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il maxi processo

Rinascita-Scott, la “vicenda Copanello”: il finanziamento e i 700mila euro distratti dai conti societari

I fondi della Regione destinati alla AT Alberghiera di Pittelli. I soldi stornati. Il decreto ingiuntivo e il fermo amministrativo prima delle indagini del Ros

Pubblicato il: 24/04/2022 – 8:02
di Alessia Truzzolillo
Rinascita-Scott, la “vicenda Copanello”: il finanziamento e i 700mila euro distratti dai conti societari

LAMEZIA TERME Il sette giugno 2018 viene intercettata dal Ros centrale una conversazione tra l’avvocato Giancarlo Pittelli, imputato nel processo Rinascita-Scott con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, e il commercialista Francesco Saverio Nitti. Si parla della realizzazione «del suo progetto, una struttura alberghiera, da realizzarsi nell’area Copanello del Comune di Stalettì». Secondo il maresciallo maggiore del Ros Flavio Ercoli, i punti fondamentali della conversazione sono due: «le modalità in cui lui intendeva sviluppare questo progetto dal punto di vista imprenditoriale proprio, quindi con la creazione di una nuova società» e l’esistenza di un carico di debito non indifferente, da oltre 800mila euro, sulla società madre, la AT Alberghiera, che deteneva il terreno nell’area di Copanello. Secondo Ercoli era intendimento di Pittelli «procedere alla realizzazione, all’esecuzione di questo progetto mediante un’altra società che aveva costituito poco prima, pochi giorni prima, con la cessione a questa nuova società, denominata Sarusi, del bene principale oggetto del progetto, cioè il terreno di Copanello». Sulla AT Alberghieri vi era, dunque, un debito di oltre 800mila euro e nel 2012 c’era stata un’ingiunzione di pagamento. Ercoli spiega che la nuova società, la Sarusi, era stata costituita il primo giugno 2018 ed era stata nominata amministratore unico un’assistente di studio di Pittelli «e la proprietà della Sarusi era equamente ripartita tra lo stesso Giancarlo Pittelli e la Magifin Immobiliare, una società che faceva capo a Maurizio Sacchi e al suo entourage familiare». Il 6 giugno 2019 Pittelli decide di donare le proprie quote societarie alla figlia.
La storia della “vicenda Copanello” e della AT Alberghiera, però, è molto più complessa e risale nel tempo. Ma procediamo con ordine.

La compagine societaria della At Alberghiera e il finanziamento della Regione

La Cromar Immobiliare era proprietaria della AT Alberghiera nel momento in cui questa riceveva, dalla Regione Calabria, un finanziamento per la realizzazione di una struttura alberghiera. Gli amministratori unici della AT Alberghiera variano nel tempo. Per citarne alcuni: la madre di Pittelli resterà in carica dal ’91 al 20 aprile 2004 e il 21 luglio 2005 la carica passerà ad Aldo Crovella «che è socio per l’uno per cento di quella Cromar Immobiliare che era proprietaria della AT Alberghiera nel momento in cui riceve i finanziamenti da parte della Regione. Aldo Crovella detiene la carica di amministratore unico fino al 17 novembre 2006 e la cede poi a Salvatore Domenico Galati», che era una persona molto vicina a Pittelli ed è stato suo assistente durante la permanenza di Pittelli in Parlamento. Il 31 luglio del 2002 «la mamma di Pittelli – spiega Ercoli – nella sua carica di amministratrice unica della società, fa richiesta alla Regione al settore Turismo di poter accedere ai benefici previsti nel Por Calabria 2000-2006, stimando il costo dell’operazione in 10 milioni di euro e richiedendo il 49 per cento, così come prevedeva il Por in quell’occasione. Il 28 gennaio 2004 la Regione Calabria comunica alla AT Alberghiera di avere acconsentito al finanziamento». La AT Alberghiera ottiene la concessione di 4 milioni e 400mila euro di finanziamento, ossia il 49% del costo del progetto. E viene riconosciuta l’anticipazione del 20% del finanziamento, ossia 880mila euro. Il 19 luglio 2005 perviene sul conto corrente di Antonveneta di Soverato un bonifico da parte della Regione Calabria di 880.481 euro a favore della AT Alberghiera.

«Il denaro distratto dai conti societari»

Accade però che, spiega Ercoli, «buona parte di questo denaro che entra su questo conto corrente poi in realtà fuoriesca dal conto della società a favore dei due coniugi Rita Marcucci e Aldo Crovella». Gli accertamenti del Ros risalgono alle indagini di un perito nominato dalla Procura nel 2007, nell’ambito di un altro procedimento, tale Sagona. Sagona, riporta il teste Ercoli, «ricostruisce alla fine che somme per complessivi 716.000 euro sono pervenuti sui conti personali dei coniugi Crovella-Marcucci a titolo di restituzione anticipo amministratore quanto ad 656mila euro e a titolo sconosciuto quanto ad 60mila euro, quindi buona parte di questi 880mila euro vengono distratti dai conti societari». 

La rinuncia al finanziamento

Nel 2007, quando amministratore unico della società è Salvatore Galati, la Regione Calabria «concede una proroga di sei mesi per la realizzazione, per il completamento delle opere, che inizialmente da progetto avrebbero dovuto essere concluse entro il 2006, con facoltà di ulteriore proroga di altri 6 mesi». Il 7 marzo del 2008 il dirigente del settore Turismo della Regione «emette un termine perentorio per la realizzazione, per la conclusione delle opere, che però non viene notificato perché nel frattempo c’era stata una variazione di sede della società, che non viene quindi raggiunta dal provvedimento emesso dalla Regione. Il 26 gennaio del 2009 Salvatore Domenico Galati, nella sua qualità di amministratore unico, presenta la rinuncia al finanziamento con contestuale richiesta di procedere alla restituzione di quanto già ricevuto mediante una rateizzazione». E qui cominciano i problemi.

Il decreto ingiuntivo

Il 4 novembre del 2011 il nuovo dirigente del settore Turismo invia un’altra intimazione alla AT Alberghiera affinché provveda alla restituzione di quanto dovuto entro 15 giorni. Visto che la cosa cade nel vuoto, il dirigente tenta di attivare la polizza fideiussoria stipulata con la Italica spa. Ma anche questo tentativo fallisce perché la Italica spa, che si era fatta garante dei debiti della AT Alberghiera, è iscritta al fallimento presso il Tribunale di Roma dal 24 settembre del 2009. A questo punto, a ottobre 2012, viene emesso un decreto ingiuntivo per il valore di un milione e 36mila euro «comprensivo – spiega Ercoli – dell’importo iniziale degli 880.000 euro, più gli interessi e la mora». 

La procedura di fermo amministrativo

Il maresciallo maggiore Ercoli racconta che «la dirigente dell’Agenzia delle Entrate-Riscossioni di Catanzaro ha spiegato che 13 giugno del 2018 era stata notificata a mezzo pec alla AT Alberghiera una intimazione a pagare e che il 14 febbraio del 2020 è stata aperta una procedura di fermo amministrativo sui beni della società inadempiente, di fatto però essendo stata eseguita una visura sui pubblici registri e constatato che la società AT Alberghiera in quel momento non era titolare di alcun bene aggredibile da parte dell’Agenzia delle Entrate, la cartella è rimasta dormiente fino a quando sono state operate le verifiche da parte nostra (da parte del Ros, ndr), che poi, in estrema sintesi, è quello che Pittelli e Nitti avevano preventivato potesse essere uno degli scenari ultimi, ovvero confidare nella lentezza della pubblica amministrazione nella rivendicazione del credito», confidando, dunque, in una stasi che avrebbe portato alla prescrizione. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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