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“Appalti e massoneria” sul Tirreno cosentino, assolto l’architetto Arcuri

Rinvio a giudizio per gli altri imputati. Cadute le ipotesi di reato in merito alla formazione di firme false in concorso con Cristofaro e D’Alessandro

Pubblicato il: 05/04/2022 – 16:36
di Fabio Benincasa
“Appalti e massoneria” sul Tirreno cosentino, assolto l’architetto Arcuri

PAOLA Si è concluso, stamane, presso il gup di Paola Altamura, il processo a carico dell’architetto Francesco Arcuri di Diamante, difeso dall’avvocato Francesco Liserre che, per il suo assistito, aveva chiesto il rito abbreviato. Arcuri, inizialmente, era accusato anche di associazione a delinquere, violazione della legge Anselmi (massoneria deviata) e turbativa d’asta. Per queste ipotesi di reato, il procedimento era stato denominato “Massoneria e appalti”.
Nel corso delle indagini preliminari, sono cadute le ipotesi di reato nei confronti di Arcuri tranne l’unica contestazione, la formazione di firme false in concorso con Luigi Cristofaro e Giuseppe D’Alessandro, a danno dell’ex sindaco di Belvedere, Vincenzo Cascini, e degli ingegneri Gazzaneo e Ruggiero.

Il processo

Dopo la discussione di tutte le altre posizioni con il rito ordinario, questa mattina, alla presenza del pm Cerchiara, si è proceduto alla discussione del processo a carico dell’architetto Arcuri. Il pubblico ministero, a seguito della sua requisitoria, aveva chiesto la condanna dell’imputato ad un anno e sei mesi di reclusione. L’avvocato Liserre, invece, nel corso della sua arringa difensiva, aveva invocato l’assoluzione perché il fatto non sussiste. Il giudice, dopo una lunga camera di consiglio, accogliendo le richieste difensive, ha assolto Arcuri perché il fatto non sussiste, rinviando a giudizio, preliminarmente, tutti gli altri imputati, presso il Tribunale Collegiale di Paola e pronunciato la sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste, nei confronti di Cristofaro e D’Alessandro limitatamente al capo “M”, riferito all’asserita falsificazione, in concorso con Arcuri, delle firme di Cascini, Gazzaneo e Ruggiero.

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