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Rinascita-Scott, c’è un nuovo pentito di ‘ndrangheta nel Vibonese

Si tratta di Antonio Guastalegname che sta collaborando da gennaio con la Dda di Catanzaro. Le accuse a Pittelli: «Aggiustava processi»

Pubblicato il: 29/04/2022 – 20:58
Rinascita-Scott, c’è un nuovo pentito di ‘ndrangheta nel Vibonese

VIBO VALENTIA Nuovo pentito di ‘ndrangheta nel vibonese. Ad iniziare a collaborare con la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, nel gennaio scorso, è stato Antonio Guastalegname, di 54 anni, di Vibo Valentia Marina, già noto alle forze dell’ordine e imputato nel maxiprocesso “Rinascita-Scott”, in cui è accusato di aver trafficato droga che arrivava dal Brasile e dall’Albania, dal sud al Nord Italia, in Piemonte. Ed è proprio in tale procedimento che nei giorni scorsi sono stati depositati i primi verbali del suo percorso con la giustizia. Lo scorso anno è stato condannato per l’omicidio, commesso in concorso con altri soggetti, del titolare di una tabaccheria di Castello d’Annone, piccolo centro della provincia di Asti, riportando in Appello una condanna a 30 anni di reclusione. E in questo borgo piemontese, Guastalegname vi si era trasferito avviando un’attività imprenditoriale. Nel processo per l’omicidio di Manuel Bacco, avvenuto il 19 dicembre del 2014, erano imputati anche il figlio di Guastalegname, Domenico, di 28 anni, Giuseppe Antonio Piccolo (29), di Nicotera, Fabio Fernicola (43), di Asti, Jacopo Chiesi (28), di Castello d’Annone.

Le prime rivelazioni

Nei verbali, il collaboratore ha dichiarato di non essere affiliato alla ‘ndrangheta aggiungendo, tuttavia, di avere contatti con presunti esponenti della criminalità organizzata vibonese, in particolare con Nazzareno Colace, ritenuto legato alla cosca dei Mancuso, Giuseppe Antonio Piccolo, Totò Prenesti, Peppone Accorinti, Saverio Raionale, Antonio Vacatello e Nino Accorinti. Le sue rivelazioni si concentrano soprattutto su presunti traffici di droga che avrebbero avuto come destinatari anche un gruppo della tifoseria organizzata della Juventus, in particolare soggetti appartenenti al gruppo “Drughi”, con la volontà di «Colace – ha detto – di inserirsi nella vendita di stupefacente all’interno dello stadio della società bianconera». Circostanza che «però non andò in porto per l’arresto di ‘omissis’ e dello stesso Colace».

Le accuse a Pittelli. «Era in grado di aggiustare processi»

«Ho intenzione di collaborare con la giustizia perché dopo la condanna per l’omicidio sono stato abbandonato da tutti. Avrebbero dovuto sistemarmi il processo ma mi hanno lasciato solo», ha rivelato Guastalegname davanti al pm Antonio De Bernardo. Il neo pentito si riferisce all’omicidio di Manuel Bacco, tabaccaio di Asti ucciso il 19 dicembre del 2014 nel corso di una tentata rapina. Delitto per il quale Guastalegname è stato condannato a 30 anni ritenuto l’organizzatore del colpo. Il collaboratore di giustizia ha spiegato ai magistrati della Dda di Catanzaro che l’omicidio – secondo quanto gli avrebbe confidato un coimputato – «doveva essere addebitato al figlio del Carabiniere e che nel caso in cui il processo si fosse messo male per entrambi ci avrebbe pensato “Zio Luigi” per il tramite dell’avvocato Pittelli a sistemare la situazione». Guastalegname, le cui dichiarazioni sono coperte da molti omissis, ha sostenuto inoltre che il penalista catanzarese era in grado di aggiustare processi «grazie ai suoi amici presidenti» in Corte d’Appello e in Cassazione.

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