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l’udienza

«In due cassette gli incontri ad Archi tra Berlusconi, ‘ndranghetisti e uomini dei servizi segreti»

L’ex pentito Parisi racconta nel processo d’appello ‘Ndrangheta stragista le confidenze ricevute in carcere dal boss Jerinò. «Registrazioni del 2004. L’ex premier dava ordini su tutto»

Pubblicato il: 20/04/2022 – 17:04
«In due cassette gli incontri ad Archi tra Berlusconi, ‘ndranghetisti e uomini dei servizi segreti»

REGGIO CALABRIA Due registrazioni «documentano un incontro avvenuto in un casolare nelle colline sopra Archi, a Reggio Calabria, fra Berlusconi, uomini della ‘Ndrangheta e dei servizi, una donna dei servizi. Come politici c’era anche Giuseppe Valentino», ex senatore di Alleanza nazionale. Antonio Parisi, ex pentito siciliano con trascorsi nel clan calabro-lombardo guidato da Francesco Coco Trovato a Milano risponde alle domande del Procuratore generale di udienza, Giuseppe Lombardo, nell’appello del processo ‘Ndrangheta stragista. E, tra non pochi «non ricordo», racconta di aver saputo dell’esistenza dei nastri dal boss di Gioiosa Jonica Vittorio Jerinò, durante un periodo di detenzione comune nei carceri di Mantova e Opera. 

La carriera criminale nel clan Coco Trovato

Parisi ha ripercorso la sua carriera criminale accanto a Coco Trovato, fatta di rapine, traffici di droga e di armi, intimidazioni, «pur senza avere commesso mai omicidi, perché si trattava di reati che solo gli affiliati potevano eseguire». Parisi, ha raccontato la crescita nel mondo del crimine di Francesco Coco Trovato, «che poteva contare su circa diecimila uomini in Lombardia, e che favorì il matrimonio della figlia Giusi con Carmine De Stefano per allargare la famiglia». Antonino Parisi, che aveva iniziato a collaborare nel 1993 con l’ex pubblico ministero di Milano, Armando Spataro, ha affermato che «la collaborazione durò circa sei mesi e poi mi buttarono fuori dal programma di protezione per una rapina». Parisi ha raccontato che durante il suo periodo di collaborazione, furono rapite la figlia di due mesi e la moglie» ed ha confermato di «essere stato massacrato di botte nel carcere di Mantova». Parisi, infine, ha raccontato la capacità della cosca Coco Trovato di condizionare le istituzioni, «come un giudice del tribunale di Lecco, che riuscì a farci assolvere per detenzione di armi».

«Nelle registrazioni si sente Berlusconi ordinare cosa si dovesse fare»

Il ruolo dei servizi deviati, il loro rapporto perverso con i clan calabresi e la funzione di cerniera di raccordo con la politica sono tra i temi più battuti nelle udienze. È questo il terreno in cui si inoltrano le dichiarazioni di Parisi sulle registrazioni. Che sarebbero in mano a Vittorio Jerinò: «Uno lo ha un suo parente e uno è in un posto sicuro». All’ex pentito lo avrebbe confidato lo stesso Jerinò. «Nella registrazione si sente Berlusconi ordinare cosa si dovesse fare, anche chi si doveva eliminare, tutto. Si parlava anche di affari». Parisi dice di non ricordare le dati; spiega, però, che la riunione sarebbe avvenuta «un anno prima dell’omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale» Franco Fortugno, ucciso a Locri il 16 ottobre 2005. (redazione@corrierecal.it)

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