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Dl Rilancio e fondi per i disabili, Minasi: «È mancata la partecipazione dei centri»

L’assessore regionale interviene sul mancato utilizzo delle risorse destinate alle persone “fragili” durante la pandemia. «Sbagliato attribuire responsabilità alla Regione»

Pubblicato il: 26/04/2022 – 19:25
Dl Rilancio e fondi per i disabili, Minasi: «È mancata la partecipazione dei centri»

Riceviamo e pubblichiamo la precisazione dell’onorevole Tilde Minasi, assessore alle politiche sociali della Regione Calabria, con riferimento all’articolo «La Regione si è “dimenticata” delle persone fragili durante la pandemia», che racconta del rapporto della Corte dei Conti sulla gestione del “Fondo di sostegno per le strutture semiresidenziali per persone con disabilità”, in base al quale la Calabria ha speso solo il 5% delle risorse a disposizione stanziate dal decreto rilancio.

«Per quanto all’epoca dello stanziamento dei fondi in questione non ricoprissi ancora l’attuale incarico in seno alla Regione, sento il dovere di intervenire per chiarire lo stato delle cose, trattandosi in particolare di materia di competenza del mio assessorato. Il Decreto in questione richiedeva, per l’assegnazione dei fondi previsti (in totale, per la sola Calabria, 1.360.000 euro), una specifica manifestazione di interesse, e quindi un’attivazione diretta, da parte delle strutture del settore, e prevedeva che la successiva erogazione dei fondi assegnati avvenisse sulla base della rendicontazione esatta delle spese sostenute.

 Le manifestazioni di interesse pervenute all’Ente si sono purtroppo limitate a un totale di 14, di cui solo 10 accolte, in base ai parametri previsti.

Con il decreto dirigenziale n°14585 del 31 dicembre 2020, dunque, la Regione ha pubblicato l’elenco di questi dieci beneficiari e delle relative spese certificate, per l’ammontare che voi stessi riportate di appena 64.298,26 euro. E’ vero, dunque, che la quasi totalità di quei preziosissimi finanziamenti è rimasta purtroppo inutilizzata ed è stato perciò necessario restituirli, ma sarebbe sbagliato, in questa occasione, attribuire responsabilità all’Ente regionale, dal momento che la Regione ha compiuto tutto ciò che era di sua competenza e quel che, invece, è mancato è stata la partecipazione dei centri che avrebbero potuto e dovuto farsi avanti, approfittando di questa utile occasione.  Evidentemente ciò che serve è un’ulteriore opera di sensibilizzazione nei confronti di chi opera, sul nostro territorio, per l’assistenza dei soggetti fragili, ed è questa una delle attività primarie a cui ho deciso di dedicarmi, da quando ho accettato l’incarico di Assessore regionale al welfare. Negli stessi istanti in cui vi scrivo queste parole, per es, penso al fatto che domani pomeriggio mi recherò a Taverna, dove – dopo la prima comunicazione del 20 aprile scorso, promossa a livello centrale a Catanzaro – illustrerò alla comunità locale i contenuti dell’ultimo bando in tema di politiche sociali, ovvero gli 11 milioni di euro finanziati dal Frois per le imprese sociali e gli enti del terzo settore, che potranno migliorare la loro efficienza e aiutare i soggetti svantaggiati a inserirsi nel mondo del lavoro. Questa scelta di recarmi sui territori per comunicare direttamente con loro nasce proprio dal voler avvicinare l’Istituzione alle persone e far conoscere capillarmente le nostre azioni, per stimolare la popolazione a partecipare e a cogliere le opportunità che la Regione può offrire. E’ un’attività che proseguirò, anche per evitare che altri fondi, come troppo spesso è accaduto, possano tornare indietro senza essere usati.  Aggiungo che, proprio con riferimento ai contributi di cui si parla nel vostro articolo, abbiamo già inviato al Ministero due pec chiedendo se sia possibile destinare ad altro quegli stessi finanziamenti, per evitare che vadano sprecati, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta. In ultimo, mi rammarico del fatto che abbiate riportato solo il rapporto della Corte dei Conti, quindi che vi siate limitati solo a raccontare il mancato utilizzo di quei fondi, senza accertare per intero la questione.  I miei uffici sono sempre aperti e io sono sempre pronta a rispondere a qualunque domanda di chiarimento, fornendo anche ogni documentazione necessaria o utile. Ferma restando la legittimità assoluta del diritto di critica verso l’azione istituzionale, esercitare questo diritto senza andare a fondo alle vicende e riportando i fatti parzialmente può avere come risultato l’ulteriore avvelenamento del clima e l’ulteriore allontanamento dei cittadini dalla politica, in un momento in cui la loro sfiducia è già ai livelli massimi. Chiarire i dubbi, individuare le responsabilità esatte, ove ci siano, rispondere agli interrogativi è l’unica via per evitare che questa sfiducia sia ulteriormente alimentata.  Il mio, quindi, vuole anche essere un appello a raccontare e vigilare sempre sulle azioni di chi è incaricato di governare, ma a farlo nel modo più corretto e utile alla collettività».

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