti agli anni passati che si dispiegano ancora oggi. È il caso degli Enti attualmente in gestione straordinaria, ovvero affidata ad una commissione. Al 31 dicembre 2021 se ne contano 27 in Italia di cui 8 nella sola Calabria. La regione in questo caso, si piazza seconda dopo la Sicilia (9) e prima di Puglia (5) e Campania (4). A chiudere il quadro è il Comune di Saint-Pierre, in Valle d’Aosta, sciolto in seguito alle risultanze investigative fornite dall’operazione “Geena”. I casi calabresi sono quelli di Amantea in provincia di Cosenza, Pizzo in provincia di Vibo, Cutro in provincia di Crotone, Sant’Eufemia d’Aspromonte e Rosarno nel Reggino, Guardavalle, Nocera Terinese e Simeri Crichi in provincia di Catanzaro.

Le problematiche della legge e le proposte in discussione

L’opinione comune, nel tempo si è sedimentata sull’idea che lo scioglimento e la successiva gestione straordinaria dell’Ente è un provvedimento tanto necessario quanto pericoloso per la vita dell’Ente stesso. Anche per questo, negli anni, si sono sprecate le proposte per migliorare una legge che spesso rischia di lasciare troppa discrezionalità alle stesse prefetture anche in virtù di un deficit di trasparenza sui lavori della commissioni d’accesso. Sono attualmente in discussione alla Commissione affari costituzionali della Camera tre proposte (atti numero 474, 1512 e 1630) orientate a superare queste problematiche. Avviso Pubblico è stata audita in Commissione lo scorso 4 dicembre 2019, occasione nella quale erano state presentate una serie di proposte che vanno dall’«ampliamento delle attuali forme di trasparenza relative all’iter che porta allo scioglimento di un Ente» fino alla possibilità di «rendere accessibili all’opinione pubblica anche le relazioni redatte dalle commissioni di accesso» anche «nell’eventualità in cui non si proceda allo scioglimento». In ultimo, tra le proposte della rete anche quella di «dare ampio risalto alle concrete misure di risanamento adottate dalle commissioni straordinarie – e dalle amministrazioni che vi sono succedute – consentendo così di chiarire alla cittadinanza le tappe del processo di ripristino della legalità nei differenti contesti».

Il rapporto tra mafia e politica. «Tema assente dal dibattito politico nazionale»

Pierpaolo Romani

«Non può esistere mafia senza rapporti con la politica, ma deve esistere una politica senza rapporti con la mafia». Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico, riprende questa frase già utilizzata dall’associazione qualche anno fa per presentare il dossier nell’ambito dell’incontro Il rapporto tra mafia e politica: quando è in gioco la democrazia, uno degli incontri della rassegna ExtraLibera promossa dall’associazione di don Luigi Ciotti. Romani ricorda anche una celebre massima del sindacalista, vittima innocente della mafia, Pio La Torre secondo cui «quella della mafia è una questione di classi dirigenti», motivo per il quale non si può ignorare il rapporto e il legame di interdipendenza intrecciato con la politica. Rapporto, riprendendo un binomio dal lavoro Politici e malandrini di Enzo Ciconte, di carattere “consensuale” – come attestato dalla casistica riportata nel dossier o “conflittuale”, com’è invece meglio espresso nel rapporto “Amministratori sotto tiro” attraverso il quale, sempre Avviso Pubblico, fotografa il numero delle intimidazioni fatte ai danni degli amministratori pubblici. «La forza delle mafie – aggiunge Romani – sta in questa capacità di accendere e intrattenere rapporti con soggetti che non appartengono al mondo criminale, molti facenti parte del mondo politico». E tuttavia «questo tema risulta assente dal dibattito politico nazionale, anche in questo momento in cui cerchiamo di far partire il Paese col Pnrr». (redazione@corrierecal.it)

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