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Emergenza sanità, la bozza del governo penalizza (ancora) la Calabria

“Viaggio” nel Decreto ministeriale che dimentica le specificità dei territori. I (tanti) dubbi degli esperti. E la politica? Pensa ad altro

Pubblicato il: 30/03/2022 – 6:56
di Emiliano Morrone
Emergenza sanità, la bozza del governo penalizza (ancora) la Calabria

LAMEZIA TERME È stata pubblicata la bozza del nuovo regolamento sugli standard ospedalieri, che potremmo chiamare “D.M. (Decreto ministeriale, ndr) 70.2”, anche se ricalca molto il precedente D.M. numero 70/2015. Il testo appena uscito andrà discusso e potrebbe essere ritoccato. Le Regioni e le Province autonome porteranno le rispettive considerazioni e istanze. Si dovrà dunque trovare la quadra, ma per la Calabria la strada è piuttosto in salita
Il regolamento, che contempla le tipologie e le dotazioni ospedaliere, si basa infatti su bacini di utenza predefiniti, seppure con alcuni margini di manovra, e non sulle specificità territoriali. La bozza del “D.M. 70.2” dimentica che l’Italia ha territori molto diversi tra di loro. In concreto, la bozza non ne considera, per esempio, l’incidenza delle malattie, le difficoltà di spostamento in macchina o in ambulanza, lo stato della prevenzione delle malattie e le condizioni economiche delle famiglie. È una vecchia storia che si ripete, malgrado la ribadita vicinanza del governo al Mezzogiorno e al suo confine sud. La questione principale è una: o in ambito sanitario la regione ha più problemi del resto dell’Italia, e allora bisogna tenerne conto, oppure è in grado di dare risposte in linea con la media nazionale. In quest’ultimo caso sarebbero peraltro ingiustificati l’esercizio dei poteri sostitutivi e il regime speciale previsto dalla seconda legge Calabria, che ha dato ulteriori poteri al commissario governativo per l’attuazione del Piano di rientro dal disavanzo sanitario.

La richiesta di inserire gli indicatori di deprivazione e povertà sociale

Nei giorni scorsi il deputato Paolo Parentela, del Movimento 5 Stelle, ha detto che «in fase di conversione del decreto Sostegni-ter è stato accolto un» suo «Ordine del giorno che impegna il governo a valutare interventi rapidi perché gli indicatori di deprivazione e povertà sociale siano inseriti nell’imminente, nuova definizione degli standard dell’assistenza sanitaria, in modo da aiutare i territori più svantaggiati». 
Il deputato di Alternativa Francesco Sapia ha invece presentato un’interpellanza urgente al ministro della Salute, che il parlamentare illustrerà il prossimo venerdì 8 aprile, chiedendogli, con riguardo al “D.M. 70.2” e all’atteso, omologo regolamento in materia di assistenza territoriale, «se non ritenga di dover promuovere l’inserimento nei nuovi, predetti decreti, di criteri che, ai fini della definizione dei rispettivi standard e nell’ottica di garantire il diritto alla salute in maniera uniforme e completa, tengano conto delle aree regionali svantaggiate in termini di viabilità, rigidità climatiche, deprivazione sanitaria, maggiore incidenza di patologie croniche, povertà e vulnerabilità sociale».

I guai della Calabria: tra Lea ed emigrazione sanitaria

Nel 2019, anno dell’ultimo rilevamento, i Livelli essenziali di assistenza della Calabria risultano scesi a 125. L’emigrazione sanitaria dalla regione si attesta sui 300 milioni annui. Tanto basta a cristallizzare la disperata situazione calabrese, al netto delle cause, da disvelare e risolvere, della percentuale dei ricoveri fuori regione evitabili e di quelli non spiegati, rispettivamente pari al 72,5% e al 59,1% degli oltre 50 mila totali del 2019
Nella popolazione calabrese sono più presenti patologie croniche e comorbidità. Inoltre, per Pil, reddito pro capite, disoccupazione e precarietà del lavoro, la Calabria resta la regione messa peggio sul piano economico. Ciononostante, la bozza del “D.M. 70.2” ignora questi elementi, il fattore clima e l’imprevedibilità dei tempi di percorrenza stradale, legati anche alla lentezza, in Calabria, degli interventi di manutenzione o sicurezza su Statali e Provinciali.
Giova ripetere che non è definitivo il testo in argomento, in cui Agenas conserva un ruolo preponderante, in realtà poco attuale. Con più contraddizioni e qualche dimenticanza, ad esempio la rete delle infezioni/sepsi, che è un problema nazionale, l’“articolato” non modifica la classificazione degli ospedali e delle relative attribuzioni. Inoltre, spetta, come ovvio, alle Regioni (e alle Province autonome) il lavoro di attuazione e di programmazione. 

Laino: «La bozza è un’operazione di facciata»

Tullio Laino, già vicedirettore sanitario dello Spoke di Paola Cetraro, bolla la bozza del “D.M. 70.2” come «operazione di facciata». «Ancora – precisa – viene sancito il principio di fruibilità della rete ospedaliera, asetticamente basata sul parametro dei bacini di utenza determinato centralisticamente da Agenas, senza tenere conto delle particolari connotazioni geomorfologiche e di viabilità delle singole Regioni. Gli standard previsti dal vigente D.M. n. 70/2015 sono rimasti sostanzialmente immutati, se si considera che l’incremento dei posti letto di area critica semintensiva è dello 0,04%». «Penalizzati – commenta Laino – risultano ancora i piccoli ospedali, a fronte del dichiarato ruolo di prossimità, ai fini della continuità ospedale/territorio. Per quanto concerne i posti letto delle strutture ospedaliere private accreditate, non si fa obbligo della dotazione delle articolazioni del Dea di primo livello, ai fini della stipula degli accordi contrattuali, a fronte di una dichiarata e generica integrazione e complementarietà alla rete ospedaliera pubblica, in netta antitesi al principio di uniformità, complessità ed intensità delle cure. Sarebbe opportuno – aggiunge Laino – prevedere un tetto percentuale di accreditabilità della rete ospedaliera privata. Va mantenuto, ai fini della programmazione della rete ospedaliera, il principio costituzionale di legislazione concorrente, valido anche nelle Regioni sottoposte al Piano di rientro, a salvaguardia della potestà legislativa dei Consigli regionali, prevista dall’articolo 121 della Costituzione».

Brisinda: «Non c’è un incremento dei posti letto»

Dal canto suo, Giuseppe Brisinda, chirurgo del policlinico Gemelli e docente dell’Università Cattolica di Roma, osserva: «Intanto, nella bozza in questione non c’è un incremento nel numero di posti letto, che rimane di 3,7 per mille abitanti. Ancora, non si comprende bene come dovrebbero essere organizzati i posti letto di semintensiva critica. Viene ufficializzata la mobilità, con possibilità di incremento o decremento dei posti letto per singola regione. Figurano, poi, la previsione di reti per patologia e altre forme di coordinamento e di integrazione su base non gerarchica, il che non dà chiarezza. Nel testo si inizia a fare riferimento ai Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA), ma va detto che in Calabria non risultano esserci». «Secondo la bozza attuale, le Regioni – continua Brisinda – possono prevedere équipe professionali che operano su definiti presidi ospedalieri. Non si capisce, al riguardo, se si intendano équipe itineranti che si spostano tra le varie strutture. A pagina 6, viene scritto “uso appropriato ospedale”. È un bel problema, per una regione come la Calabria, in cui sull’ospedalizzazione spinta a estreme conseguenze e sull’inappropriatezza dei ricoveri nessuno ha mai fatto nulla. Vado avanti. Negli ospedali di base è previsto solo servizio di Anestesiologia. L’incremento di posti letto di terapia intensiva è previsto solo per Dea di primo e secondo livello e in moduli di 6 posti letto. Questo stride enormemente con il fatto che in Calabria i posti letto di terapia intensiva sono presenti in numero inferiore alle reali necessità, come ha dimostrato anche la pandemia da Covid. Per quanto concerne i numeri, si tratta di valori già conosciuti: 150 mammelle, 100 colecisti, 50 tumori del colon o 40 tumori dello stomaco. Nel merito, non viene tenuta in considerazione l’expertise già acquisita e documentata dei singoli operatori». «Inoltre, rimane l’organizzazione in Hub e Spoke, mentre – prosegue Brisinda – i presidi ospedalieri di base restano nodi semplici della rete. A pagina 22 è definito il ruolo del presidio di pronto soccorso per traumi (PST), che potrebbe adattarsi agli ospedali montani. Nulla da fare, invece, per l’incremento dei Punti nascita, perché tutto quanto scritto è previsto per quelli già attivi. Peccato, perché nella bozza si fa riferimento al disagio orografico, inteso come tempo di percorrenza superiore ai 60 minuti». «Per le reti oncologiche, si introduce come necessaria la costituzione di un tumor board (“scheda del tumore”, nda) multidisciplinare. L’iniziativa – conclude Brisinda – potrebbe essere aziendale, magari in collegamento tramite Skype o Zoom. Dato l’impianto della bozza, non bisognerebbe far etichettare gli ospedali montani come ospedali di piccole dimensioni. Se fosse, ciò porterebbe alla loro chiusura definitiva».

Un problema ignorato dai politici locali

A proposito della definizione del “D.M. 70.2” e dell’omologo “D.M. 71”, che dovrebbe essere abbozzato a breve e che riguarda gli standard dell’assistenza territoriale, da subito dovrebbero farsi sentire, uniti, i parlamentari e i Consigli comunali della Calabria, chiedendo che ne siano considerate le specificità e difficoltà. Il problema, purtroppo, è ancora ignorato da larga parte dei politici locali, che, specie nell’interno della regione, giocano alla guerra di parole e si lanciano in inutili sfide social, perfino tirando in ballo la teopolitica. (redazione@corrierecal.it)

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